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Preacher

Preacher: Recensione dell’episodio 1.10 – Call and response

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Hai un momento Dio? O tu chi per te avete un attimo per me?

Un verso di una canzone di Ligabue di qualche anno fa in nome e per conto di tutti quelli che (credenti o meno) si sono trovati ad anelare una linea diretta con un qualche essere superiore a cui chiedere conto di una difficoltà personale. Perché, in fondo, non nasce la religione dalla speranza ultima che ci sia qualcuno o qualcosa che sa le risposte ad ogni domanda che non osiamo chiedere ed abbia il potere sovrannaturale di cambiare la nostra precaria condizione?

Preacher 1x10Ma se Dio è un oracolo da interrogare, allora il sacerdote diventa l’indovino che porge le domande e interpreta le risposte assumendosi il compito di portare la parola di Dio ai fedeli che non possono incontrarlo direttamente. A meno che il predicatore non si chiami Jesse Custer ed abbia rubato a degli angeli distratti un telefono divino per videochiamare l’alto dei cieli. Giunti al season – finale della prima stagione, Preacher mostra un Jesse che sceglie infine di essere coerente con sé stesso. Jesse è tornato ad Annville e si è fatto predicatore non perché fosse animato da una profonda fede e avesse scelto la complessa via di una integerrima onestà per espiare tumultuosi anni di crimini compiaciuti. Ma solo perché aveva fatto una promessa irrimandabile: salvare le anime turbolente della variegata cittadinanza di Annville. Come? Sfruttando ogni mezzo possibile. Ottenuto per caso il potere di Genesis, Jesse ha visto subito una facile scorciatoia per arrivare al suo fine ultimo tacitando la sua coscienza con la scusa che quell’imprevisto dono fosse una manifestazione inequivocabile dell’aiuto divino. Ma non ne era davvero convinto neanche lui stesso e da qui la rabbia incontrollabile che ha prima spedito il mite Eugene letteralmente all’inferno e poi lasciato avvolgere dalle fiamme l’inusuale grillo parlante Cassidy. La rottura improvvisa con Tulip e l’atteggiamento irriguardoso verso Emily hanno però rappresentato il culmine della rabbia di Jesse che da quel momento ha pensato solo a ricostruire il rapporto con i suoi unici amici prima di risolvere una volta per tutto il problema della promessa. La fugace apparizione di Carlos serve quindi non solo a svelarci in maniera chiara il perché della furia di Tulip, ma soprattutto a permettere a Jesse di tornare sé stesso accettando di punire il malcapitato traditore per dimostrare alla sua compagna di una vita che nulla è cambiato tra di loro. Ricuciti i rapporti con Tulip e Cassidy, restava a Jesse solo una missione e decide di svolgerla nel modo più insolito. Se non sono i cittadini di Anniville ad andare da Dio, sarà lui a portare Dio da loro. E non metaforicamente. Poco importa a questo punto che tutto si svolga in maniera beffardamente surreale con gli abitanti di Annville che pensano a mettersi in tiro per l’occasione e che trasformino il tutto in una caotica baraonda insensata. Né che il dio che si mostra sia una palese parodia dell’immaginario classico messa su per nascondere maldestramente un segreto sconvolgente.

Preacher 1x10Dio se ne è andato. E questa rivelazione è anche peggiore dello scoprire che non sia mai esistito. Semplicemente e drammaticamente Dio c’è, ma non gli interessa nulla di quello che accade giù sulla terra. Aveva ragione Quincannon, quindi? L’unico dio è quello della carne che gli regala una bambola di macinato vestita come la sua figlia tragicamente scomparsa? E, se Dio non c’è, a che serve la conversione di Donnie in un noioso dalai lama come sembra domandarsi delusa la moglie truccata da collegiale discinta? Se dall’alto dei cieli nessuno ci guarda, perché non lasciare che siano le stesse bambine innocenti a vendicarsi dell’autista pedofilo dello scuola bus visto che se ne sono rimaste buone per rispettare i comandamenti di chi se ne frega di loro? Se a nessun essere superiore interessa di noi e dei nostri peccati, perché ostinarsi ad assistere una figlia ridotta in stato vegetale irreversibile e non ucciderla pietosamente mentre il fratello si diverte a scattare una selfie? Bisogna essere pienamente convinti di sé stessi per accettare che nulla deve cambiare perché di quel Dio assente non ce n’è davvero mai stato bisogno. Non è un caso che sia Emily l’unica in chiesa a restare sorprendentemente serena strimpellando un motivetto allegro sull’organo. Ha lasciato che Cassidy uccidesse Miles ed ha appena scoperto che non succederà niente. A Dio non importa; perché dovrebbe importare a lei? Perché dovrebbe cambiare qualcosa? Eppure, una rivelazione simile non può diventare di pubblico dominio. Per questo Annville deve sparire ed è ironico che la sua distruzione avvenga per un caso fortuito e sia colpa indirettamente di quel dio della carne i cui scarti alimentano la centrale a metano che origina l’esplosione definitiva. Niente più Quincannon; niente più Donnie; niente più sceriffo Root; niente più Emily. Personaggi che sono risultati anche interessanti, ma che avevano il difetto imperdonabile di tenere Jesse incatenato alla piccola cittadina del Texas.

Preacher 1x10A quella Annville da cui ora l’ostinato predicatore può allontanarsi definitivamente lasciando che la seconda stagione sia davvero la prima di Preacher. Frase che potrebbe sembrare paradossale, ma che racchiude completamente la maggiore critica che gli amanti del fumetto omonimo di Garth Ennis e Steve Dillon hanno mosso a questa prima stagione. Senza entrare in dettagli spoilerosi, basterà ricordare che, nella versione cartacea, il trio che si mette in posa nella penultima scena parte subito alla ricerca di Dio inseguito da quel cowboy infernale che vediamo ammazzare il serafino (dopo aver già ucciso anche Deblanc per lo sconforto di Fiore). Una prima stagione che quindi è stata una lunga introduzione alla vera storia generando la forte insoddisfazione degli appassionati più puristi. Critiche giuste o accuse esagerate? Una risposta univoca non c’è, in verità. Adattare un fumetto o un libro nel formato televisivo di una serie tv a puntate settimanali è sempre una operazione complessa e lo era maggiormente nel caso di un’opera dissacrante e molto più che politicamente scorretta come Preacher. Quello che la serie ha fatto è stato anche un po’ tirare il freno a mano preferendo lasciare il tempo ai non lettori di familiarizzare con personaggi molto sopra le righe come Jesse, Tulip, Cassidy e con il modo dissacrante e rivoluzionario di descrivere figure archetipiche come angeli e divinità. Magari con qualche licenza eccessiva (e la storia di Eugene completamente stravolta pesa anche troppo), gli autori sono però riusciti a mantenere lo spirito del fumetto pur dovendone smussare le spigolosità che avrebbero generato troppi problemi alla AMC in una nazione ossessionata dal politically correct e da una certa bigotteria di facciata come sono gli Stati Uniti.

Preacher conclude la sua prima stagione con un episodio che riesce a essere dissacrante e intelligente, divertente e riflessivo, arguto e nonsense. Una buona chiusura di stagione, ma soprattutto una ottima premessa per quello che verrà.

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1.10 - Call and response
  • Fine dell'introduzione
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