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Queer as Folk (USA)

Queer as folk

Queer as Folk è una serie televisiva americana prodotta nel 2000 da Showtime e Temple Street Productions che si basa sull’omonima serie inglese creata l’anno prima da Russell T. Davies. Il titolo nasce da un espressione prettamente dialettale che significa “non c’è niente di strano come la gente” dove “queer” è inteso oltre che per “strano” anche come “omosessuale”.

 

Ambientata a Pittsburgh, la serie racconta di 5 uomini gay:

–         Theodor “Ted” Schmidt (Scott Lowell), il ragioniere che nasconde la sua omosessualità e che spesso invece di lavorare viaggia nel cyberspazio porno. Un personaggio che durante le varie stagioni cresce tantissimo, passando da un uomo timido sino ad arrivare ad un uomo completamente disinibito.

–         Michael Novotny (Hal Sparks), segretamente innamorato/ossessionato da Brian. Ha una madre meravigliosa, Debbie, che possiede una particolarità che la rende unica: protegge sempre suo figlio e ad ogni costo. La donna è amica di Michael nello stesso modo in cui lo sono gli amici di suo figlio. Ha un fratello, Vic, anche lui gay e sieropositivo.

–         Emmett Honeycutt (Peter Paige) che – sarò sicuramente di parte – a mio avviso è la meraviglia della serie. E’ in assoluto il gay “piu gay” del gruppo, un misto tra una “dark queen” e una “checca isterica” come si è definito lui stesso. E’ sensibile, dolce, è il piu femminile del gruppo tanto da dare quel pizzico di ironia che rende la serie molto, ma molto, divertente.

–         Brian Kinney (Gale Harold), lui è… Difficile trovare un unico termine che lo descriva… E’ unico nel suo genere, virile, bello, forte, maschio ma un ragazzetto, Justin, venuto da una nube di fumo, una sera davanti al locale in cui ruota intorno la serie (il Babylon) gli fa perdere la testa e anche il cuore. Trovo fantastica la storia d’amore tra Brian e Justin, da brividi. E’ piena di passione, di amore, di gelosia, di complicità, di protezione… E’ proprio AMORE.

–         Justin Taylor (Randy Harrison), appunto il ragazzo ancora minorenne che, come un tornado, si infila nella vita dei quattro ragazzi sconvolgendo un po’ tutto. E’ un artista, un ragazzino coraggioso che rivela la sua omosessualità sfidando la famiglia e fregandosene di ogni tipo di giudizio o pregiudizio. Anche lui come Michael ha una madre fantastica che l’appoggia nonostante il trauma dopo aver appreso l’omosessualità del figlio.

A partire dalla seconda stagione fa il suo ingresso Benjamin “Ben” Bruckner (Robert Gant) che si scoprirà ben presto essere il ragazzo perfetto (o quasi) per Michael e che mostrerà al gruppo come si vive da sieropositivo, tra un tocco di crudeltà e qualche pizzico di ottimismo.

Infine non potevano nel cast principale anche due donne lesbiche e innamorate che piano piano costruiranno una famiglia: Lindsay “Linz” Peterson (Thea Gill) e Melanie “Mel” Marcus (Michelle Clunie). Lin avrà infatti un figlio con Brian, il suo ragazzo del liceo (ora gay dichiarato… moooolto dichiarato) e poi si unirà a Mel, un avvocato di successo. Anche per quanto riguarda questa coppia la trama sarà molto interessante tanto da mostrare quanto una coppia gay possa essere vicina ad una etero sotto ogni aspetto.

Inizialmente la maggior parte degli attori mantenne ambiguo il suo orientamento sessuale alla stampa in modo tale da non sminuire il proprio personaggio, provocando molte congetture tra i telespettatori. In seguito Randy Harrison (Justin), Peter Paige (Emmett), Robert Gant (Ben) e Jack Weatherall (Vic) hanno affermato di essere gay, mentre il resto del cast ha dichiarato di essere eterosessuale o ha evitato il pubblico dibattito sul proprio orientamento sessuale.

La particolarità più interessante di Queer as folk è che tratta un tema fino ad ora poco considerato: l’omossesualità. Il “mondo gay”, anche se non mi piace chiamarlo in questo modo dato che non è assolutamente un mondo a parte, viene affrontato in questo telefilm in maniera sicuramente eccentrica, almeno per quanto riguarda il genere telefilmico.  Il serial tratta argomenti dei nostri giorni, motivo per cui  questa serie è interessante non solo per gli omosessuali o le lesbiche ma anche al pubblico di ogni orientamento sessuale. Da dire che non lo farei vedere sicuramente a mia nonna, ma certamente lo consiglierei ai miei amici, ai miei genitori e a molti omofobi accecati dall ignoranza perchè tratta, in modo perfetto, argomenti di grande importanza quali la prostituzione minorile, l’uso e l’abuso di droghe, la morte, il sesso… taaaaaanto sesso, le aggressioni contro i gay, l’adozione a coppie gay, l’amicizia, la sieropositività, la gelosia, la discriminazione sessuale sul posto di lavoro, l’inseminazione artificiale, la politica, l’industria porno in internet…

Le storie sono inoltre raccontate in maniera scorrevole. Gli intrecci sono trattati bene e le trame, con il procedere delle serie si fanno, sempre piu interessanti. Gli attori scelti sono bravi oltre che belli. Ma dobbiamo dire che Queer as folk è stato anche molto criticato e non solo per i temi affrontati ma anche per le scene di sesso molto spinte, per il suo essere molto esplicito sia nei dialoghi sia nelle immagini. Spesso si nota effettivamente una vena “esagerata” ma è da telefilm e può anche andare bene.

Che dire, sicuramente darei un voto positivo a questo serial tv. Ho iniziato a vedere il pilot per caso e me ne sono letteralmente innamorata. Si vede no!?

Fonte: Telefilm-Central Fanzine numero 7

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