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Pretty Little Liars: recensione dell’episodio 3.21 – Out of Sight, Out of Mind

Follia. Che serpeggia nelle menti della povera Spencer. Follia. Che serpeggia nelle menti degli autori quando pensano che le azioni dei propri personaggi siano credibili. Pretty Little Liars è sempre stata come quel classico amicone simpaticone che ti fa sempre un sacco di scherzi e prova sempre a vedere se ci caschi oppure no. Ma questa volta supera davvero se stessa, proponendoci un episodio dove logica e del buon senso abbandonano completamente i personaggi. Condite tutto con un po’ di inutili scene del moderno focolare da famiglia allargata, l’assenza praticamente totale di veri nuovi fatti, ed ecco servita “Out of Sight, Out of Mind”.

Ppll-321-02artiamo proprio dal triangolo con vista su bambino Aria-Ezra-Maggie+bamboccio. A che pro questo immenso lungo e tedioso siparietto pseudo moderno familiare? Ricordiamoci che amiamo Modern Family e The New Normal perché sono comedy e mettono dell’umorismo in storie altrimenti non proprio eccitanti. Questa lungaggine su Aria che prima è in imbarazzo, poi fa ciuff ciuff e gioca con i l bambino, poi non sa che fare, poi fa la baby sitter, poi il bambino si fa male (come sempre), poi si mette da parte… onestamente, cari autori, uccideteci, così facciamo prima.

pll-321-01Il resto dell’episodio è come dicevo all’insegna dell’idiozia. Partiamo da Hannah che stavolta supera se stessa con una serie di mosse da cervello lobotomizzato, nei confronti della madre. Nella incasinatissima situazione in cui si trovano, le consiglia di non fare niente, poi le nasconde che la macchina del detective è stata messa nel loro garage, poi butta l’auto nel lago. Cioè, la stupidità di questo personaggio, unitamente alla capacità inespressiva dell’attrice, sono stavolta ben oltre il limite di sopportazione. Non è difficile lasciarsi scappare un’esclamazione volgare diretta contro Hannah.

pll-321-04Con Spencer ed Emily purtroppo la cosa non migliora. Quando finalmente Spence decide di raccontare tutto su Toby, non dice proprio tutto, lasciando che Emily possa pensare che forse lei si sbaglia. Mi dico io: perché? Perché in quel dialogo non c’è la sequela di dettagli schiaccianti? Perché non  dice che lui ha testualmente detto “da quanto l’hai scoperto”? Perché? Perché gli autori hanno fumato la cicoria australiana, ecco perché.

pll-321-07Sconvolto da tanta stupidera, passa in secondo piano il piatto forte della puntata. Ovvero la presunta morte di Toby. Cioè, si vede un corpo a terra vestito da motociclista con un casco chiuso, sangue sotto di lui e il tatuaggio di Toby. E Mona che scappa urlando “è morto”. E inoltre c’è un santino funebre con la foto e il nome di Toby che A (o la ragazza col cappotto rosso) fa trovare ad Em. Ma possiamo essere certi che Toby sia morto? Perché non farci vedere la faccia? Potrebbe essere per non far piangere milioni di ragazzine sul globo… oppure perché la morte è inscenata.

pll-321-08Comunque sia, Spencer sbrocca. Perde quei venerdì che ti rendono diversa dal leprotto bisestile e diventa una pazza esaurita in manicomio. Bella mossa eh? Così Mona ha compiuto la sua redenzione totale e chiuso l’ellisse: da pazza in manicomio esce, diventa la secchiona della scuola e si inverte praticamente di ruolo con Spencer.

La stagione sta per volgere al termine e qui c’è bisogno di sostanza. A parte un passaggio veloce di una ragazza in cappotto rosso, c’è il dubbio su Toby. Sarà morto davvero? O è parte di quel piano di cui lui e Mona parlavano puntate addietro? E chi è il collega di Toby che Em incontra? Come fa a sapere come si chiama Emily, cosa nasconde?

Purtroppo sono le uniche domande e gli unici fattori che questo soporifero episodio ci concede. Ma Pretty Little Liars è così. Alterna puntate avvincenti a puntate insopportabili. Credo che stavolta si sia toccato il fondo, sia come sostanza che come idiozia. Speriamo che i tre episodi che ci attendono da qui alla fine della stagione siano radicalmente migliori.

Alessandro

Pianoforte a 9 anni, canto a 14, danza a 16 anni. Poi recitazione. Poi la scuola professionale di Regia Cinematografica. Poi l'Accademia di teatro di prosa. Anche grafica, comunicazione, eventi di spettacolo. Ma qui soprattutto un amore sconfinato per le serie tv americane e inglesi, con la loro capacità di essere le vere depositarie moderne della scrittura teatrale antica anglosassone.

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