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Outcast: Recensione dell’episodio 1.10 – This Little Light

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La lingua italiana è ricca di sfumature. Quanto ricca? Quantificare una sensazione non è né completamente possibile né fondamentalmente corretto, ma una vaga idea la si può ottenere prendendo una parola a caso dal vocabolario e leggendo i vari significati che essa può assumere a seconda del contesto in cui è inserita o del modo in cui la si vuole intendere. Non è, tuttavia, una parola a caso quella che qui ci interessa perché questa che state leggendo è una recensione e non di un episodio qualunque, ma di un season finale. E allora una parola a caso diventa la parola perché una sola può essere adatta ed è, ovviamente, conclusione.

Outast seaon finaleThis Little Light si intitola l’ultimo episodio della prima stagione di Outcast e questa piccola luce dovrebbe essere la conclusione della storyline narrata. E, quindi, stando al vocabolario Treccani online, dovrebbe rappresentarne il compimento, il termine. Succede questo? No, purtroppo. E non è il no accettabile con cui molte serie chiudono una stagione per lanciare la seconda lasciando in sospeso molte domande in modo da invogliare chi guarda a sintonizzarsi per avere le risposte nel seguito. Certo, la scena finale con Kyle e la piccola Amber inquietantemente guardati da probabili invasati che li circondano a distanza mentre i due stanno provando ad andare via da Rome è il chiaro indizio di una battaglia prossima ventura con i posseduti che non hanno più intenzione di restarsene nascosti sulla difensiva. Ma dopo dieci puntate siamo quasi allo stesso punto iniziale. Abbiamo scoperto strada facendo che gli indemoniati tanto temuti dal sempre più incontrollabile reverendo Anderson sono, in realtà, posseduti da entità non necessariamente malvagie (perché Sidney non è più il maniaco assassino di ragazzini e perché Caleb ci aveva detto che la possessione donava un senso di calda pace) e probabilmente aliene. Sappiamo anche che questi spiriti (chiamiamoli così per comodità anche se il termine non è del tutto adatto) aspirano a quella che la fu Mildred ha chiamato fusione e che questo evento non è lontano. Ma ci si sarebbe attesi che il season finale desse qualche risposta significativa alle domande forse più pressanti. Perché Kyle? Perché è questa sorta di faro che li attira? Perché il suo sangue ha il potere di farli uscire dal corpo ospite? E perché, nonostante sia per loro tanto tossico, ogni posseduto cerca sempre di aspirare qualcosa da Kyle? A nessuna di queste domande viene data una risposta e, sebbene sia comprensibile che molte rimangano inevase per poter essere affrontate nella prossima stagione, sarebbe stato nondimeno utile apprendere qualcosa in più. Basta scoprire che Kyle viene dallo stesso posto da cui vengono loro? Quindi, il soprannome reietto dovrebbe indicare che è stato per qualche motivo allontanato da questa ignota comunità per poi diventare invece una sorta di guida inconsapevole? Se conclusione deve essere intesa come termine, qui nessuna storyline si chiude a parte il brevissimo ciclo della possessione di Megan utile solo a far guadagnare alla piccola Amber il titolo di bambina più sfigata dell’universo.

Outast seaon finaleSe conclusione non va intenso come termine per questo season finale, lo si può interpretare appellandosi ad un altro dei possibili significati donatigli dall’idioma italico. Lo stesso dizionario citato poco sopra aggiunge che conclusione è anche la conseguenza che si ricava da una riflessione. Esposti i fatti, se ne devono trarre le conclusioni. E di fatti nuovi da cui partire ce ne sono almeno due non trascurabili. Il primo è ovviamente la rivelazione che anche Amber ha la stessa abilità del padre. Lo si poteva prevedere? In parte, forse, sì. Se è il sangue ad essere il tramite del potere,  facile immaginare che il potere stesso sia ereditario. Il che però avverrebbe solo se lo stesso Kyle fosse in qualche modo posseduto da prima che concepisse la bambina cosa che sappiamo essere vera visto il flashback risalente al suo scontro con la madre. Ma, se il potere è ereditario, perché la piccola non è stata capace di usarlo quando è stata assalita da una Allison appena invasata? Ancora, se Kyle è un faro come dice Sidney, lo è anche Amber? E quindi Megan è stata posseduta perché è stata troppo a lungo con la piccola?

Altre domande che si aggiungono alla lista di quelle inevase sottolineando ancora di più come questo season finale vada considerato più come una esca succulenta per far abboccare quanti più spettatori in attesa della seconda stagione (e vale la pena ricorda che il rinnovo è arrivato prima della messa in onda della prima stagione stessa). Un ritorno che vedrà probabilmente i posseduti uscire dal cono d’ombra in cui si sono tenuti nascosti finora dal momento che il loro numero comincia a diventare tanto alto da richiedere un servizio di assistenza apposito per gestire i primi critici giorni. Che questa sorta di pronto intervento sia affidato a Kat e Ogden è significativo dal momento che rafforza l’idea espressa da Ogden allo sceriffo Giles che questi spiriti siano tutt’altro che malvagi. Li vediamo, infatti, soccorrersi a vicenda, ma soprattutto li vediamo interagire pacificamente con gli umani che hanno accettato di non considerarli nemici da estirpare, ma opportunità da cogliere. Che abbia ragione, quindi, Ogden? Che abbia fatto bene Giles a fidarsi del suo amico concedendogli un nuovo inizio?

Outast seaon finaleChi non sarebbe sicuramente d’accordo è, manco a dirlo, il reverendo Anderson. Sebbene abbia infine accettato di essere subalterno a Kyle riconoscendo di non essere in grado di conseguire altro che fugaci ed effimere vittorie, il reverendo è ormai completamente fuori controllo. Il suo manicheo modo di approcciarsi ai posseduti vedendo in essi la gramigna da estirpare con ogni mezzo possibile ne fa una figura spigolosa che è difficile giudicare. Soprattutto lo rende il personaggio che maggiormente ha subito una evoluzione durante questa prima stagione passando dall’essere considerato il principale esponente del fronte dei buoni per poi finire per essere un invasato incapace di ragionare e guidato solo da un insaziabile appetito di distruzione. Identificato in Sidney il diavolo biblico, il reverendo non si ferma di fronte a nessun dubbio e arriva ad incendiarne l’abitazione per il puro gusto della sfida tenacemente orgoglioso di quei paraocchi che non gli consentono di considerare argomentazioni diverse dalla sua. A farne le spese non è solo Aaron (tra il tripudio nascosto di chi ha visto in lui la conferma che gli adolescenti nelle serie tv sono quasi sempre o insopportabilmente arroganti o tremendamente stupidi o tutte e due le cose insieme), ma sarà soprattutto il traballante rapporto con quella Patricia che poteva essere l’unica ancora per frenare la folle deriva di Anderson.

Outcast termina la sua prima stagione con un season finale che può definirsi una conclusione solo grazie alla varietà di significati che il vocabolario associa a questa parola. Che Kirkman ringrazi dunque Dante.

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1.10 - This little thing
  • Conclusione? Dipende dai punti di vista
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