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Political Animals

Political Animals – 1.01 Pilot

Political Animals è la miniserie estiva di USA Network, ideata da Greg Berlanti, creatore di Brothers and Sisters e  Dirty Sexy Money e Laurence Mark è stata largamente pubblicizzata dal network come la serie evento dell’estate, complice anche un cast di tutto rispetto, l’attesa generale era alta, TV Guida aveva stilato le cinque ragioni del perché avremmo dovuto vederlo, insomma io ero molto curiosa.
Elaine Barrish, è la moglie del presidente uscente Bud Hammond, sconfitta alle primarie e frustata dai ripetuti tradimenti del marito decide di divorziare, la ritroviamo dopo due anni ricoprire la carica di Segretario di Stato del presidente, Paul Garcetti che due anni prima l’aveva sconfitta alle primarie. Elaine sembrerebbe una donna diversa, ma il condizionale è d’obbligo perché proseguendo con la visione, vedremo che continua a incontrarsi di nascosto con il marito (leggi: continua a farsi manipolare dal marito) con il quale ha una relazione segreta. Elaine, forte e politicamente rispettata dimostra la sua capacità di affrontare una crisi politica, quando tre giornalisti americani sono arrestati in Iran con l’accusa di essere spie.
Intorno a questa cornice politica, trattata in modo piuttosto superficiale, bisogna dirlo, si articola la vita e la famiglia di Elaine Barrish. Due figli, Doug Hammond, interpretato da James Wolk è l’aiutante della madre, il figlio perfetto, sta per sposarsi e ha la moglie bulimica, T.J, interpretato da Sebastian Stan, è centrale nella trama famigliare; gay dichiarato, pianista annoiato, soffre di una vita che non ha scelto e ha tentato il suicidio qualche mese prima. Elaine racconterà questo momento delicato alla giornalista Susan Berg, interpreta da una convincente Carla Cugino, colpevole indirettamente di aver fatto trapelare l’informazione alla stampa, è questa la scena più intensa e commovente dell’intero pilot, perché sebbene poco aiutata dalla sceneggiatura, la Cugino e Sigourney Weaver sono intense e in parte cosa che non si può dire di Ciarán Hinds, non discuto sulla sua bravura in altri film o serie, non lo ricordo, ma in Political Animals è totalmente fuori parte e la sua recitazione è mediocre è il peggiore del cast. Tra l’altro non ho ben capito come una donna come Elaine Barrish, possa essere stata con un uomo come Bud Hammond, che chiama le donne “hot piece of asses” e gli italiani “dagos” .
Le vicende personali della famiglia Barrish sono raccontate in modo confusionario e schematico con stereotipi di cui avremmo fatto sicuramente a meno: T.J è gay e quindi sa scegliere il vestito alla madre, perché ha un gusto diverso. Ma perché? Per fortuna Sebastian Stan ha una sua profondità e intensità tale da rendere il suo personaggio molto più realistico di come viene tratteggiato in questa prima ora di pilot.
Il personaggio scritto in modo peggiore è quello di Ellen Burstyn, la madre di Elaine, tagliente, maleducata e aggressiva – dice una serie di offese e volgarità a Susan Berg non giustificate – senza un motivo, risulta un personaggio eccessivamente sopra le righe.
La serie, parla della forza delle donne costrette a piegarsi a una società ancora maschilista soprattutto in politica; Elaine deve dimostrare più dei suoi colleghi uomini quanto vale, è stata battuta da un presidente italo-americano, beccandosi anche toccatine al lato C da un politico russo, anche qui stereotipi a secchiate. Elaine alla fine dell’episodio, conscia dell’incompetenza politica che la circonda e resasi conto che il marito è andato a letto con lei per rilanciarsi politicamente, decide di ricandidarsi alle presidenziali e vincere.
Le scene tra Elaine e Susan sono le migliori dell’episodio, ben recitate e scritte abbastanza bene il resto, però, in generale, lascia un po’ a desiderare.
Partendo dall’aspetto più tecnico, e ci tengo a precisare che non sono una critica cinematografica, la fotografia è stile soap-opera, come direbbe Duccio di Boris, “smartellata”, e sappiamo quanto sia importante la fotografia per creare la giusta atmosfera, la regia lascia a desidera nelle scene in movimento, la recitazione come già spiegato, fatta eccezione per Carla Cugino, Sigourney Weaver e Sebastian Stan, è di livello mediocre, ma voglio aspettare per vedere gli altri episodi, James Wolk me lo ricordavo più bravo, non so quanto dipenda dagli attori e quanto dalla sceneggiatura e dialoghi.
In conclusione continuerò a vedere la serie, anche e soprattutto perché sono solo sei episodi e perché è estate e c’è ben poco altro, però dopo quest’ora e dieci di visione posso dire che mi aspettavo una qualità generale migliori, almeno al livello delle produzioni di USA Network – mi vengono in mente Suits e White Collar – soprattutto avendo a disposizione  un cast così importante e considerando che la miniserie è firmata da Greg Berlanti.

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