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Cinema

Resistance – La Voce del Silenzio: l’artista che nascose l’eroe – Recensione del film con Jesse Eisenberg su Marcel Marceau

Resistance - La Voce del Silenzio: la recensione
Warner Bros

Titolo: Resistance – La Voce del Silenzio
Genere: biografico, storico
Anno: 2020
Durata: 2h
Regia: Jonathan Jakubowicz
Sceneggiatura: Jonathan Jakubowicz
Cast principale: Jesse Eisenberg, Clemence Poesey, Bella Ramsey, Mathias Schweighofer

Il cinema è ingordo di storie. E la Storia, con la S maiuscola, ne ha tante da raccontare. Così tante che alcune possono perdersi. Ma sono sicuramente poche quelle che restano mute perché è il loro protagonista a non volere che se ne parli. A nasconderle pudicamente non perché siano per lui motivo di disonore, ma perché piuttosto intendono fuggire l’appellativo di eroe che gli darebbero. Anche se è meritato. Come per Marcel Marceau, protagonista di Resistance – La Voce del Silenzio.

Resistance - La Voce del Silenzio: la recensione
Resistance – La Voce del Silenzio: la recensione – Credits: Warner Bros

L’eroe che visse prima del mimo

Divenuto sinonimo di mimo e punto di riferimento per questa forma artistica, Marcel Marceau era solito nascondere dietro la sua fama di attore il proprio passato antecedente alla seconda guerra mondiale. Fu solo il conferimento della medaglia Raoul Wallenberg per aver salvato centinaia di bambini ebrei a rompere il silenzio che sempre aveva tenuto su quella parte della sua vita. Figlio di genitori ebrei, Marcel si era unito alla resistenza durante l’occupazione nazista della Francia.

Fu in questa occasione che fu scelto per accompagnare orfani ebrei in Svizzera valicando di nascosto sentieri alpini e sfruttando la sua arte per scacciare la loro paura. Dopo lo sbarco in Normandia, Marcel combatté come ufficiale di collegamento nell’esercito americano dove la sua storia divenne nota al generale Patton che pensò di premiarlo regalandogli quello che più desiderava. Esibirsi in uno spettacolo di mimo davanti a tremila soldati.

Scritto e diretto dal regista e scrittore venezuelano Jonathan Jakubowicz, Resistance è la storia che Marcel non amava raccontare. Un silenzio dettato dalla convinzione che sono i sopravvissuti all’Olocausto gli unici ad avere il diritto di parlare. Se molti di loro sono rimasti in silenzio perché non riuscivano a trovare la forza delle parole, altrettanto avrebbe fatto Marcel per non rubare loro quel diritto che si erano guadagnati sopravvivendo all’orrore. Come lo stesso attore francese disse, fu proprio questa decisione ad influenzare la sua scelta della pantomima come forma espressiva. Il silenzio come forma di rispetto.

Resistance mostra come questa decisione sia stata il punto di arrivo di un percorso iniziato come una passione e trasformatosi in un modo per essere al servizio dei più deboli tra i deboli. Il ragazzo che amava imitare Charlot e che pensava solo a dipingere i fondali del proprio spettacolo futuro diventa un impulsivo partigiano mosso dall’incosciente coraggio di chi non ha mai visto la morte. Scontrarsi con Klaus Barbie, tristemente noto come il boia di Lione, spegnerà quel fuoco incontrollato, ma solo per accendere una fiamma diversa. Non un’arma contro un nemico troppo più forte, ma una luce che riscalda e illumina la via di chi è convinto di non averne alcuna da poter percorrere per salvarsi.

Il pagliaccio che sapeva far ridere diventa il maestro che indossa il sorriso per donarlo a quei piccoli che salverà chiedendo in cambio solo che ridano con lui.

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Resistance - La Voce del Silenzio: la recensione
Resistance – La Voce del Silenzio: la recensione – Credits: Warner Bros

L’arte come salvezza

Tramite la storia di Marcel Marceau, Resitance offre una lettura inedita dell’arte e del suo rapporto con la realtà. Marcel ha sempre sognato di essere un attore, imitando il suo idolo Charlie Chaplin, esibendosi in locali con pochi avventori distratti, improvvisando scenette divertenti per gli orfani accolti dai suoi amici, litigando col padre che voleva lasciargli la macelleria di famiglia. Eppure, quella stessa arte che è un gioco spensierato, un piacere personale, un sogno privato diventerà molto di più. Sarà l’ancora a cui Marcel si aggrapperà nei momenti di sconforto. Suoi o di chi a lui guarda per trovare la quiete durante la tempesta.

Di più. Saper fingersi altri da quel che si è. Mimetizzarsi sugli alberi imitando gli animali che si nascondono. Recitare la parte del civile innocente o magari persino collaborazionista. Comunicare con i gesti per celarsi dietro il silenzio assoluto. Gesti che faranno parte degli spettacoli di Marcel dopo la guerra e che ne decreteranno il successo mondiale. Raffinati certamente alla scuola del suo maestro Etienne Decroux, ma nati durante gli anni della resistenza. Non trucchi di scena per stupire lo spettatore annoiato, ma barriere erette per difendersi da mastini feroci fin troppo attenti a cercare la preda.

Sovvertendo il proverbiale “impara l’arte e mettila da parte”, Resistance viene a dire che, al contrario, l’arte stessa va esibita e trasformata in un’arma da usare per combattere le ingiustizie. Un messaggio che è un invito a schierarsi rivolto anche al mondo del cinema. Ci sono momenti in cui non è possibile fare dell’arte una torre d’avorio dove isolarsi dal mondo dicendo che l’arte non ha alcun potere di cambiare il mondo. Magari non lo cambia. O è solo una goccia di profumo in un oceano di maleodorante melma. Ma anche una goccia alla volta si possono innaffiare pianticelle tenere che potranno poi crescere producendo miriadi di frutti. Come lo sono i discendenti di quei bambini che Marcel salvò.

Affidandosi, appunto, alla propria arte per costruire una diversa arca della salvezza che navigò sulle Alpi per strappare all’inferno anime innocenti.

Resistance - La Voce del Silenzio: la recensione
Resistance – La Voce del Silenzio: la recensione – Credits: Warner Bros

Una storia da saper raccontare

Motivi di interesse da usare come frecce al suo arco per centrare l’obiettivo di realizzare un buon film Resistance ne ha, quindi, abbastanza. Ad esse si aggiunge l’interpretazione di Jesse Eisenberg. Il lungo curriculum del giovane attore americano è ricco di ruoli diversi che spaziano dalla commedia di Zombieland, al crime inusuale di Now You See Me, al sociale di The Social Network, fino al cinecomic Batman v Superman o il thriller Vivarium. La varietà dei personaggi interpretati torna utile per restituire un personaggio che deve saper essere comico e riflessivo, intraprendente e accorto, bambinesco e poetico. Aspetti che vengono restituiti in maniera sempre convincente regalando una performance che è sicuramente degna del proprio alter ego reale. Probabile che a questo successo abbiano contribuito anche motivazioni personali essendo l’attore di origini ebraiche e con la madre che lavorava come clown alle feste per bambini.

Purtroppo le frecce bisogna non solo averle, ma anche saperle scoccare. Non sembra questo il caso di Jonathan Jakubowicz che non riesce a sfruttare appieno il pur buon materiale a disposizione in Resistance. Se la regia non fatica a raggiungere la sufficienza senza però fare nulla per avere un voto in più, è la sceneggiatura a risultare carente. La storia di Marcel sembra procedere più per accumulazione di momenti che come un flusso coerente. Al Marcel attore interessato solo a costruirsi una carriera segue quello dedito ai bambini, poi il partigiano impavido, poi la guida eroica.

Manca una certa continuità nel racconto che impedisce di seguire l’evoluzione caratteriale dei diversi personaggi. A ciò contribuisce anche il montaggio che inframezza i diversi momenti con singole scene fuori contesto atte a mostrare il sadismo di Klaus Barbie. Personaggio che potrebbe sembrare quasi caricaturale se non fosse che la realtà ci dice che era anche peggio di come viene mostrato.

Resistance racconta una storia fatta di arte e coraggio. L’eroismo di chi ha capito che ci sono momenti in cui anche l’immaginazione deve mettersi al servizio di chi ha bisogno di essere salvato. E lo può fare spontaneamente senza chiedere in cambio neanche il grazie che si è meritato, ma solo un sorriso silenzioso.

Resistance - La Voce del Silenzio: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3

Giudizio complessivo

Una storia che aveva il potenziale e gli interpreti giusti per diventare un buon film fermandosi però solo alla sufficienza

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