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Renfield: la fiera dell’eccesso per ridere a denti aguzzi – Recensione della commedia horror con Nicolas Cage e Nicholas Hoult

Titolo: Renfield
Genere: commedia horror
Anno: 2023
Durata: 1h 33m
Regia: Chris McKay
Sceneggiatura: Robert Kirkman, Ryan Ridley, Ava Tramer
Cast principale: Nicolas Cage, Nicholas Hoult, Awkwafina, Ben Shwarz, Shohreh Aghdashloo

Sarebbe decisamente troppo andare a scomodare il Rosencrantz and Guildenstern are dead del commediografo inglese Tom Stoppard per parlare di questo Renfield scritto dal Robert Kirkman di The Walking Dead e diretto dal Chris McKay di Lego – Batman. Però, il parallelo viene irriverentemente in mente quando si nota che in entrambi i casi la scintilla che accende il motore dell’azione è la stessa. Prendere un elemento marginale di un’opera dominata da un ben più iconico personaggio e farne il protagonista di una storia che con quella di partenza non ha quasi nulla a che fare. Gli irrilevanti Rosencrantz e Guildenstern invece che l’indimenticabile Amleto. Il pavido Renfield invece che lo spaventoso Dracula. Si può fare?

Renfield: la recensione
Renfield: la recensione – Credits: Universal Pictures

Buttarla in caciara

Certo che si può fare. A patto che ci si dimentichi dell’originale e si scriva qualcosa di completamente nuovo cambiando, possibilmente, anche genere. È appunto quello che succede in Renfield dove il protagonista è il famiglio di Dracula arrivato nell’America di oggi dopo secoli passati a prendersi cura dell’alimentazione del suo padrone. Per fare la sua inusuale spesa, il timido Renfield frequenta gruppi di sostegno per trovare persone disgustose da rapire e dare in pasto ad un Dracula che preferirebbe vittime innocenti perché il sangue puro ha un gusto nettamente migliore. Il minimo che ritiene giusto chiedere in cambio dei poteri che ha concesso al suo servitore che si manifestano quando mastica uno degli insetti che si porta nel taschino per essere pronto a cogliere l’occasione giusta.

Una premessa potenzialmente horror quando si mettono insieme il principe dei vampiri e quello che è a tutti gli effetti un efficientissimo serial killer. Ma basta l’incipit in una seduta di gruppo e uno sguardo all’espressione sconsolata e alla postura stanca di Nicholas Hoult per capire che il film prenderà subito una strada completamente diversa. Perché dei film horror Renfield ha solo la spiccata passione per i fiumi di sangue. Così abbondanti da diventare presto un divertissement in più in quella che è una commedia che mescola comicità slapstick e dialoghi surreali, parodie deliranti e action frenetico. E tanti, tanti, tanti combattimenti dove l’unica regola è non preoccuparsi neanche per un momento di sembrare anche solo vagamente realistici o sensati.

Renfield si trasforma presto in una sagra dell’eccesso esibito con compiaciuta protervia. Tutto è volutamente portato all’estremo in un continuo tentativo di prendere gli elementi classici di generi diversi e farne una caricatura grottesca che strappa inevitabilmente più di un sorriso colpevole. Si ride quasi con imbarazzo perché molte gag sono così grossolane da non sfigurare in quei cinepanettoni tanto giustamente bistrattati. Almeno, però, qui una trama con una sua logica e un suo scorrimento sensato sopravvive nel delirio totale. Ed è questo uno dei motivi per cui la sceneggiatura di Kirkman e soci si guadagna la sufficienza necessaria ad evitare la bocciatura che condannava quel genere nostrano.

Perché è vero che Renfield fa a gara con quei film per chi la butta più in caciara. Ma almeno lo fa come scelta consapevole e attenta e non come risultato di una imperdonabile sciatteria.

Renfield: la recensione
Renfield: la recensione – Credits: Universal Pictures

Una spruzzata di buoni sentimenti

Una commedia non sarebbe tale se non fosse condita da sufficienti dosi di amicizia sincera e eroismo indomito. A questo seerrve la storyline con l’integerrima Rebecca interpretata da Awkwafina. Unico membro non corrotto del locale dipartimento di polizia, ossessionata dalla vendetta verso i Lobo, famiglia mafiosa latino americana responsabile della morte del padre, Rebecca rappresenta per Renfield l’opportunità di mettere in pratica le lezioni stereotipate dei suoi inconsapevoli amici del gruppo di sostegno. Come è d’uopo in ogni storia che aspira ad un proprio happy ending, Renfield costruisce una intesa tra i due personaggi principali senza, tuttavia, che la chimica evidente tra di loro si trasformi in una banale relazione romantica.

Ed, in effetti, questa mancata svolta è coerente con il messaggio inevitabilmente ottimistico di Renfield. Un film che, quando non è occupato a spargere sangue in quantità alluvionale o dialoghi intrisi di cinica ironia, prova a veicolare la buona novella del cattivo che ritorna buono perché, in verità, cattivo non lo è mai stato per scelta, ma per obbligo. Una redenzione che inizia per caso, prosegue per scelta, si conclude per la soddisfazione unanime di tutti. E fa niente che la meta finale sia ampiamente prevedibile dato che ciò che conta è il come ci si arriva. E di inventiva da questo punto di vista Renfield ne ha quanto serve per scrivere un finale felicemente grandguignolesco.

Renfield sposa in pieno i canoni della commedia pur non rinunciando ai colori dell’horror. Su tanto piccante sparge quindi una spruzzata di buoni sentimenti dal gusto zuccheroso senza che il contrasto di sapori risulti indigesto.

Renfield: la recensione
Renfield: la recensione – Credits: Universal Pictures

Un cast che diverte divertendosi

A far funzionare Renfield contribuisce sicuramente la scelta del cast e la perfetta chimica che si instaura tra gli attori in scena. Come era facile prevedere, il centro della scena lo ruba Nicolas Cage. Il suo Dracula evoca nell’aspetto e nei modi l’illustre precedente di Bela Lugosi che dava volto al signore dei non morti nei classici della Universal. E non è un caso dato che è proprio la Universal a produrre questo film riuscendo a sfruttare finalmente uno dei mostri del suo pantheon anche se non nel modo in cui avrebbe voluto.

Il Dracula di Renfield è malvagio e spietato come tradizione impone, ma subito pronto a inserirsi nella modernità per sfruttarla a suo vantaggio. Soprattutto, ha una irresistibile nota ironica che lo porta a essere più divertente che spaventoso. Merito di un Nicolas Cage a cui il regista regala la possibilità di fare quello che ama fare. Lasciarsi andare all’eccesso e al grottesco senza preoccuparsi di quanto realistico sia il risultato. Sfrutta a pieno questa libertà riuscendo anche a limitarsi quando deve dividere la scena con il Renfield di Nicholas Hoult che domina senza strafare.

La scelta dell’attore britannico è un’altra delle mosse meglio indovinate di Renfield. Il suo aspetto eternamente giovane e la faccia pulita sono ideali per il tipo di personaggio che hanno in mente Kirkman e compagni. Un carnefice involontario che si sottomette al male per il terrore di non poter dire di no e per la paura di non saper fare il bene. Il fisico esile, ma atletico è, inoltre, ottimo per stabilire quel contrasto tra l’apparente debolezza e l’improvvisa forza. I modi gentili e la voce timorosa di chi vorrebbe sempre chiedere scusa per aver parlato completano un ritratto di Renfield che è perfetto per questo tipo di film. Awkwafina ne rappresenta il giusto complemento e brava è l’attrice e cantante sino – americana a interpretare un personaggio disegnato ad hoc per supportare il cambiamento del protagonista.

Renfield è una commedia horror che non vuole prendersi sul serio. Un film che dura anche poco perché è consapevole che alla lunga il troppo stanca. E di troppo qui ce n’è di tutto: dai fiumi di sangue ai combattimenti gore, dalla parodia criminale all’eroismo dell’uno contro tutti. Fortuna, però, che in quel troppo ci sia anche tanto buon umore.

Renfield: la recensione

Regia e fotografia
Sceneggiatura
Recitazione
Coinvolgimento emotivo

Una sagra dell'eccesso che non si prende mai sul serio e si lascia andare al piacere del buttarla in caciara

User Rating: 4.65 ( 1 votes)

Winny Enodrac

In principio, quando ero bambino, volevo fare lo scienziato (pazzo) e oggi quello faccio di mestiere (senza il pazzo, spero); poi ho scoperto che parlare delle tonnellate di film e serie tv che vedevo solo con gli amici significava ossessionarli; e quindi eccomi a scrivere recensioni per ossessionare anche gli altri che non conosco

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