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Red Band Society: Recensione dell’episodio 1.01 – Pilot

Pilot originale ma con qualche dubbio

Il problema dei bambini ospedalizzati è una questione seria per ogni società. Questi piccoli malati vivono situazioni di dolore fisico ed emotivo molto profondo che segnerà le loro vite anche in base a quanto devono permanere negli ospedali e a seconda della loro malattia, se è curabile o meno e se porterà a dei cambiamenti fisici visibili o traumi psicologici. Si cerca di allietare le giornate di questi bambini sfortunati in molti modi: si va dalle attività di animazione fatte insieme a loro, alla donazione di giochi, arrivando alla clownterapia e a molte altre iniziative e associazioni di volontariato che si occupano di questi pazienti. Le serie tv americane che trattano questa tematica sono numericamente carenti e così nasce Red band Society, rifacimento della fiction catalana Polseres Vermelles, che va proprio ad affrontare questo problema.

red band society_101_bOvviamente un telefilm per risultare interessante deve essere riempito da elementi e situazioni colorite ed avvincenti che a volte sono anche abbastanza improbabili. Per raggiungere questo scopo qui i protagonisti non sono bambini, ma adolescenti  (seguendo i loro bisogni e desideri  combineranno un po’ di guai in ospedale e legheranno tra loro relazioni di amore ed amicizia), gli adulti sono personaggi in alcuni casi sopra le righe, mentre l’ospedale è un luogo apparentemente dove tutto si può e “senza limiti” in cui ogni character si può muovere liberamente. L’ ambientazione presentata è troppo “bella” per essere vera, con stanze semi private dei ragazzi arredate a loro piacere, parquet dappertutto, abitazioni private che sembrano regge e corridoi immensi con vetri ovunque. Per raggiungere l’obiettivo del catturare l’attenzione, come i poeti , anche gli autori di questa nuova serie tv si sono concessi delle “libertà poetiche”, perché tutte queste possibilità che l’ospedale offre sono fantasiose ed inverosimili, come anche il fatto che Charlie in coma comunichi con gli altri ragazzi quando questi sono svenuti o sotto anestesia.

Ogni pilot ha l’obiettivo di presentare, oltre al contesto, anche i personaggi e in questo caso trovo che lo scopo sia stato raggiunto con risultati diversi e con livelli di approfondimento diversi. I ragazzi sono stati introdotti meglio degli adulti, di tutti loro conosciamo la malattia, ma caratterialmente c’è comunque ancora del lavoro da fare, senza contare che delle loro famiglie sappiamo poco (ed essendo ragazzi una famiglia o dei tutori alle spalle dovrebbero averli, non può essere che siano sempre soli e seguiti solamente da chi lavora in ospedale): la storia ci viene narrata da Charlie, ragazzino in coma da vario tempo di cui sappiamo poco se non che il padre si sente in colpa per la sua condizione.red band society_101_c Poi ci sono Leo e Kara che sono quelli che mi sono sembrati meglio approfonditi come psicologia e background anche se la ragazza è per ora un po’ macchietta essendo una stronza cheerleader che, ammalatasi di cuore, deve fare i conti con la persona che è stata fino ad ora. Mentre per Dash, Emma e Jordi è stato definito il loro carattere più superficiale, ma non è stato approfondito abbastanza da poterli capire pienamente. Ma per sviluppare meglio questi personaggi c’è tempo. Ciò che mi sembra per adesso avere poco spazio di manovra sono gli adulti: ce ne sono molti che gravitano nell’ospedale, ma ci si concentra principalmente su quattro di loro, che però sono risultati stereotipati: l’infermiera Jackson è severa e arpia con tutti, ma poi è solo un comportamento di facciata perché è gentile e dolce, McAndrew, dottore bravo e buono che cura e vuol bene ai suoi pazienti, l’infermiera Dobler, carina e alle prime armi che vuole conquistare l’amicizia dei suoi colleghi e Ruben, il ricco finanziatore dell’ospedale che vive i suoi ultimi giorni in una abitazione privata e lussuosa posta all’interno dell’ospedale stesso e che è amico sia dei ragazzi che dei medici e infermieri. Spero che avranno anche loro uno sviluppo, però ho l’impressione che il focus sarà sui ragazzi e che gli adulti rimarranno sempre un passo indietro.

Per quanto riguarda la trama ho trovato il tutto delicato, tenero e toccante: la costrizione della condizione in cui si trovano i ragazzi li porta ad avvicinarsi l’un l’altro, a condividere amori, paure, esperienze, trasgressioni adolescenziali e la voglia di fare cose tipiche della loro età. Così un po’ per caso i sei ragazzi “fondano” una società che li unisce fortemente, quella dei braccialetti rossi che Leo distribuisce ad ognuno di red band society_101_dloro e che rappresentano tappe fondamentali della sua lunga permanenza in ospedale. Molti dialoghi e situazioni tra loro sono teneri e profondi e vogliono sottolineare questa triste realtà. Ad esempio è molto commovente la corsa finale di Jordi prima dell’operazione che gli farà perdere una gamba, le battute punzecchianti ma significative tra Leo ed Emma e Kara che chiede una pizza per Charlie scrivendolo sul vetro della stanza con lo scotch. La tematica seria e triste viene trattata e stemperata anche con una certa leggerezza e comicità che rende alcune parti divertenti. Sono soprattutto Dash e l’infermiera Jackson ad impersonificare questa caratteristica.

In definitiva una buona regia e fotografia per una serie che tratta una tematica diversa dal solito, anche se la focalizzazione sui ragazzi fa pensare ad un teen drama, quindi la novità sarebbe condizionata da questa normalità. Non amo particolarmente il genere teen drama, ma confido nel fatto che esso sia sviluppato sempre in funzione dell’originalità della tematica dell’ospedalizzazione dei ragazzi. Però per questo motivo ho un po’ di dubbi su quella che potrà essere la trama futura, ma aspettiamo e speriamo che gli autori ci sappiamo sorprendere e se teen drama deve essere che sia almeno atipico. Per ora sono soddisfatta dal misto di serietà, comicità e delicatezza dei dialoghi e dei rapporti tra i ragazzi e tra loro e gli adulti. Nel complesso un buon pilot, ma rimango con la speranza che, come già detto, alcune cose cambino.

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