Cinema

Pokémon: Detective Pikachu – Recensione del film con Justice Smith e Ryan Reynolds

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Titolo: Pokèmon – Detective Pikachu

Anno: 2019

Genere: Comico, Mix animazione, Videogames

Durata: 104 minuti

Regia: Rob Letterman

Sceneggiatura: Rob Letterman e Derek Connolly

Cast principale: Ryan Reynolds, Justice Smith, Katheryn Newton, Bill Nighty, Chris Geere, Rita Ora

C’era una volta, tanto tempo fa, una ragazzina che giocava entusiasta con il suo Gem Boy a Pokémon – Rosso. All’epoca non lo sapeva ancora ma, quasi 15 anni più tardi, si sarebbe ritrovata in una sala cinematografica, circondata da bambini di massimo 10 anni, a guardare i Pokémon che un tempo aveva visto in bianco e nero. Sul grande schermo. A colori. Inutile specificare che quella bambina ero io, corretto?

Avevo tantissime aspettative entrando in sala per guardare il film di Rob Letterman. Un film di cui non sapevo neppure l’esistenza fino a qualche mese fa, quando una collega entusiasta mi aveva inviato il trailer. Da allora posso tranquillamente dire di non aver aspettato altro. Tranne Avengers: Endgame, perché quello è un capitolo a parte… ah e nemmeno Game of Thrones conta. Ok, diciamo che era nella top 3! Il risultato? Mi sembrava di essere tornata bambina, tanto da rientrare a casa e cercare quel vecchio Gem Boy, solo per la soddisfazione di ascoltare la musichetta all’inizio del videogame.

Pokémon: Detective Pikachu non è un film per adulti, né un film per bambini. È una pellicola che scavalca il gap generazionale ed è in grado di appassionare tutti, ma proprio tutti.

Benvenuti a Ryme City

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Recensione Pokémon: Detective Pikachu, Credits: Warner Bros.

La storia è quella di Tim Goodman (Justice Smith), un ragazzo che un tempo sognava di diventare allenatore di Pokémon ma si è ritrovato a lavorare nel banalissimo ramo assicurazioni. Quando un incidente gli porta via il padre, che non vedeva da anni, scomparso in un misterioso incidente d’auto, si reca a Ryme City, la città in cui Pokémon e umani vivono insieme, senza pokèball o sfide tra allenatori (almeno in teoria).

All’appartamento del padre il giovane Tim incontra Pikachu (voce originale di Ryan Reynolds), l’ex partner di suo padre, un Pokémon (detective) dallo humor un po’ grigiastro e con una malsana dipendenza da caffeina. Insieme i due iniziano a mettere insieme gli indizi per trovare il padre di Tim, che pensano possa essere sopravvissuto, proprio come Pikachu, che era con lui al momento dell’incidente.

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Aiutati dalla giovane giornalista Lucy Stevens (Katheryn Newton) e dal suo Psyduck, i due si troveranno ad indagare su una serie di misteri e circostanze che li porteranno a scoprire non solo quello che è successo a Harry ma anche il pericolo che corre la città di Ryme City.

Un tripudio visivo di bellezza e colori

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Recensione Pokémon: Detective Pikachu, Credits: Warner Bros.

La buona riuscita di una pellicola come Pokémon: Detective Pikachu non sta tanto nella sua originalità quanto in una buona sceneggiatura e un ottimo impatto visivo. Inutile cercare un film rivoluzionario, pieno di elementi di novità o effetti speciali straordinariamente evoluti. Non è un film che punta a cambiare un genere cinematografico quanto, piuttosto, a dare un volto possibilmente più evoluto ad un genere che già esisteva (e funzionava) alla grande.

La città di Ryme City è un tripudio di colori, luci, emozioni. Ogni angolo è abitato da un Pokémon diverso (tanto che, personalmente, non ho saputo resistere alla tentazione di elencarli nella mia testa, ogni qualvolta ne comparisse uno che conoscevo) e ciascuno è creato con un pattern grafico differente. Le code dei Flareon sono soffici e vellutate, i Charmender corrono spensierati con le code che vanno in fiamme e i Bulbasaur potrebbero sfidare il Gatto con gli Stivali per le occhiate ammalianti con quegli occhioni da cuccioli. Insomma, il realismo dei pokémon è qualcosa che non si può (e non si dovrebbe) poter giudicare in una pellicola del genere, ma si reparto grafico ha fatto un lavoro davvero eccellente.

Al contrario Ryme City è molto più cupa e grigia, in netto contrasto con l’allegria dei suoi abitanti. Si tratta di una realtà che richiama molto i polizieschi in bianco e nero, con le insegne al neon che illuminano vicoli bui e mercatini dall’autentico aspetto urbano. Un pregio della città di Pokémon: Detective Pikachu è proprio quello di sembrare vissuta, sotto ogni punto di vista. Non è una città di plastica, non è una casa per Pokémon senz’anima: è vera, reale, concreta. A dirla tutta, è veramente bellissima.

Pikachu, la vera “star”

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Credits: Warner Bros.

Ma arriviamo ai veri protagonisti della pellicola: Pikachu e Tim. Insieme i due sono una coppia straordinaria. Spassosi ma concentrati , regalano al pubblico una naturalezza e autenticità che, scena dopo scena, non fa che incrementare l’empatia verso le loro personalità. Pikachu, naturalmente, è il protagonista indiscusso della pellicola che porta il suo nome – e non avrebbe potuto essere altrimenti! Si tratta di un batuffolo elettrico che, un po’ come Ted, non ha paura di dire quello che pensa, soprattutto perché non pensa che qualcuno possa capirlo. Ma Tim ci riesce, il che apre la strada a scambi esilaranti e battute univocamente sconcertanti.

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È evidente come Ryan Reynold fosse la persona più adatta per dare la voce a Pikachu. Senza la sua personalità alla Deadpool il film avrebbe difficilmente funzionato, ed è probabile che lo sappiano tutti. L’ilarità scatenata dal piccolo Pikachu è una delle principali (ma non uniche) ragioni per cui guardare questo film è obbligatorio.

Buono anche l’effetto sorpresa

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Recensione Pokémon: Detective Pikachu, Credits: Warner Bros.

A questo si aggiunga il fatto che, nonostante il rischio ci fosse, Pokémon: Detective Pikachu riesce nel non semplice compito di restare originale e sorprendente. C’erano tutte le premesse per una pellicola fanservice che non riuscisse ad entrare nel cuore dello spettatore – è sempre così con franchise tanto amati e universalmente conosciuti come quello dei Pokémon. La pellicola, tuttavia, si snoda con sicurezza lungo un percorso irto di pericoli ma costellato di sorprese e momenti da togliere il fiato. Si ride, si piange, si trattiene il fiato e si ride ancora. Si tratta di un film che ti porta su Montagne Russe che ancora non avevi sperimentato in vita tua.

La sceneggiatura porta sulle spalle un peso notevole ma, come già detto, se ne fa carico magistralmente.  Personaggi introdotti non sono mai lasciati al caso e (importantissimo!) lo spettatore non viene mai lasciato nell’ignoranza se non strettamente necessario. Diciamo pure che un novizio che non ha mai giocato a pokémon potrebbe divertirsi ugualmente guardando il film. Un traguardo certo non da poco.

Un consiglio? Guardatelo!

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Recensione Pokémon: Detective Pikachu, Credits: Warner Bros.

In conclusione Pokémon: Detective Pikachu è un film che non ha limiti di genere o età, che raccoglie il mito di una generazione e riesce a portarlo con i dovuti onori sul grande schermo. I colori delle scenografie e dei pokèmon stessi sono una danza fluida di perfetta armonia, sbalorditivi e folgoranti. La storia prosegue sicura, con momenti che alternano serietà e comicità ma senza mai scadere nella banalità o perdere pezzi logici di trama.

Una volta uscita dalla sala non faccio fatica a capire come mai sia già in programma un sequel e perfino un intero franchise: ne guarderei mille di questi!

Pokémon: Detective PIkachu - Recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
5

Summary

Una pellicola che non fa distinzioni di età e che conquista con il suo piccolo, giallo protagonista.

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