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Political Animals

Political Animals – 1.04 Lost Boys

Lost Boys, quarto episodio di Political Animals, si concentra su TJ Hammond, il figlio problematico degli Hammond, ed è forse per questo l’episodio più riuscito della miniserie che come saprete, se avete letto la recensione della puntata pilota, a me ha molto deluso.

Grazie all’uso dei flashback, scopriamo che TJ aveva tentato il suicidio, che ha segnato la sua famiglia, perché innamorato di un deputato del congresso Sean Reeves (David Monahan), sposato e con figli.

Minacciata la sua carriera politica, questo tizio decide di lasciare TJ in malo modo, lo maltratta letteralmente confessandogli che per lui non è stato mai amore ma solo sesso.

TJ non regge il colpo, non è solo la delusione d’amore ma il coinvolgimento della madre, che lo aveva avvisato di lasciare Reeves a causa dello scandalo che ne sarebbe potuto derivare, arriva così la disperazione e il tentato suicidio.

La situazione si riproduce quasi identica alla vigilia dell’inaugurazione del club che TJ ha aperto grazie ai soldi del gemello più equilibrato (solo apparentemente!).

Dopo aver incontrato causalmente (ma anche no!) Sean Reeves e averlo invitato all’inaugurazione, TJ è elettrizzato dalla possibilità di rivedere il suo vecchio amore, si scontra però con i suoi genitori, “volano gli stracci” come si suole dire e TJ accusa la madre di non averlo lasciato morire tre anni prima.

Il senso di distruzione che lo aveva indotto al gesto disperato è ancora presente e TJ sniffa cocaina, dopo settimane in cui aveva tentato di restare sobrio.

Questa volta tocca al padre, trovarlo in fin di vita riverso sul pavimento del privè del Club appena aperto.

Sul fronte politico un sottomarino nucleare cinese è affondato al largo della costa di San Diego.
Elaine è nauseata dal presidente Garcetti, che ha deciso di lasciare morire l’equipaggio del sottomarino, lo convince così a coinvolgere l’ambasciatore cinese; mentre lo avvisa della scoperta di spionaggio, offre all’ambasciatore la possibilità di salvare i cento uomini rimasti intrappolati.
Nessuno due sembra cedere, così Elaine usa la sua ultima carta: confessa a Garcetti di voler di rassegnare le dimissioni da Segretario di Stato per candidare contro di lui, prima però vuole salvare l’equipaggio come ultimo atto politico congiunto.
Come dicevo all’inizio, in generale l’episodio è stato il migliore fino ad ora per me, probabilmente perché  la storia di TJ mi interessava sin dall’inizio della miniserie, ma ci tengo a precisare che siamo lontanissimi dalla sufficienza. Troppe cose non funzionano a cominciare dal modo in cui è stata narrata la storilyne di TJ, è frettoloso il modo in cui è presentata la sua storia con il deputato, giacché parliamo di una miniserie in sei parti, sarebbe stato più utile mostrare qualcosa già nel pilot, così da farci empatizzare maggiormente con la storia e creare organicità tra gli episodi – non mi sorprende se a un episodio dalla fine si metteranno a parlare e a risolvere la bulimia di Annie.
Riusciamo a percepire il sentimento di TJ e lo struggimento che lo porta a quell’atto estremo solo grazie alla bravura di Sebastian Stan, la sua recitazione è sempre intensa e grazie alla sua espressività arriva quasi a far commuovere nella discussione con la madre e nei momenti con Reeves, ma anche lui non può fare l’impossibile. I dialoghi sono banali e prevedibilissimi e il personaggio è bidimensionale, non si riesce a prevdere cosa farà: si drogherà dietro al primo angolo di strada? tornerà a suonare il piano? Diventerà personal shopper della madre?
Per quanto riguarda il resto, non saprei veramente cosa dire, mi domanda perché USA Network abbia prodotto una serie di livello così basso, perché ha stanziato un budget così limitato per una serie che è stata pubblicizzata come l’evento estivo, ma soprattutto la domanda che mi attanaglia da quattro episodi a questa parte: perché un cast di questo livello ha accettato di lavorare in una serie così mediocre e poco realistica?
Sigourney Weaver, Carla Gugino, James Wolk, Sebastian Stan, Brittany Ishibashi, Ellen Burstyn, Ciarán Hinds, Adrian Pasdar, Dylan Baker perchè?

 

 

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