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Pretty Little Liars: recensione dell’episodio 3.16 – Misery Loves Company

Alleluja. Gli autori di Pretty Little Liars devono aver capito che era ora di dare una smossa alle acque con un po’ di azione e cambiamenti e finalmente arriva un episodio piacevole da seguire. Misery Loves Company tira sù l’attenzione e per una volta non lo fa basandosi sugli outfit delle protagoniste, per quanto sia sempre evidente il female interest factor della serie. Meredith si dimostra una psicotica, Toby viene scoperto, nuovi segreti si celano alle spalle di Emily e Hannah e appare l’ombra di un mistero più grande. C’è di che essere felici!

prettylittleliars-316-08Partiamo dalla storia Meredith. La sua gentilezza sembrava troppo bella per essere vera. E infatti invece di curare Aria la drogava, con l’obiettivo di trovare le lettere che avrebbero potuto incriminare Byron per la morte di Alison. Arriva a minacciarla fisicamente a colpirla e rinchiuderla nello scantinato. E fa lo stesso con Hannah e ed Emily. Tutto questo sviluppo è decisamente d’azione rispetto al solito e aiuta non poco a tirar sù l’attenzione dello spettatore. Inoltre c’è uno sviluppo non da poco.

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Byron racconta la storia per com’è andata: ha sì affrontato Alison, ma per dirle che non avrebbe avuto un soldo, lasciandola nella famosa notte dopo aver visto uscire dalla casa di fianco nientepopodimeno che Melissa, la sorella di Spencer. Quindi se togliamo la carta di Byron dal tavolo degli assassini possibili, Melissa ci torna in un batter d’occhio.

Emily ed Hannah che arrivano da un pedinamento lasciato in sospeso, ai danni di Caleb, che si scopre essersi incontrato con Paige. I due sono entrambi preoccupati per la presenza ancora minacciosa di A nelle loro vite e vogliono fare qualcosa, ma all’oscuro delle rispettive fidanzate. E quindi ecco l’ennesima attività “occulta” che sicuramente porterà ad azioni segrete, sospetti e così via.

prettylittleliars-316-07Ma ci sono due avvenimenti decisamente fondanti per questo episodio. Il primo avviene in camera di Aria: compare Alison. Allora, cerchiamo di capirci. È la seconda volta che appare in maniera così netta e chiara, intavolando un bel dialogo con la bugiardina di turno (l’altra volta era capitato a Emily). Anche in questo caso la ragazza in questione è pesantemente fuori di sè, probabilmente per i farmaci dati da Meredith. In ogni caso comincia a insinuarsi pesantemente un dubbio: Alison è viva? Oppure… Alison è un fantasma che può interagire con loro? Perché se qui siamo di fronte a un nuovo Twin Peaks, dove ad un certo punto per far quadrare tutto si mette in campo il sovrannaturale, alzo le mani.

prettylittleliars-316-11Se invece si resta nel regno della realtà, ci sarebbe un altro punto misterioso, che poi si lega all’ultimo fatto centrale dell’episodio. Quando Toby parla con Mona, lamentandosi che “lo sviluppo del piano sta procedendo troppo velocemente”, lei risponde che “non dipende da loro” insinuando che sia qualcun’altro che da gli ordini. L’avevamo già intuito quando la stessa Mona in ospedale incontrò qualcuno dicendo “ho fatto quello che mi hai chiesto”. Per cui… chi è questa eminenza oscura? Potrebbe essere Ali?

prettylittleliars-316-02E a cosa si riferivano Toby e Mona? Probabilmente, proprio all’ultimo fattaccio, ovvero che Spencer scopre Toby per essere parte dell’A-Team. Lo scopre trovando un badge con la sua faccia per l’ospedale psichiatrico. E ormai certa, lo trova in casa sua, con la solita felpa nera col cappuccio. Lui fa la parte del sorpreso, ma neanche troppo. A mio avviso, la scoperta era stata pianificata. Il fatto che Mona si ritrovi in casa di Toby quando Spencer va a cercarlo, piangendo, perché era il loro anniversario, me lo fa pensare.

Insomma, una puntata densa, piena di azioni, di avanzamenti della trama e anche qualche bel nuovo puntone di domanda. È con episodi come questo (il precedente simile è stato quello di Halloween) che Pretty Little Liars mi tiene attaccato allo schermo e mi tiene tra le schiere dei suoi spettatori.

Alessandro

Pianoforte a 9 anni, canto a 14, danza a 16 anni. Poi recitazione. Poi la scuola professionale di Regia Cinematografica. Poi l'Accademia di teatro di prosa. Anche grafica, comunicazione, eventi di spettacolo. Ma qui soprattutto un amore sconfinato per le serie tv americane e inglesi, con la loro capacità di essere le vere depositarie moderne della scrittura teatrale antica anglosassone.

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