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Recensioni Serie Tv

Reign: Recensione della prima parte di stagione.

Farsi accalappiare da una serie scritta male e recitata peggio non è facile. Eppure basta abbassare le difese per un week end e assuefarsi a un copione al limite del demenziale, ed eccovi fregati: avete trovato il vostro guilty pleasure.
Non mi spingo così in là da elevare Reign allo status di peccaminoso piacere televisivo, sarebbe concedergli troppo, ma, accettandone la bruttezza devastante che non risparmia nessun settore – cast, regia, scenografia, costumi, dialoghi, sceneggiatura – bisogna riconoscere che lo show CW si è conquistato un suo (risicato) pubblico e una seconda parte di stagione. Viene da chiedersi perché. REIGN Nostradamus

Il pilot (di cui potete godervi la spietata recensione di Kutz qui) ha dispiegato tutte le caratteristiche salienti della serie, che l’hanno poi contraddistinta fino al Fall season finale: ridicolo, antistorico, adolescenziale, popolato da oche e ragazzetti efebici scambiati per figoni, dialoghi banali, pathos inesistente, misteri poco interessanti. Tutti attributi che appartengono bene o male anche ai più popolari The Vampire Diaries o Pretty Little Liars, nei quali tuttavia c’è una coesione di intenti e un contesto meno altisonante della corte francese del 500. In Reign invece, il comico involontario della strampalata produzione la fa da padrone. Basta pensare alla presenza del leggendario Nostradamus, qui ritratto come un outsider impellicciato come un Grizzly che confabula con Caterina De Medici per separare gli innamorati Mary, regina di Scozia e Francis, delfino di Francia. E come non scompisciarsi quando in “Left Behind” il castello viene preso d’assalto da quattro napoletani buzzurri che si aggirano nei corridoi fraseggiando a caso in linguamadre. La stessa sigla ha qualcosa di imbarazzante e prepara al peggio (che puntualmente arriva). REIGN clarissa

Basta poco per capire che i riferimenti storici sono piegati alle necessità autoriali (ho davvero scritto autoriali?), se non inventati di sana pianta. L’ambientazione rinascimentale è solo una scusa per creare un nuovo impianto narrativo tra una serie in costume e un teen drama, ma questo non sarebbe necessariamente un difetto, se non rappresentasse anche il vero problema dello show. La trama singhiozza di episodio in episodio, ognuno tematicamente autoconclusivo, e si trascina dietro una serie di misteri – la mostruosa Clarissa che vive nei sotterranei e i feroci pagani, abitanti della foresta – affrontando da una parte problemi prettamente adolescenziali (“mi ama? lo amo?” o “gliela do? non gliela do?”), e dall’altra discussioni di politica estera, trattate come ordinazioni da MacDonald.

La giovane regina scozzese giunge con le quattro amiche alla corte di Francia, per sposare il coetaneo un po’ donnaiolo Francis. Tra i due si mette in mezzo la ragion di stato, che li separa sulla carta, ma ha l’effetto di un magnete sui due, facendo crescerne l’ansia da amanti ostacolati. Non manca il triangolo amoroso, che grazie a Twilight è ormai il must di qualunque zozzeria romantica dei giorni nostri. Il terzo incomodo non è altri che il fratello illegittimo, dagli occhi irresistibili, di Francis: Sebastian, per gli amici Bash.REIGN splatter
La vita di corte si presenta piena di pericoli per Mary, interpretata da sopracciglia-impazzita Adelaide Kane, tra una suocera assassina, corteggiatori maniaci e le besties, travolte da ulteriori storie amorose tutte loro. L’unica delle quattro ancelle che fa colore, ma non ha puntelli e niente da mostrare sotto il reggiseno, finisce uccisa, proprio come aveva predetto Nostradamus, in uno dei momenti di minor pathos possibile di tutta la serie. Mary è portata a credere che l’altra agghiacciante profezia dello stregone, la morte di Francis dopo il loro matrimonio, sia inevitabile, così fugge nella notte, lasciando il suo bello folle di dolore.
REIGN mary
Tutte queste vicissitudini sono incorniciate da strimpelli sofferenti, classica colonna sonora dei tormenti adolescenziali. L’impianto può funzionare, magari dando un pochino più senso alla trama, ma le manie di grandiosità no. In altre parole gli sceneggiatori prendono in mano le storie di personaggi leggendari, ma invece di credere veramente alla loro follia, deformandole sotto una lente da highschool rinascimentale, perdono tempo a fare il verso alla Marie Antoinette della Coppola e ai Tudors. Così di punto in bianco ci dobbiamo sorbire qualche inserto splatter e qualche scena spinta di autorerotismo tra una minorenne e il preside della baracca (il re). Il mix così male amalgamato sforna un prodotto ridicolo più che di intrattenimento, mentre basterebbe prendere meno sul serio le cose serie e più sul serio le cose che veramente importano a dei teenager, per credere davvero alla potenzialità di questa lettura.

Se siete capitati totalmente a caso su questa recensione e non vi state dando pace, la riposta è sì, alla fine gliela dà. Certo che gliela dà! Perché l’amòòòre vero trionfa sempre!
È consigliata una visione di questo show in pillole, dopo una digestione ben riuscita e possibilmente non tutta d’un fiato. Perché in fondo Reign fa un po’ l’effetto dello Slime: deforma le nostre facce con una smorfia, ma non si riesce a smettere di giocarci.

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