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Quantico: La recensione della Prima Stagione

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Termina la prima stagione di Quantico, che malgrado confusionaria e poco chiara, conquista il pubblico e si lascia apprezzare

Nel vedere il pilot di Quantico avevo fin da subito capito che la serie avrebbe potuto prendere due direzioni ben distinte. Se da una parte poteva rivelarsi un prodotto interessante, senza grandi pretese recitative o novità sbalorditive, ma non di meno avvincente e coinvolgente, dall’altro era possibile – come Lalla nella sua recensione del primo episodio aveva ipotizzato – che, alla lontana, potesse stancare. Paradossalmente Quantico ha fatto entrambe le cose. Se la prima parte della stagione si è rivelata intrigante e ben gestita, con i continui salti tra presente e passato, la realtà del presente accostata agli eventi del passato, la seconda parte (per intenderci, dopo la pausa invernale) è stata una caduta libera di continui giri senza senso, storie tanto complesse da mettere in crisi persino Freud, nonché un susseguirsi di ipotesi e smentite che, alla lunga, ha semplicemente perso quel minimo di contatto con la realtà che la serie potesse vantare e l’ha trasformata in qualcosa di assurdo e paradossale.

quanticoLa storia di Alex Parrish, agente dell’FBI, risvegliatasi sul luogo dell’esplosione di una bomba che ha devastato la Central Station di New York, era iniziata con le migliori condizioni possibili. Mentre nel presente ricorreva all’aiuto dei suoi ex compagni dell’Accademia nella speranza che uno di loro potesse aiutarla e dunque dimostrare che non fosse una terrorista, nel passato veniva pian piano a conoscenza di questi personaggi e con loro creava dei legami. Per molto tempo la parte più interessante è stata senza dubbio quella relativa all’Accademia di Quantico, dove i protagonisti venivano quotidianamente posti di fronte a delle sfide da affrontare che, un giorno, avrebbero potuto rivelarsi utili per il loro lavoro. Nel presente si da già per scontato che Alex conosca i suoi compagni ed il cavillo interessante resta, per noi spettatori, scoprire come mai non siano tutti agenti dell’FBI – come ci saremmo aspettati – e come le loro vite siano arrivate a quel punto. Una cosa in cui Quantico di certo non pecca è la caratterizzazione dei suoi personaggi. In questi 22 episodi scopriamo tanto se non troppo di Alex, di Ryan, di Simon, delle gemelle Raina e Nimah, di Shelby e della complicata storia con i suoi genitori, di Miranda, di Liam e di tanti altri, anche se l’inquadratura malvolentieri si sposta dai nostri protagonisti e rende l’arrivo delle nuove reclute (dopo la pausa invernale) quasi un evento estraneo e sgradito, a cui ci si abitua dopo tanto tempo ma con parecchia riluttanza.

quanticoL’arrivo delle nuove reclute che unisce due classi di Quantico in una, è solo uno dei tanti espedienti utilizzati dagli autori per smuovere le acque e rimescolare le carte in tavola. Se la caratterizzazione dei personaggi è buona si può anche dire che proceda molto velocemente, come del resto la storia, raccontando tanto e molto in fretta e rendendo essenziale introdurre sempre più colpi di scena e più novità per non permettere al pubblico di stancarsi. La stanchezza sopraggiunge in ogni caso ma potremmo dire che arriva per ragioni diverse. La linearità con cui la storia si snoda inizialmente diventa una corda piena di nodi e doppi nodi nella seconda parte di stagione. La velocità dei primi dieci episodi viene sostituita da una velocità meno ragionata e da colpi di scena meno essenziali e più ‘banali’, che proprio per questo rendono peggiore e infinitamente più noiosa la seconda parte della stagione. Mentre Alex viene scagionata dalla responsabilità di un attacco terroristico, uno nuovo colpisce New York e ancora una volta lei ed i suoi ex compagni di Quantico ne sono il perno centrale. La ripetizione, che poteva costituire un buon incipit per una seconda stagione, spezza cosi il continuum narrativo e azzera tutto quello che avevamo imparato, facendoci dubitare praticamente di chiunque.

quanticoQuesta, se mi permettete l’osservazione, è forse la cosa più ridicola che si sia mai vista in una serie tv, nonché la pià audace. Ogni episodio sposta l’ipotesi di colpevolezza da un agente all’altro, facendoci dubitare praticamente di chiunque (letteralmente chiunque, perfino il ragazzo che consegna le pizze) e poi addossando la colpa a Liam. Liam, il personaggio più sfuggente e sospetto di tutto il cast è anche il terrorista e responsabile di tutto quello che è accaduto ad Alex e agli altri. Confesso che dopo un po’ era diventato quasi inutile tentare di indovinare chi fosse il colpevole, ed i primi cinque minuti del finale provano che il filo che collega tutte le morti e tutti gli eventi è talmente sottile e surreale che anche indovinando non ci saremmo mai arrivati. Avrei preferito che fosse qualcun altro il colpevole, avrei preferito poter esclamare alla fine ‘Non me l’aspettavo!’ ma questo è quello che abbiamo tra le mani e questo ci teniamo. Per i colpi di scena ben riusciti ci resta la dipartita di Simon, che è sempre stato uno dei (se non IL) personaggi più amati della cricchia di Quantico. Il suo sacrificio è un gesto di incredibile forza ed emotività ed è forse tra le poche scene davvero significative di questa prima (lunga) stagione.

quantcoPerché allora questo successo, vi domanderete voi? Perché, nonostante questa confusione e continuo rincorrere di idee Quantico è stata rinnovata? Perché non sempre la logica è il tratto caratterizzante e meritevole di una serie. Spesso basta un po’ di azione, di intrigo e di gossip da Gossip Girl (con annesse feste in abiti eleganti e camere d’albergo) per rendere quasi impossibile staccarsi dallo schermo e dal contenere il crescente desiderio di sapere come andrà a finire. Perché a spingere lo spettatore non è una fotografia brillante o una recitazione straordinaria ma, piuttosto, il desiderio quasi ossessivo di scoprire chi ha vinto al toto-Quantico, quello dove tutti abbiamo puntato un euro su chi secondo noi fosse davvero il responsabile di tutti i casini ed i guai che hanno passato. Io non ho vinto, magari voi avete avuto più fortuna di me!

Quindi, qual è il responso finale? Un generico ‘meh’ che non vuole né sminuire una serie in perfetta linea con drama di questo tipo né premiare uno show che, oggettivamente, di novità ne ha portate davvero poche sullo schermo. Ci ha divertito, ci ha appassionato, ci ha fatto persino ridere qualche volta, ma non passerà agli annali come miglior serie dell’anno. Si trattava di un mix mal dosato che ci ha fatto ricordare Revenge, perfino Heroes a tratti, con episodi corali ma anche singoli, focalizzati più sulle singole storyline dei personaggi che non sulla trama generale. Non so se sia il caso di dargli un’opportunità per una seconda stagione ma, nel suo piccolo, se continua con queste trame ai limiti della realtà e se riportano in vita Simon, magari dicendo che in qualche modo qualcuno l’ha salvato per uno scopo più alto, io potrei anche imbarcarmici. Chi vivrà vedrà, giusto? Per ora rallegriamoci del fatto che abbiamo scoperto (finalmente) chi fosse il terrorista. Per il resto? C’è sempre tempo.

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Prima Stagione
  • Godibile, non eccellente
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