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Pretty Little Liars: Recensione dell’episodio 3.19 – What Becomes of the Broken-Hearted

C’è una certa costanza in Pretty Little Liars. Non è solo il turbine di outfit capace di far sbiancare le veterane della settimana della moda di Milano. Non è solo l’incapacità imbarazzante di recitare di un paio delle protagoniste principali. È il tira e molla con la tensione con cui giocano gli autori. “Dico/non dico”, peggio del “vedo/non vedo”, riesce a far crescere nello spettatore quella voglia incontenibile di averne ancora. E questo nonostante le ridicolezze che si ripropongono con una scioltezza da fare impallidire 9Gag. Ad esempio, possibile che il secchione del gruppo di “trivia” della scuola sia fisicatissimo? Da quando i nerd di quei gruppi sono così pompati?

pll-319-03Ma porsi queste domande è stupido. Pretty Little Liars non si basa sulla logica e sulla razionalità. Si basa sull’effetto sorpresa e sul glamour. E così, eccoci di fronte a un episodio con scene che ti tengono incollato alla poltrona, insieme a scene che vorresti solamente skippare in avanti. C’è bisogno di dirlo? Le scene tra Aria e Wes sono noiose, noiosissime, incluso il bacio tra i due, scontatissimo. Perdonatemi l’uso smodato dei superlativi, ma gli autori hanno fatto un uso smodato di questa accoppiata, uccidendo letteralmente la mia voglia di proseguire.

pll-319-06Fortuna che di mezzo c’è stato Jason. Già, Jason. Prima pensavamo fosse in combutta totale con Mona, per via della ferita che sembrava “da cacciavite arrugginito”. Poi scopriamo invece che cerca prove per scoprire se il Detective Walden era davvero con Alison la famosa estate. E ci rimette quasi la pelle, in una scena di azione e tensione che tiene un po’ su il livello dell’episodio. E pensiamo che in effetti sia una vittima di A. E poi a fine episodio scompare dal suo letto d’ospedale. E non sappiamo cosa pensare. La cosa si fa interessante, ancora una volta. Ecco perché non riesco a smettere di guardare queste bugiardelle.

E questo nonostante le scene tra Hannah e Caleb. Mamma mia, che noia la sottotrama del padre/zio di Caleb. Perché? Forse per contratto l’attore ha richiesto che il suo personaggio venisse sviluppato di più? No perché per ora sembra un filler bello e buono. Con il nuovo twist del padre/zio che ha rubato dalla cassetta delle offerte. Scena telefonatissima, che non stupisce per niente (perché altrimenti avrebbero inquadrato con tanta insistenza il disegno fatto a mano sui  5 dollari che Hannah mette nella cassetta? C’era solo un motivo: per rivederli più avanti).

E mi ripeto: peccato, perché gli autori sono in grado di creare dei bei twist sulla trama principale. Anche Cece, che era ovviamente una figura che aveva molto da raccontare, adesso è diventata la donna al centro dei nostri sospetti. Come mai hai lasciato Aria da sola con Wes fingendo di aver avuto problemi con la polizia? Perché ha mentito dicendo che non sapeva che Walden era con Alison quella estate? Sarà forse lei da misteriosa woman in red?

pll-319-02Nel mezzo di queste cose, c’è Spencer, che ha sbroccato completamente e che dovrebbe sembrare una derelitta, ma il dipartimento make up della serie è troppo potente e anche nella versione acqua e sapone è comunque meglio della media di noi comuni mortali. Sostituire i vestiti con maglioni grigi non basta. E comunque più che depressa sembra isterica. Ma questo è colpa dell’attrice, che a dirla tutta non è poi malissimo, ci prova, cerca una certa intensità e in alcuni momenti è anche piuttosto centrata.

pll-319-07Ma poi si mette ad assalire Mona urlando “DIE!!” e invece di sfracassarla di botte come tutti vorremmo (e come il suo urlo di battaglia farebbe immaginare) finisce per fare  a schiaffettini come fossero Aldo Giovanni e Giacomo. Per favore, volete proprio farci ridere di gusto! Spencer fuori di testa non è di aiuto. Anche perché per ora di Toby non c’è traccia. L’idea di farla scivolare dentro una versione dark di se stessa non era male, ma non è andata fino in fondo. Lo “strip trivia”? Uh, che ragazzaccia.

In definitiva direi un episodio chiaro scuro, tondo e piatto. Sì insomma, un po’ di qua e un po’ di là. C’è della bella azione e del bell’intrigo ma c’è anche inutilità e noia. Ma la stagione sta per finire, la trama si infittisce, i dubbi continuano ad essere pressanti. Alla fine dei conti, per me tutto questo significa che vale la pena continuare a seguirla.

Alessandro

Pianoforte a 9 anni, canto a 14, danza a 16 anni. Poi recitazione. Poi la scuola professionale di Regia Cinematografica. Poi l'Accademia di teatro di prosa. Anche grafica, comunicazione, eventi di spettacolo. Ma qui soprattutto un amore sconfinato per le serie tv americane e inglesi, con la loro capacità di essere le vere depositarie moderne della scrittura teatrale antica anglosassone.

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