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Other Side of the Serial: L’evoluzione della comunità LGBT nelle serie tv

“Quando ho saputo, sono quasi arrivato alle lacrime. E’ stata come un’esplosione, un pugno nel petto. Il matrimonio non è più gay o etero, è IL matrimonio. Sono quasi arrivato alle lacrime, lacrime di gioia… anche se io non posso ancora sposarmi l’idea che tutto un paese è unito in una cosa del genere mi ha reso orgoglioso… è stata una spinta a credere in più in cosa siamo. E’ stata una botta d’orgoglio, un pride… visto che siamo in tema. E’ stato un abbraccio collettivo. “

“Questa notizia ha avuto un impatto molto positivo sulla comunità e sugli stati occidentali: una cosa del genere arriva a far riflettere tutti.”

Queste sono solo due delle testimonianze delle migliaia di persone che hanno partecipato al Gay Pride di Milano, svoltosi ieri per le strade della capitare industriale italiana. Il corteo ha visto carri, musica e danze, nonché un intervento del sindaco della città: erano attese 50.000 persone mentre l’effettivo conto superava i 100.000. Una parte dell’affluenza dovuta senz’altro alla decisione della Corte Suprema Americana di venerdì, che ha finalmente deliberato che il matrimonio tra le coppie dello stesso sesso è legale in tutti i 50 stati, scatenando una serie di gioiose frasi sui maggiori social, da parte di persone di ogni parte del mondo.

Siamo nel 2015 e questo è un traguardo, un risultato importante, ma non un risultato finale e definitivo. Il pride di Milano è alla sua dodicesima edizione, quello in Ucraina contava alla seconda edizione a malapena 150 manifestanti, attaccati prima dell’inizio della parata da estremisti nazionalisti, e in ben 9 paesi islamici l’omosessualità è punita con la pena di morte. Quello che è successo venerdì in America è motivo di orgoglio e di festeggiamento ma quante persone non possono gioire apertamente per la decisione della Corte Suprema? Per capire come la visione della comunità LGBT si sia evoluta nel corso degli anni basti pensare alle serie tv e a come la visione delle coppie dello stesso sesso – per non parlare delle persone che hanno deciso di cambiarlo – sia cambiata, si sia aperta verso la possibilità di comprensione prima e accettazione poi, arrivando a raggiungere quei risultati che oggi definiamo ‘diritti dell’umanità’.

queer as folk_brian e justinNel 2000 la Showtime trasmetteva la prima stagione di una serie che sarebbe passata alla storia, Queer as Folk. Il drama ruotava intorno alle vite di cinque amici di Pittsburg, tutti omosessuali, e ne esplorava vizi e virtù, senza elemosinare scene particolarmente esplicite di sesso. Il protagonista, Brian Kinney, interpretato da Gale Harold, era coinvolto in una relazione con un ragazzo a malapena maggiorenne, Justin, e tra alti e bassi la serie seguiva principalmente il loro rapporto. Il telefilm ha per cinque anni affrontato tematiche importanti, dall’AIDS al concetto di fedeltà nelle coppie omosessuali, agli stereotipi più noti quali gay=macchina del sesso. La serie, che ha debuttato 15 anni fa, non lo sapeva ma avrebbe costituito l’incipit, una pietra miliare per tutte le serie che sarebbero seguite e per tutte le coppie dello stesso sesso che la tv avrebbe cercato di raccontare.

Erano anni difficili, come raccontano anche i produttori di QaF, poiché interpretare un personaggio omosessuale era spesso sinonimo di paria nel mondo di Hollywood, nel mondo televisivo. Simili esempi possono essere citati per serie più o meno contemporanee: in Buffy l’Ammazza vampiri Tara e Willow hanno costituito una delle prime coppie lesbiche ad essere raccontate in tv. Le loro scene non sono mai andate oltre a qualche bacio e, dal momento che la serie ruotava intorno all’elemento sovrannaturale e la loro storia era secondaria, non fece moltissimo scalpore. Diverso il caso di Xena – Principessa Guerriera, in cui la relazione tra le due protagoniste (Xena e Olympia) non è mai stata dichiarata apertamente omosessuale ma, grazie all’intimità delle due protagoniste e ad un unico, casto bacio che si sono scambiate, le due sono divenute baluardo di diverse associazioni lesbiche, che hanno fatto della loro relazione un vessillo per la loro battaglia.

xena e olympiaNulla di sconvolgente ha travolto la televisione fino alla metà degli anni duemila. Il motivo è probabilmente lo stesso che aveva bloccato molti a presentarsi ai provini per Brian Kinney: l’omosessualità non era più un tabù ma continuava a costituire qualcosa di scomodo, qualcosa spesso da nascondere e da condannare. In molti di certo ricorderanno Jack di Dawson’s Creek. Il personaggio di Kerr Smith ha rappresentato un debole tentativo di dare voce all’essere omosessuale, all’oppressione che questa condizione comportasse all’epoca. Al di là di un’ottima interpretazione, penso che i tempi non fossero ancora abbastanza maturi per poter definire Jack un esperimento ‘riuscito’ della rappresentazione del confronto degli omosessuali con la realtà, almeno per il momento storico in cui la comunità LGBT si trovasse allora.

Gli anni che vanno dal 2005 al 2007 possono essere definiti di assestamento, poiché iniziano a farsi spazio nel mondo del piccolo schermo anche delle storie con persone dello stesso sesso di un certo spessore. Non sarà stato il caso di Marc in Ugly Betty o di Eric in Gossip Girl, ancora abbastanza stereotipati come personaggi, ma di sicuro è quello del rapporto di Emily e Naomi nella seconda generazione (terza e quarta stagione) di Skins. C’è da dire che Skins ha sempre cercato (riuscendoci) di guardare al mondo degli adolescenti con un realismo quasi doloroso, raccontando anche quello che non avremmo voluto vedere o ammettere di sapere. Al di là di questo, il modo in cui Skins si è rapportato alla concezione dell’omosessualità ha già chiarito come non si trattasse più di un ‘problema’ ma di qualcosa che potesse essere vissuto con felicità e normalità in una comunità anche conservatrice come quella inglese.

greysanatomy_callieArizonaLa vera svolta televisiva, tuttavia, arriva solo dopo il 2008. Cavalcando l’onda della popolarità, Shonda Rhimes introduce l’elemento dell’omosessualità nel suo show di punta, Grey’s Anatomy, in cui Callie Torres non solo affronta la realizzazione della sua bisessualità ma anche la concezione di una famiglia allargata, con il padre biologico di sua figlia e la sua allora compagna (poi moglie) Arizona. Bisessuale è anche Kalinda in The Good Wife, ma non c’è molto tempo per dilungarci su di lei. Un nuovo step viene fatto verso l’accettazione: l’essere gay non è solo essere spaventato dal giudizio della società o l’essere considerato un maniaco in preda agli ormoni, è anche ricerca delle cose normali come famiglia e stabilità. Ed ecco che entra in gioco quel piccolo gioiellino che è Modern Family. La comedy di Christopher Lloyd ruota proprio intorno ad una famiglia omosessuale, una che deve avere a che fare sia con l’accettazione (non accettazione, in alcuni casi) della famiglia, sia l’adozione dei figli. Si parla quindi di qualcosa di attuale, di un nuovo paletto che inizia pian piano a divenire un tema molto dibattuto: famiglia gay, famiglia con due genitori dello stesso sesso, si o no? Quasi subito scatta l’acerrima battaglia, con i cristiani da una parte e quelli che dicono ‘non ci sono famiglie gay o famiglie etero, solo famiglie’ dall’altra. Il risultato? Lo abbiamo visto questo venerdì.

Il 2009 è anche l’arrivo di Glee e dell’ancora una volta tema scottante del bullismo scolastico, che ci ricorda come il progresso non sempre possa essere uniforme e dare un risultato unanime. Kurt Hummel diventa un baluardo di lotta contro le ingiustizie e, in seguito, la sua storia con Blaine dimostra come a tutto possa esserci (romanzando la cosa, ovviamente) una soluzione. Qualche anno dopo lo stesso tema viene affrontato in Shameless, anche se con toni totalmente diversi, in cui il bullismo deriva da un ambiente intollerante all’idea di omosessualità, privo di banchi scolastici o armadietti sbattuti in faccia. Ian Gallagher e poi Mickey Milkovich sono una rappresentazione originale, poco stereotipata di un mondo che cambia ma si ostina a restare lo stesso. Perché ogni tanto bisognerebbe pensare che, al di là di quello che si vuol credere o si pensa di sapere, ci sarà sempre una realtà diversa pronta a colpirci alle spalle.

normal heart 2Una realtà come quella raccontata dal film The Normal Heart, che ci fa fare un brusco passo indietro e ci ricorda con quanto dolore e quanta sofferenza si sia riusciti ad arrivare ad ottenere la comunità omosessuale che si ha oggi. Le battaglie, le lotte, come per ogni grande cosa compiuta nel corso della storia, sono state tante e il film con protagonisti Mark Ruffalo e Matt Boomer ne da una prova eccelsa, tanto da guadagnare a Matt il Golden Globe e il Critics’ Choice Award e a Mark il Satellite Award e il SAG.

Ma si tratta solo di esempi, tanti esempi, ancora moltissimi che meriterebbero di essere citati – ma non abbiamo tutto il giorno e non voglio stancarvi. E’ grazie a queste serie che oggi abbiamo potuto avere un Nolan Ross, una Cosima Niehaus, una serie come Orange is the New Black. E’ grazie al coraggio di personaggi innovativi in tempi ancora fin troppo reticenti che si è potuti arrivare a conoscere Connor Walsh, Jamal Lyon o la serie Faking It di MTV, Looking  e persino Girls. Per non parlare di Sense8… Il mondo è cambiato e non potremmo che esserne felici ma proprio mentre quello cambiava, le serie televisive l’hanno fatto con lui, dimostrando che spesso il rischio è qualcosa che vale la pena prendere, che tentare non sempre vuol dire fallire e che, se bisogna credere il qualcosa, è meglio credere nella grandezza, perché la ricompensa non può che essere proporzionale al risultato.

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