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Pilot 2016

Pitch: Recensione dell’episodio 1.01 – Pilot

pitch

Cosa rende una serie sportiva interessante? È una domanda spinosa, difficile rispondere anche dopo aver seguito appassionatamente Friday Night Lights o aver ceduto al fascino della più recente Ballers. Difficile rispondere anche perché, per quanto mi sforzi nel dare una chance a queste serie tv, continuano ad essere tutte uguali e irrimediabilmente piatte.

pitchCon questo non voglio condannare alla pena capitale Pitch, serie della Fox che ha debuttato pochi giorni fa, ma non posso neppure promuoverla a pieni voti. La storia della ragazza con mille difficoltà, la battaglia dei sessi, una storia di background strappalacrime e delle azioni prevedibilissime su un campo da baseball sono storia vecchia. Perché allora portarle nuovamente sullo schermo?

Forse perché la protagonista è una dura e la tv premia le eroine con un forte punto di vista (soprattutto se di colore)? Forse perché una serie sul baseball mancava ancora, tra football e basket (mi viene in mente One Tree Hill, così a caldo) ampiamente rappresentati in altre serie tv. Forse perché la stessa Major League Baseball ha investito nel progetto? Ma allora, di cosa parla Pitch, in fin dei conti?

Una pitch-er donna in uno sport di uomini

La storia di Pitch si muove intorno a Ginny Baker, prima ragazza ad essere ammessa nella Major League di baseball entrando nella squadra dei San Diego Padres come lanciatrice. Famosa per la sua “palla curva”, la ragazza cede alla pressione dei media, dei compagni di squadra tutt’altro che accoglienti e anche a quella delle aspettative dei suoi cari.

PitchDopo una prima, disastrosa partita di debutto, Ginny recupera il coraggio di provare di nuovo. A spronarla i compagni di squadra (alcuni almeno) e il ricevitore Mike Lawson, la sua addetta stampa, Amelia Slater, ma anche la madre e il padre, Bill Baker.

Cosa c’è di nuovo? Fondamentalmente, come dicevo prima, assolutamente nulla. Eccezion fatta per un’Ali Larter che torna alle gioie di un ruolo forte e dinamico – mi mancava dai tempi di Heroes, lo confesso! – e il colpo di scena finale che rivela Bill Baker nei panni di un piccolo-grande Casper moderno. Era davvero necessario che Ginny Baker potesse vedere il fantasma del padre morto? Ci eravamo stancati dei flashback? Non è che a forza di tirare palline ha qualche “pallina” fuori posto?

Il compito di un pilot, non so più quante volte ho sentito ripeterlo e l’ho detto io stessa, è quello di catturare lo spettatore, stregarlo e chiedersi cosa accadrà dopo, farlo appassionare e tifare per i protagonisti. Questo pilot nello specifico presenta bene i personaggi ma non fa quasi altro. La fotografia è piatta, gli attori di medio impatto, la storia di una lentezza quasi esasperante prima degli ultimi dieci minuti.

pitchSe devo essere qui, la prossima settimana, a guardare una ragazza che gioca a baseball, si innamora (quanto ci scommettiamo?) del ricevitore, parla con il fantasma di suo padre e viene idolatrata dalle masse manco fosse Maria De Filippi, ho bisogno di qualcosina in più. Ho bisogno di una trama avvincente, ho bisogno di una regia che partecipi nella storia e non la segua come un mero documentario sportivo.

Funziona il baseball, tutto il resto un pò meno

A questo si aggiunta la componente sportiva. Quella, ed è forse il miracolo di “San Diego” (non Abatantuono, la Florida, California) è l’unica cosa che non mi sento di contestare. In parte perché sono poco esperta in materia – ma non sto scrivendo una tesi, sto guardando una serie tv e non devo esserlo per forza – e in parte perché non l’ho trovata mal gestita. Come ho detto, la stessa Major League Baseball ha investito nel progetto e con un’organizzazione come quella alle spalle pitchdubito che ci fosse molto margine per errori del caso.

In fin dei conti Pitch non è da promuovere a pieni voti, al massimo con una sufficienza stentata. Si parla di un tema vecchio-nuovo, ma senza il drama o il coinvolgimento di serie che ho già citato in precedenza. È come se qualcuno avesse messo insieme a caso i pezzi di un puzzle di un quadro interessante. L’immagine potrà anche essere bella ma è impossibile vederla in tutto quel caos di colori.

Qui il caos è dato dalla proverbiale “troppa carne al fuoco”, paradossale in una serie sullo sport! Speriamo che guadagni punti con l’incedere ma, vi avviso: nel momento in cui il padre-Casper riacquista i ricordi di quanto era Pyke in The 100… io sono out!

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1.01 - Pilot
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