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Orphan Black

Orphan Black: Recensione dell’episodio 3.02 – Transitory Sacrifices of Crisis and 3.03 – Formalized, Complex and Costly

Se si dovesse descrivere “Orphan Black” usando il minor numero possibile di parole, si potrebbe sintetizzare dicendo che “Orphan Black è un esperimento, una serie dove una sola attrice interpreta molti personaggi diversi uniti dall’essere tutti dei cloni in guerra contro una organizzazione segreta che cerca di catturarli per studiarli o ucciderli” (e si userebbero comunque non poche parole). Se questa descrizione poteva andare bene fino alla seconda stagione, questa terza richiederebbe un doveroso aggiornamento perché ora non c’è più un solo gruppo di cloni e pure le organizzazioni che si battono tra di loro sono aumentate di numero. Molta più carne al fuoco, quindi. Ma anche il concreto pericolo che da tutto questo arrosto si alzi troppo fumo. Siamo a questo punto ?

OrphanBlack3x03MarkSarahNo. Fortunatamente, gli showrunners Manson and Fawcett riescono ancora a cuocere tutte le loro pietanze senza essere sopraffatti dal sempre più difficile compito di controllarne la delicata cottura su tanti fuochi diversi. Merito della felice scelta di dare ad ognuno dei membri del Clone Club una missione precisa perfettamente aderente alle caratteristiche che abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare. Così la determinazione incrollabile e il coraggio indomito sono le doti principali che fanno di Sarah la candidata ideale per cercare Helena e gestire le parti più action della serie. Anche il continuo ondeggiare tra follia e lucidità di Helena, pur essendo un qualcosa di già visto, continua a non annoiare dal momento che viene mostrato solo in pillole necessarie a non far dimenticare allo spettatore per chi Sarah affronta le sue mille peripezie arrivando anche a separarsi nuovamente dalla sua amata Kira per tenerla lontana da ogni pericolo (e per consentire a Michiel Huisman di alternarsi tra i personaggi di Cal in “Orphan Black” e Daario Naharis in “Game of Thrones” senza disdegnare puntate al cinema). È indubbiamente questa la storia portante di questa stagione andandosi a legare a doppio filo con lo scontro con i cloni maschi del progetto Castor guidato dalla misteriosa Virginia Coady e da un Paul decisamente più combattivo che in passato. Non sorprende, quindi, che anche altri personaggi si aggancino a questa storyline anche se spesso sembrano solo strumenti narrativi introdotti per dare un partner a Sarah. È questo, infatti, il ruolo di Siobhan e (in parte) Felix, ma soprattutto di Art tornato nel terzo episodio per aiutare Sarah a ritrovare Mark (e confessare troppo tardivamente il senso di colpa per la morte di Beth a cui era legato da più che un affiatato rapporto di lavoro).

OrphanBlack3x03AliDonnieSe a Sarah spetta condurre il gioco principale, sono Cosima, Alison e Rachel a dover farsi carico delle storyline secondarie a cui viene dedicato un minutaggio a volte troppo basso per consentire un approfondimento forse necessario. Così i passi avanti di Cosima e Scott rischiano di apparire degli incredibili colpi di genio piuttosto che il frutto di una attenta indagine scientifica quale si presume i due stiano conducendo così come ha quasi del miracoloso l’apparente guarigione della stessa Cosima. Facile immaginare che il loro lavoro si intrecci in qualche modo con i piani della Dyad diretta ora da una Delphine che appare a tratti sfumando sullo sfondo contrariamente a quanto sembrava di capire dalla premiere di questa stagione e che prima o poi questo porti ad uno inevitabile scontro con una Karen che sicuramente non accetterà di restare fuori dai giochi. Difficile, invece, comprendere come la campagna elettorale di Alison e Donnie a base di saponette e pillole possa essere più di una pausa necessaria a tirare il fiato tra una corsa e l’altra sorridendo per l’assurdo casus belli (l’elezione a rappresentante dei genitori al distretto scolastico) che convince i due a trasformarsi in una parodia di Breaking Bad.

OrphanBlack3x03BonnieSarah, Helena, Cosima, Alison, Karen. Personaggi accomunati dall’essere cloni, ma soprattutto dimostrazioni evidenti delle capacità attoriali di Tatiana Maslany. Raddoppiare il progetto Leda introducendo il progetto Castor è il rischio più grosso che la serie ha deciso di correre. Perché il successo di questa scommessa dipende interamente da quanto Ari Millen riesce a bissare la performance della poliedrica attrice canadese. Scommessa vinta? Ancora presto per dirlo. Forse, spaventati loro stessi da questo pericoloso gioco d’azzardo, gli autori hanno per ora differenziato molto poco i cloni maschili. Aiutati in ciò dalla valida scusa che tutti i figli del progetto Castor sono stati addestrati per essere i soldati perfetti, i cloni maschili fin qui introdotti sono tanto simili tra loro che solo qualche caratteristica fisica permette di distinguerli (la cicatrice per Rudy, i baffi per il già defunto Seth, il viso pulito per Mark). Anche l’idea di ricorrere ad una fulminante versione dell’encefalite spongiforme come “difetto di fabbrica” di questi cloni è un furbo escamotage per giustificare il carattere sostanzialmente schizoide di Rudy e Seth che è invece accantonato nel caso di Mark per non contraddire le passate stagioni quando il marito di Gracie era con i Proletiani. Gruppo che ritorna prepotentemente nel terzo episodio con Bonnie, vedova di Henrik, nel ruolo di vendicativo leader.

“Orphan Black” nasce come un esperimento rischioso nel suo voler affidare ad una sola attrice il peso di tanti personaggi diversi coinvolti in una sola rutilante storyline. Dopo due ottime stagioni, era probabilmente giusto provare ad aggiungere qualche carrozza ad un treno che continua a viaggiare veloce, ma è una operazione che va fatta con cura per non sbilanciare il carico. Altrimenti si finisce per deragliare rovinosamente. Non siamo ancora a questo, ma meglio fare comunque molta attenzione.

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