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Outlander

Outlander: La recensione della Seconda Stagione

outlander seconda stagione recensione

Ci sono tante ragioni per cui dovrei dare un giudizio negativo sulla seconda stagione di Outlander. Potrei iniziare descrivendola come frammentaria, dispersiva, circostanziale, poco fluida o persino lenta. Potrei. Poi, tuttavia, potrei soffermarmi a pensare ai pregi della stagione, anche se resteranno comunque meno rispetto agli aspetti negativi sopra elencati.

Potrei descrivere alcune scene unicamente toccanti, un gusto delizioso in fatto di moda francese del XIX secolo, benchè a tratti atemporale ed eccessiva, e potrei persino sottolineare la bravura di Caitriona Balfe e Sam Heughan nel riuscire a far evolvere la relazione dei loro personaggi, la loro maestria nel farci appassionare (ancora una volta) ad una storia d’amore che non abbiamo dubbi essere ormai, nell’immaginario collettivo, una delle più belle storie d’amore della tv.

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Ancora una volta parlo di condizionali e non mi concedo il lusso di una frase affermativa. Nel bene o nel male la seconda stagione ha avuto più bassi che alti, è impossibile negare l’evidenza, eppure è riuscita a recuperare molto bene nel giro conclusivo della sua corsa, concentrando negli ultimi due episodi quella forza e quella passione che avevano reso intrigante la stagione precedente.

Il capitolo francese: la noia e le scollature vertiginose

outlander seconda stagione recensione

Credits: STARZ

Dopo aver lasciato la Scozia, bambino in arrivo ed espressione raggiante, ci è voluto veramente poco perché i coniugi Fraser si lasciassero assorbire dalla vita mondana francese, allontanandosi e perdendo di vista quello che sempre è stato l’elemento più importante: loro due, insieme.

Oltre ad una evidente separazione fisica ed emotiva, in parte dettata dall’ossessione di fermare la ribellione di Charles Stuart e di prevenire la disfatta scozzese nella battaglia di Culloden, Claire e Jamie hanno dovuto affrontare una corte piena di insidie, sovrani molesti, vecchi nemici riapparsi dall’aldilà, vestiti ai limiti della decenza (per non parlare del gel per capelli di Jamie: orrore!) e la perdita della loro grandissima speranza, la figlia Faith. Non è stato un capitolo felice, il capitolo francese, che oltre ad essere davvero noioso, è stato incentrato su troppi sotterfugi e giochi di potere, troppi, tanto da renderci la visione a tratti soporifera.

Mentre Claire era alle prese con le sue visite quotidiane dal farmacista, con la ceretta e con la creazione di abiti rosso fiammante dalle spropositate scollature, Jamie ha invece trascorso il suo tempo in compagnia di Charles Stuart (Andrew Gower), un ometto alquanto spiacevole e antipatico, un sempliciotto dalle mire di potere troppo vaste, proprio come il suo ego. Unico faro di luce in quel tunnel buio di Parigi è stato Murtagh che in questa stagione ha mostrato più che mai un lato divertente e leale, entrando di diritto nel ristretto circolo di quelli a conoscenza del segreto di Claire.

outlander seconda stagione recensione

Credits: STARZ

Con Murtagh anche alcune scene della parentesi francese possono definirsi salvabili. Lodevole è stato senz’altro il duello tra Jamie e Randall, tornati ad incrociare le spade dopo che entrambi Claire e Jamie l’avevano creduto morto dopo il loro ultimo incontro.

Lo scontro tra i due è stata una danza di forza e brutalità, che ha messo in pericolo non solo Jamie ma anche Claire e la sua gravidanza, conclusasi infatti con una bambina nata morta. L’interpretazione di Catriona alla chiesa, nei momenti immediatamente successivi alla morte della piccola, è stata forse tra le più toccanti dell’intera serie tv, proprio come poi è stata la riunione tra i due coniugi, in cui Jamie aveva tutto da farsi perdonare e pochi mezzi per farlo.

La Scozia e la mano del destino

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Credits: STARZ

Tornati in Scozia dopo la serie di eventi che li aveva profondamente segnati, fisicamente ed emotivamente, Jamie e Claire ritrovano non solo la complicità che gli era mancata al di là dello stretto ma anche il ritmo chela serie aveva evidentemente perduto nella sua prima parte. La Scozia è familiare, con i volti e i luoghi di una realtà che ben conosciamo, che si allineano bene sia con il personaggio di Claire che con quello di Jamie, facendoli apparire molto più naturali di quanto non lo fossero in Francia.

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Dopo una serie di tentativi inconcludenti per cambiare la storia, quest’ultima fa comunque il suo corso e, malgrado tutto, la battaglia di Culloden è alle porte. Di tutto viene fatto da Jamie per cercare di fermare Charles Stuart ma nemmeno lui è in grado di fermare il corso degli eventi, tanto che è addirittura costretto ad uccidere Dougal per paura che quest’ultimo possa rovinare il loro ultimo, disperato tentativo per prevenire Culloden: uccidere Charles.

L’assassinio commesso da Jamie, la mano stretta intorno al pugnale che penetra nella carne di Dougal anche grazie all’aiuto di Claire, non è stata tra le scene più dolorose ma forse tra le più significative della serie. Il rapporto tra i vari personaggi è stato ampiamente approfondito, rendendo molto più difficile doverne salutare alcuni più di altri. Dougal ma anche Column, Angus, lo stesso piccolo Fergus, che si allontana (ancora vivo, per fortuna) da Culloden per tornare a Lallybroch. Quando un personaggio riesce a guardare la simpatia del pubblico, vuol dire che ha fatto un buon lavoro e nel caso del piccolo Fergus è stato senz’altro così.

I personaggi nuovi ed il ritorno di vecchie conoscenze

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Credits: STARZ

Proprio come accaduto per il ritmo narrativo anche i nuovi personaggi introdotti hanno avuto fortuna (quasi) tutti sul fronte scozzese. La Francia è stata caratterizzata da grandi dame con amanti e intrighi da portare avanti, con sovrani che preferiscono passare le serate nei bordelli o signorotti troppo avidi e troppo patinati per essere davvero all’altezza di essere anche solo nominati come ‘villain’ della stagione. Insomma, tra il Conte Saint Germain e Jack Randall non c’è proprio gara!

Unici a salvarsi nel marasma di indifferenza generale sono il piccolo Fergus, già citato, la giovane Mary Hawkins e lady Louise de Rohan. Mentre la giovane Mary è una ragazzina giovane ed ingenua, bisognosa di aiuto e protezione, che quindi inevitabilmente guadagna la nostra simpatia, lady Louise de Rohan svolge il ruolo di amica e confidente di Claire, un ruolo che prima era stato di Gellis, non appena Claire era arrivata nel 1743.

La stessa Gellis ritroviamo nel presente, prima che i percorsi suo e di Claire si incrociassero. È bizzarro pensare che mentre Gellis per noi è già morta, bruciata sul rogo come strega, nel presente non solo è ancora in vita ma non ha ancora vissuto nulla di tutto quello che condividerà con Claire, ormai invecchiata, vedova e madre.

Il personaggio di Brianna (Sophie Skelton) ha saputo rispecchiare molto bene i tratti del carattere di Jamie che si presuppone abbia ereditato. Roger (Richard Rankin), accanto a lei, è stato la controparte più mansueta e gentile, pronto a domare il fuoco di una highlader come solo un MacKenzie potrebbe fare con un Fraser.

Claire e Jamie, più uniti che mai

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Credits: STARZ

Dulcis in fundu, arriviamo ai protagonisti indiscussi di questa seconda stagione. Jamie e Claire, come ho già detto, non hanno dato il massimo di se in Francia ma, al contrario, per un breve periodo si è pensato che la loro storia fosse davvero finita, spezzata da dolori e bugie, indebolita dal tempo e dalle circostanze. Tutto questo è evaporato una volta tornati in Scozia, quando i due si sono provati più uniti che mai, pronti ad affrontare insieme un destino che, secondo dopo secondo, appariva sempre più inevitabile.

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Mantenendo una promessa fatta allo stesso Jamie, alle porte della battaglia che dovrebbe mettere fine alla vita dell’amore della sua vita (come lo definisce lei stessa discutendo con Brianna), Claire torna a Craigh na Dun, alle misteriose pietre magiche che già una volta l’avevano portata lontano da una realtà che conosceva e che amava.

L’addio tra Claire e Jamie è straziante, doloroso. Mentre i due si dicono addio con ogni tocco ed ogni sguardo, la realtà comincia a insinuarsi nello spettatore: Jamie è destinato a morire sul campo di battaglia, Claire è destinata a tornare da Frank e vivere la sua vita nel ventesimo secolo.

Tiriamo le somme di questa seconda stagione

motivi per recuperare Outlander

Credits: STARZ

Mentre appare chiaro quale sarà il tema della prossima stagione, confermato dalla scoperta di Roger circa il fatto che Jamie non è morto e che dunque è vissuto questi 20 anni senza Claire proprio come lei è vissuta senza di lui, non si può fare a meno di pensare e sperare che la prossima stagione possa rivelarsi più intrigante della precedente. La seconda stagione colleziona più “no” che “si” e viaggia sul binario del successo, dal momento che sembra evidente che, basandosi solo questi 13 episodi, nulla potrebbe convincere qualcuno a continuarne la visione.

Come ho già detto è un grande peccato, dal momento che gli spunti interessanti e le scene significative non mancano ma, al di là di questo, Outlander conferma un pubblico e un seguito grazie principalmente ad un buon cast ed un mega recupero finale, che non riesce a lasciare nessuno indifferente.

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Recensione della seconda stagione
  • Tutt'altro che perfetta
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