Penny Dreadful

Penny Dreadful: Recensione episodio 2×08 – Memento Mori

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Credits: Showtime

Penny Dreadful non smette mai di stupire. O di dimostrarci come, episodio dopo episodio, quando si pensava che il picco massimo di pathos potesse essere stato raggiunto, nuovi eventi che avrebbero potuto essere marginali acquisiscano una consistenza ed uno spessore impensati.

Mentre l’episodio sette aveva ruotato interamente – com’era giusto – intorno a Ethan e Vanessa, esplorando la loro relazione e i limiti della stessa e fornendo a Hartnett e alla Green un palcoscenico in cui dimostrare tutta la loro bravura, l’ottavo episodio sembra volutamente ignorarli. Lo fa concentrandosi invece su quello che accade in città, mentre i due sono ancora lontani da essa.

I demoni del passato che tornano a galla

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Penny Dreadful 2×08 recensione, Credits: Showtime

L’evoluzione più grande (o forse è più opportuno definirla “presa della coscienza di se”) è quella che vede protagonista Lily. È con lei che l’episodio si apre, mentre un castello di carte cade rovinosamente e un uomo che lei ha ucciso giace nel letto, gli occhi spalancati, le coperte ancora impregnate dell’odore dell’atto di amore e morte appena conclusosi. Lily nasce come marionetta, prima della creatura che ne vuole fare la sua sposa e poi di Victor, che la vorrebbe come fidanzata perfetta e ordinaria. Lily è tutto fuorché ordinaria. Il riavvicinamento con Dorian le serve a prendere coscienza proprio di questo: lei non è come tutti gli altri e questo comporta… cosa?

Anche lei si fa questa domanda e la risposta arriva come un fiume in piena. Davanti ad uno stravolto Rory Kinnear, che assiste come noi al monologo di Billie Piper. L’attrice inglese ci regala una scena perfetta, intensa e batticuore, in cui emerge la forza e l’indipendenza del suo personaggio e la sua bravura. Non è più tempo di sottomettersi agli altri, ribadisce, ma è ora di prendere il controllo, di conquistare il potere.

E mentre le parole le escono dalla bocca, mentre la vediamo approfittare (?) della creatura sotto di lei, ci rendiamo conto, impotenti, che non è più una creatura di Victor e neppure di Dorian: è di se stessa, e questo è più pericoloso di qualsiasi altra cosa.

Sir Malcolm che torna padrone di se stesso

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Penny Dreadful 2×08 recensione, Credits: Showtime

Chi ritorna padrone di se stesso è anche Sir Malcolm. Grazie all’aiuto di Sembene (altra magistrale interpretazione, quella di Sapani in questo episodio) che gli urla di ricordarsi chi è, Malcolm vede il passato o semplicemente una visione di esso. Mina, Peter e sua moglie lo circondano come uno scudo, danzando sulle note di un walzer che solo lui può udire e riportandolo in se, scacciando così l’incantesimo di Evelyne, che lo teneva al guinzaglio grazie alle sue marionette.

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È una libertà fulminea, momentanea, come il colore del cielo poco prima del tramonto, che porta Sir Malcolm a cercare una vendetta che probabilmente presagisce non poter ottenere. Il confronto tra lui e Evelyn mette in chiaro che, anche se non c’è più un incantesimo a vincolarlo a lei, è comunque lei quella che comanda. La scena finale delle bare ne è solo l’ennesima prova: un’allucinazione o un trucco del Maestro per legare a sé la lealtà di Malcolm?

Meraviglioso il personaggio di Helen McCrory

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Penny Dreadful 2×08 recensione, Credits: Showtime

Ma Evelyn si trova perfettamente a suo agio anche senza il bisogno di dividere lo schermo con la sua dolce (o non poi così tanto) metà. Si confronta, infatti,  prima con Ferdinand e poi con Ecate.

Ammetto che nella scena in cui parla con Lyle aveva l’aspetto e le movenze di un serpente, tanto che mi è venuto da chiedermi se effettivamente Lyle non fosse sul punto di rimetterci la vita. Per quanto tempo possa essere passato e quanto bene possa essere stata descritta madame Evelyn Poole, il personaggio di Helen McCrory continua a restare un mistero per me. È una donna potente, non c’è che dire, ma ogni tanto mi sembra di vedere un barlume di umanità in lei che scompare con altrettanta velocità e prontezza. È come se avesse un lato che non conosce neppure lei stessa: perché non uccidere Lyle o Malcolm?

Ormai il suo legame con Vanessa è più sottile, non le è di utilità, eppure lo lascia vivere. Come lascia vivere la figlia Ecate, che in un chiaro sprizzo di ribellione adolescenziale decide di giocare al gioco “prendiamo il posto di mammina”, intimidendo gli ospiti e poi arrivando alle minacce finali. Il potere è nelle sue mani, lo ribadisce con chiarezza, e non è tollerata nessuna insubordinazione da parte di nessuno, su questo punto.

L’isolamento di Dorian

mina murray
Penny Dreadful 2×08 recensione, Credits: Showtime

Infine, non meno importante, anche se il tempo che gli viene dedicato è poco, è Dorian. Angelique ha dimostrato più di una volta di tenere al bel giovane dal viso d’angelo ma pare che lui non riponga in lei la stessa fiducia. Quando il suo segreto – finalmente abbiamo visto il quadro! – viene a galla, non impiega nemmeno mezzo secondo per decidere di avvelenare la persona per cui proclamava amore eterno (prima del quadro e prima di Lily, si intende).

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Il quadro di Dorian, una figura deforme con le catene che ne bloccano qualsiasi movimento, fissa truce il suo proprietario, restituendogli il riflesso di un assassino e di un uomo spregiudicato che non porterà mai addosso i segni delle proprie malefatte. Dorian è isolato, in questa stagione, per via dell’allontanamento da Vanessa, dunque la sua storia è interessante ma fine a se stessa: non incide in alcun modo né su Evelyn né su Malcolm e neppure sul demonio. Spero che il suo ruolo nella terza stagione possa essere più interessante di così.

Un episodio pieno, dinamico, scandito da dialoghi intensi e mai prevedibili, con prove altissime da parte di gran parte del cast, che si dimostra una scelta giusta e quanto mai adatta al tipo di oscurità vittoriana che il telefilm vuole comunicare. Ethan e Vanessa non ci sono e, per una volta, non ci mancano.

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