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Outcast: Recensione dell’episodio 1.04 – A Wrath Unseen

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Al Pacino, Keanu Reeves e Charlize Theron erano i protagonisti de L’Avvocato del Diavolo, interessante film del 1997 che solo in parte riusciva ad essere all’altezza di un cast tanto promettente. La scena finale del film vede il Diavolo interpretato dall’attore italo – americano sorridere minacciosamente mentre ricorda che il suo peccato preferito è la vanità. Ma che cosa è la vanità se non una malsana degenerazione dell’orgoglio? E quando l’essere soddisfatti di sé stessi per qualche meta che si è faticosamente raggiunta o qualche successo che si è meritatamente ottenuto diventa, invece, un pernicioso vantarsi che ti convince di una fasulla infallibilità? Quando è l’orgoglio ad essere il peccato preferito del Signore degli Inferi?

Outcast 1x04Tracciare uno sfuggente confine è sicuramente difficile. Ma oltrepassarlo è tanto semplice che troppo tardiva arriva la scioccante consapevolezza di aver fatto quel passo in più verso il baratro della colpa. Come capita al reverendo Anderson la cui ossessiva dedizione alla titanica missione che si è assegnato da solo trasforma ogni faticosa vittoria in un insolito trofeo da esporre come indispensabile memento della profonda giustezza del suo operato. L’irascibile esorcista ha dedicato tutto sé stesso alla lodevole battaglia contro quei demoni che si accaniscono sui cittadini inermi della anonima Rome, interpretando il complesso ruolo del pastore di un gregge di anime come il guardiano che deve difendere le sue fragili pecorelle dagli assalti improvvisi di lupi famelici. La foto del figlio volata via, la difficoltà di accettare la corte serrata della sua spasimante sono i segni evidenti di quanto totalizzante sia il suo immergersi nel compito che si è preso come se questo sia l’unica cosa da cui nessuno potrà separarlo e da cui non potrà mai essere abbandonato. Una quasi maniacale identificazione con la figura del difensore delle anime che finisce per rendere l’orgoglio del successo una benda oscura che impedisce di vedere quanto soltanto momentanee siano, in realtà, le sue faticose conquiste. Arruolare Kyle nel suo risicato esercito era per il reverendo il modo migliore di aumentare le armi a sua disposizione. Ma si rivela, invece, il più inaspettato sconvolgimento di tutta una serie di convinzioni radicate. Perché, nello scorso episodio, Kyle gli ha rivelato che non tutti possono essere salvati. Perché, in questo episodio, Kyle gli fa scoprire che la pia Mildred, che con tanta costanza segue le funzioni domenicali dopo essere stata esorcizzata dal reverendo, sta solo fingendo perché il cambiamento avvenuto dentro di lei è verso il male e non verso il bene e, soprattutto, è qualcosa che a lei piace e di cui non ha intenzione di pentirsi. Una sconfitta su tutto il fronte, quindi. Ma una sconfitta salutare perché costringe il reverendo a guardarsi intorno ed accorgersi che da tempo ha passato quella linea che separa un sano orgoglio da una vuota vanità.

Outcast 1x04L’orgoglio può essere anche un sentimento positivo quando nasce dalla soddisfazione per avercela fatta a superare un passato traumatico costruendo un presente sereno. Come quello di Megan che ci era stata mostrata finora come una incrollabile icona della positività dedita soltanto a ripescare il malandato fratello dall’abisso di depressione in cui si era lasciato affondare. E, invece, non è solo Kyle ad aver avuto una adolescenza segnata da un dramma inimmaginabile. Anzi, si potrebbe quasi dire che tra i due sia proprio la sorella quella ad aver subito di più. Perché la tragedia di Kyle è un qualcosa di soprannaturale e inspiegabile, quella di Megan concreta e tremendamente umana. Violentata da quello che doveva essere un fratello adottivo a cui affezionarsi e che invece è stato un incubo da cui è impossibile liberarsi. Eppure, Megan ce l’aveva fatta e ancora prova a mostrare la stessa forza orgogliosa incontrando Donnie per intimargli di non rovinare la vita ai suoi cari oggi come ha fatto a lei in passato. Per questo prova a nascondere la verità sull’identità del suo stupratore al marito Mark chefinirà comunque per compromettersi pestando Donnie a favore di telecamera. Colpa dell’orgoglio di Megan che pensava di poter fare tutto da sola? È proprio questo dubbio che spingerà la fin qui solare moglie e sorella a lascarsi andare ad una furia distruttrice spaccando vecchi oggetti di vetro in un buio assolutore.

Outcast 1x04Motore atipico di entrambe le vicende è ancora una volta Kyle che prosegue il suo ostinato percorso alla ricerca di una verità che lo assolva dai crimini infamanti (aver ridotto la madre in stato vegetativo e picchiato la moglie fino ad essere allontanato dalla figlia) di cui è accusato e che lo marchiano davanti agli occhi della sospettosa popolazione di Rome. Ma questa sua ricerca è proprio il punto debole della serie. Non perché non sia interessante o motivata, ma perché troppo lentamente procede con piccoli indizi che si aggiungono di volta in volta seminando più dubbi che risposte. I posseduti sono davvero indemoniati? Si direbbe di no a giudicare dalla costanza con cui Mildred si reca in parrocchia. Sono davvero tutti, e solo, esagitati e pericolosi? Anche qui un altro no dal momento che è solo il pastore tedesco ad accorgersi che qualcosa non va nel vicino dello sceriffo Giles che si convince finalmente che i procioni sventrati e inchiodati agli alberi sono indizi da non sottovalutare. Sono davvero personaggi violenti ed esplicitamente anomali? Si direbbe ancora di no visto quanto dimesso e banale appare il misterioso uomo col cappello che si presenta al funerale del vicino di Kyle con il chiaro intento di incontrare di persona il reietto e di svelarci il suo nome. E quindi cosa sono? Cosa è quel liquido nero che cola dal naso dell’uomo ed erutta dalla bocca degli esorcizzati quando Kyle entra in azione? Domande che aspettano una risposta in tempi che si spera non siano eccessivamente lenti.

Outcast prosegue la sua marcia proponendo spunti interessanti che però non possono far dimenticare che tutto si svolge con i ritmi compassati di una ieratica processione condotta da anziani con il deambulatore. Va bene prendersi il proprio tempo per presentare i personaggi e il loro background, ma sarebbe il caso di ricordarsi anche di far accadere qualcosa che li metta in moto nel presente per arrivare al futuro della serie. È chiedere troppo?

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  • Orgogliosi anche della lentezza?
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