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Recensioni Serie Tv

Person of Interest: Recensione dell’episodio 4.10 – The Cold War

Non mi stancherò mai di dirlo: Person of Interest è una serie largamente sottovalutata. Ci sono quei telefilm di cui il grande pubblico conosce l’esistenza, ma che poi, numeri dei ratings alla mano, non vengono visti da molti spettatori. Per questo essi rimangono sempre in posizioni di ascolti non ottimali per i Network e quindi il loro rinnovo di anno in anno è sempre in bilico. Purtroppo Person of Interest fa parte di questa categoria di serie tv, nonostante meriterebbe di più sotto molti aspetti: in primis è stato scelto un gruppo di attori bravi e sempre perfettamente in parte; le storie raccontate sono avvincenti e mai scontate o banali, ricche di suspense (con vari avvenimenti inaspettati) e di spunti molto interessanti; nonostante sia un science fiction crime drama e di conseguenza la trama che riguarda la Macchina e tutto ciò intorno ad essa sia ad oggi fantascienza (almeno spero!), i personaggi principali sono delineati ed approfonditi ottimamente ed i rapporti tra loro sono molto reali ed evidenti sono i legami umani instaurati tra ognuno di loro; l’ultimo elemento non trascurabile è quel pizzico di comicità che troviamo in ogni episodio che non guasta mai in mezzo alle tematiche serie che questo telefilm ci presenta.

person of interest_410_bNella prima parte di questa quarta stagione abbiamo già visto molte situazioni appassionanti, anche grazie alla presenza di tre importanti forze criminali: oltre alla Decima Technologies che avevamo già incontrato nella terza stagione, ora entra in gioco anche the Brotherhood (la Fratellanza) e ritroviamo Elias. In queste prime dieci puntate abbiamo assistito a scontri continui tra i tre gruppi, con il team della Macchina sempre pronto a difendere o fermare i numeri di turno, operazioni portate avanti dal nuovo nascondiglio in una metropolitana inutilizzata, mentre la Decima con a capo Greer e tutti i suoi agenti continuavano a cercarli (e quasi riuscivano ad uccidere Shaw, la cui copertura è saltata). Molto bello come ogni avvenimento venga costruito come un puzzle e quindi si arriva alla verità mettendola insieme pezzo dopo pezzo. E visto che la perfezione non esiste, se proprio devo trovare elementi non pienamente positivi a questa quarta stagione, sono due le critiche che mi sento di fare e la prima è proprio relativa a quest’ultimo aspetto: finché non si arriva al quadro generale forse il tutto risulta un po’ contorto.

La seconda la faccio alla scelta dell’attore che interpreta Dominic, il capo della Fratellanza: poco credibile nella parte per via del suo aspetto da bambinone. Fatico, però, a trovare altre negatività e quindi dico che sono state brillanti le lotte tra le tre forze criminali (su tutte lo scontro Elias – Brotherhood per il controllo del territorio, che non si è concluso e che quindi aspettiamo di rivedere, con Elias che chiede a Reese di non mettersi in mezzo nella sua futura vendetta), la ricerca dei nostri da parte della Decima e vederli destreggiarsi nelle loro nuove e cangianti identità (Root ne ha avute alcune davvero buffe) e la crescita di Samaritan, mentre la Macchina cercava di nascondersi. La guerra tra le due protagoniste invisibili, le due Intelligenze Artificiali, è andata avanti per tutta la prima parte di stagione, e mentre i personaggi e i gruppi portavano avanti le loro battaglie, i due avanzatissimi computerperson of interest_410_c giocavano al gatto e al topo in modo silenzioso. Ma ecco che in questa decima puntata le due emergono diventando protagoniste indiscusse e il loro scontro giunge (per ora) all’apice, aspettando tempi più duri. Infatti l’episodio si intitola “The Cold War”, ma da quello che abbiamo visto siamo sicuri che la guerra non rimarrà fredda.

Credo che questo sia stato uno degli episodi più belli dell’intera serie e le ragioni sono legate proprio alle due macchine che permettono di porsi domande di tipo etico (di cui discutono apertamente anche Finch, Root e Shaw). Quanto è giusto che l’uomo inventi una macchina potentissima in grado di decidere sul destino di molti con la pretesa di darle una morale, avvicinandola all’animo umano? Finch è colui che ha tentato l’impresa, ma non è positivo per lui rendersi conto che l’Intelligenza Artificiale, in fin dei conti, umana non è e quindi compie azioni seguendo un suo ragionamento che crede essere giusto, ma che in realtà mette da parte la bontà. In questo modo una macchina così potente non potrebbe far altro che arrivare a credere di essere Dio visto che può pilotare la vita dell’umanità. Root e Shaw hanno pareri differenti, ma ormai Finch è rassegnato a questa idea. Ed infatti Samaritan vuole dimostrare alla Macchina la sua supremazia e le mostra cosa succede se lei decide di essere benevola o malevola con gli uomini. Poi chiede un incontro con lei ed ecco che (non senza le diffidenze degli altri) Root in rappresentanza della Macchina va ad incontrare l’incarnazione di Samaritan, un bambino apparentemente innocente, e le due IA parlano tra loro servendosi delle due normalissime persone. L’immagine è molto emblematica di dove potrebbe arrivare la tecnologia spinta al massimo: al controllo dell’uomo. Root (la Macchina) che parla anche un po’ spaventata per via del crudele bambino (Samaritan) che si crede onnipotente fa molto effetto. Samaritan, molto più forte della sua avversaria, visto che ora comanda su ogni cosa, crede davvero di essere Dio e visto che non vuole possibili rivali dice alla Macchina che nascondersi non le sarà utile e le chiede di arrendersi, ma quest’ultima non accetta ed ecco che quindi ora lei ed i suoi agenti sono in serio pericolo. Significativa anche la scena in cui Root e Reese incontrano Martine e Lambert in una chiesa, casa di Dio, proprio loro che rappresentano quelle che ora sono le person of interest_410_dnuove divinità: come a voler dire che il vecchio Dio in cui la gente crede ora è morto e l’umanità deve rendersi conto che ora c’è un nuovo Dio molto più tangibile e in grado di far sentire la sua potenza concretamente nella vita di tutti i giorni.

Insomma, davvero una bella puntata ricca di riflessioni etiche interessanti. Bello anche vedere come i protagonisti Finch, Reese, Fusco, Shaw e Root tengano l’uno all’altra e percepire fortemente il legame d’affetto instaurato tra ognuno di loro. Si è sentita molto la preoccupazione di Shaw per l’incolumità di Root, nonostante quelle che sono state le azioni passate dell’ultima nei confronti del resto del gruppo. Questo rende il tutto molto reale e permette allo spettatore di empatizzare con i personaggi, aspetto per me sempre positivo. In conclusione vorrei ricordare che l’executive producer di Person of Interest è Jonathan Nolan che tante fantastiche cose ha fatto con il fratello Christopher, i cui film sono amati da tanti, quindi perché non dare una chance a questo gioiellino di serie tv?

4.10 - The Cold War

Riflessioni etiche

Valutazione Globale

User Rating: 4.22 ( 5 votes)

Jessica

Innamorata di serie tv fin da piccola quando la Vita Vera illudeva di poter continuare ever after a dedicare tutto il tempo a questa passione, il suo primo amore telefilmico è stata Buffy, che ha dato il via a lunghe ore passate davanti allo schermo, seguita a ruota da Battlestar Galactica, Lost e Fringe. Nel quotidiano invece... sì, ok, lavoro, teatro, sport... ma sempre con la testa alle serie tv!

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