fbpx
Cinema

Oxygene: non manca solo l’ossigeno – Recensione del thriller claustrofobico di Netflix con Melanie Laurent

Oxygene: la recensione
Netflix

Titolo: Oxygene
Genere: thriller, fantascienza
Anno: 2021
Durata: 1h 40m
Regia: Alexandre Aja
Sceneggiatura: Christie LeBlanc
Cast principale: Melanie Laurent, Malik Zidi

In principio fu Edgar Allan Poe e il suo racconto La sepoltura prematura pubblicato nel 1844. Ancora prima, però, c’era stata la tafofobia di cui soffriva il maestro inglese. E dopo sono stati molti gli scrittori che si sono lasciati ispirare da questa paura per far scorrere brividi freddi lungo la schiena dei loro lettori. Fino ad arrivare al precedente cinematografico del 1999, Buried, dello spagnolo Rodrigo Cortes con un Ryan Reynolds protagonista di un sorprendente esordio. E ora ci riprova Alexandre Aja con Oxygene.

Oxygene: la recensione
Oxygene: la recensione – Credits: Netflix

Tafofobia e fantascienza

Qualora non lo si fosse ancora intuito dai titoli citati, la tafofobia è la paura di essere sepolti vivi. Trovarsi prigionieri in una bara con l’aria che si consuma sempre più velocemente mentre il terrore cresce. A restare rinchiusa è stavolta Melanie Laurent e l’ossigeno che svanisce è quello contenuto in una capsula criogenica all’interno della quale si risveglia la protagonista Liz. Seguire i suoi sforzi per sopravvivere all’esaurimento della scorta di respiri è il compito che si assegna Oxygene. Portarlo a termine in maniera coerente e interessante è, purtroppo, storia diversa.

Potrà magari essere vista come un’antipatica pignoleria, ma mai come in un film come questo è importante fare attenzione ai tempi del racconto. Perché, se in una scena iniziale si annuncia che l’ossigeno può durare non oltre un certo numero di minuti, al tipo di conclusione a cui Oxygene giunge, non si può arrivare in un tempo superiore a quel limite massimo. Una discrepanza temporale che si può dimenticare in un altro genere di film, ma che diventa un errore di scrittura quando l’argomento principale è proprio una corsa contro il tempo. Anche perché di disattenzioni simili, più o meno gravi, è fastidiosamente infarcita l’intera sceneggiatura.

Consapevoli degli illustri antecedenti letterari e del pregevole precedente rappresentato da Buried, il regista Alexandre Aja e la sceneggiatrice Christie LeBlanc provano a realizzare una variazione sul tema sposandolo con una fantascienza che si scoprirà prendere spunto, in realtà, dall’attualità fin troppo nota. E, però, questo matrimonio tra tafofobia e sci – fi non sembra funzionare. In primis, perché risvegliarsi in una bara è differente dal ritrovarsi in una capsula ipertecnologica dove un’intelligenza artificiale è a tua disposizione per aiutarti (seppure indirettamente) ad uscirne.  In secondo luogo, perché la tensione che si respirava nei racconti e nel film di Cortes vengono qui sminuiti da una trama parallela che finisce per distrarre più che incuriosire. Per tacere poi di una tecnologia futuristica che si può però contrastare a mani nude.

Il risultato finale è che in Oxygene viene a mancare non l’aria, ma un motivo vero per restare incollati alla lotta di Liz per respirare ancora un attimo in più.

LEGGI ANCHE: Dalla scienza alla fantascienza: cinema e serie TV pazzi per i wormhole

Oxygene: la recensione – Credits: Netflix

Tanta buona volontà in Oxygene

Oxygene non può che essere un one – man – show. Più precisamente, un one – woman – show dato che l’unico nome nel cast è quello di Melanie Laurent. L’attrice francese si era ironicamente fatta conoscere dal grande pubblico internazionale mentre si nascondeva sotto il pavimento per sfuggire al colonnello Hans Landa in Bastardi senza gloria. Il ricco curriculum accumulato in questi anni ne fa una buona candidata come epigona del futuro del Paul Conroy di Ryan Reynolds. Dal tramezzo della malga ad una capsula criogenica persa chissà dove, di spazio in cui muoversi ce n’è ancora poco. Ma di opportunità di brillare potenzialmente tante. 

Sfortunatamente Oxygene non riesce a tramutare la potenza in atto per cui è Melanie Laurent a dover supplire come può alle carenze di un film asfittico non per mancanza di aria. L’ormai esperta attrice parigina mette il suo talento al servizio del personaggio affidatole riuscendo a mostrarne in modo convincente sia la paura che la determinazione. I flashback attraverso cui Liz prova a ricordare chi sia, dove sia e perché sia lì riportano a momenti più quieti e sognanti, ma anche drammatici e spaventosi. Permetterebbero un cambio di registro recitativo, ma sono sempre muti e di breve durata. Senza risposta, quindi, la domanda sul come se la sarebbe cavata l’attrice ad interpretarli.

Non è certo colpa della Laurent se risulta difficile entrare pienamente in sintonia con il personaggio di Liz. Se è, infatti, istintivo farsi coinvolgere dalle sue ansie e dalla sua resilienza, troppo sospesa in aria resta la caratterizzazione della Liz fuori dalla capsula. Anche il cliffhanger che anticipa il finale di Oxygene arriva troppo tardi costringendo poi il film a correre verso una conclusione che è un mix di pressapochismo e faciloneria. Che, a momenti, finisce per svilire la lotta di Liz dato che la soluzione sembra qualcosa a cui si sarebbe potuti arrivare molto prima senza gli sforzi fatti fino a quel momento.

Oxygene finisce per essere la dimostrazione che tanta buona volontà da parte di una pur brava attrice non basta a compensare le pecche di una scrittura approssimativa.

LEGGI ANCHE: Serie TV fantasy: sopravvivere a Game of Thrones

Oxygene: la recensione
Oxygene: la recensione – Credits: Netflix

Momenti di salvifica qualità

Melanie Laurent è una delle note positive di Oxygene. Fortunatamente non l’unica. Sebbene la creatura di Alexandre Aja abbia pecche evidenti, riesce comunque a rendersi attraente in più di un’occasione. La tensione sale inevitabilmente dato il soggetto della storia, ma viene infelicemente smorzata dagli inopportuni cambi di registro che donano troppe pause in cui tirare il fiato. Cosa paradossale in un film in cui la protagonista proprio quello non può fare.

Anche l’interazione di Liz con l’intelligenza artificiale MILO ha risultati altalenanti data la pervicacia della macchina a non dare mai risposte chiare. L’intento manifesto è quello di creare enigmi la cui soluzione dovrebbe coinvolgere lo spettatore. Tuttavia, il rischio non sempre evitato è di tradire il buon senso dato che MILO appare alle volte pervicacemente devoto a rendere complesse anche le risposte più semplici. Né è aiutato da una Liz che le domande più ovvie le fa sempre per ultime.

Alcune soluzioni visive in Oxygene sono comunque ben riuscite e perfino inaspettatamente realistiche da un punto di vista scientifico. Peccato non poterle, però, citare in questa recensione perché svelerebbero un aspetto cruciale della trama. Che è poi quello che appunto Liz avrebbe potuto scoprire da subito con una delle richieste cui si accennava sopra. Non sono prive di una certa eleganza anche alcuni dei flashback mostrati. La melassa in cui sono avvolti, però, poco si accorda a quello che vorrebbe essere il tono generale del film.

Oxygene avrebbe potuto essere un’opera ben riuscita grazie ad un soggetto che prometteva un claustrofobico terrore in salsa sci – fi. Peccato che a mancare alla fine non sia solo l’ossigeno, ma soprattutto l’attenzione in fase di scrittura e la capacità di non divagare inutilmente.

Oxygene: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
2.9

Giudizio complessivo

Un film che aveva le potenzialità per fare bene pur partendo da un’idea con troppi antecedenti, ma che si perde per colpa di troppe idee che si cancellano a vicenda finendo per togliere credibilità al racconto

Comments
To Top