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Ray Donovan

Ray Donovan: Recensione della Prima Stagione.

A mio giudizio Ray Donovan è stata una delle migliori novità dell’estate appena finita. In America non ha avuto numeri incredibili, presumibilmente perché, a dispetto dei nomi impegnati, è un prodotto più di nicchia, ma un rinnovo per la seconda stagione l’ha portato a casa comunque. Fortunatamente per noi che ci siamo appassionati nel corso di tutta quest’estate a questo drama dalle forti tinte noir e con un fascino un po’ retrò.

ray donovan 4Dicevo prima: i nomi coinvolti. La scrittura di questa serie è di Ann Biderman, una che tra cinema e televisione ha sviluppato un gran mestiere soprattutto con i prodotti crime e d’azione, il cast principale è formato da attori del calibro di Liev Schreiber, Jon Voight, Paula Malcomson, Elliott Gould ai quali in corso di stagione si è aggiunto anche James Woods. Se ci mettiamo anche un certo Michael Apted a dirigere l’episodio finale, il mix è perfetto.

Gli attori, non solo quelli nominati sopra, sono perfettamente calati nelle loro parti e la naturalezza di recitazione che si percepisce in tutta la serie è un fattore determinate. Notevole anche il lavoro su ognuno dei personaggi stessi, costruiti in modo approfondito e quasi mai, tranne rarissime eccezioni marginali, ridotti a mero cliché. Ognuno di loro ha una tridimensionalità ben definita e un ambivalenza latente che non qualifica mai qualcuno come il bene o il male, ma lascia tutto molto più sfumato e interessante. Certo, alcuni personaggi sono più nel lato del male che nel lato del bene, ma stiamo pur sempre parlando di un drama dipinto da crime e quindi l’ambiente è quello che è.

ray donovan 2La storia è sostanzialmente un noir con forti componenti familiari e con un fascino decisamente retrò. Lo sviluppo della storia è quasi completamente fatto di trama orizzontale e non c’è spazio per gli avvenimenti di settimana. Tutto ruota sul rapporto tra il padre Mickey, interpretato da Jon Voight, e il figlio Ray, che ha il volto di un carismatico Liev Schrieber, e sulle conseguenze a catena scatenate dal ritorno del primo nella vita del secondo e del resto della sua famiglia, moglie, figli e fratelli. Una cascata di avvenimenti e reazioni collaterali porterà più volte sulla soglia dello scontro, che non andrà mai fino in fondo per motivi legati sia alle casualità che allo spiccato senso di famiglia e agli affetti che legano i due personaggi ai restanti membri del clan Donovan.

La complessità della trama non lascia spazio a cedimenti, non ci sono avvenimenti che non rispettino una precisa logica di scrittura ed il ritmo della narrazione è sempre serrato anche se rispetta la tipicità di un genere che non è urlato e non è di corsa. Tutto avviene nei tempi e nei modi giusti, ma non ci sono pause e rallentamenti che facciano storcere il naso. Una volta entrati nel ritmo della narrazione e adattati al racconto, ogni evento scorre via liscio ed il pathos non viene mai a mancare.

ray donovan 5Vengono inoltre affrontati temi complessi e importanti, come gli abusi sui minori, la degradazione della famiglia criminale, la figura paterna negativa o assente e tutto viene fatto senza lesinare sulla crudezza del dettaglio e con un senso di compartecipazione dello spettatore che sente gli argomenti con un ottimo livello di empatia e di durezza molto profondo.

Lo sviluppo della storia è ottimo e l’arco narrativo porta ad una conclusione della stagione che è giusto e coerente, non lascia spazio a cliffhanger ma porta a termine ciò che aveva iniziato, senza costruire un percorso di redenzione dei personaggi, ma lasciandoli immutati dove li abbiamo trovati, seppur profondamente diversi dentro di loro.

Insomma, mio consiglio personale, se vi piacciono le storie hard boiled, con un fascino noir e un ritmo avvolgente ma non frenetico, recuperatevi questo prodotto ottimo e di classe.

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