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Orphan Black

Orphan Black: Recensione della Quarta Stagione

L’idea del confine è l’elemento motore per eccellenza della mente umana: se non ci fosse il desiderio di andare oltre non si avrebbe il progresso e non sarebbe possibile provare il senso di aver raggiunto un traguardo, di sentirsi gratificati. Tuttavia i confini servono anche come limiti, aiutano a ricordare che l’onnipotenza non poggia i piedi per terra e che andare troppo in là spesso può rivelarsi fallimentare.

La quarta stagione di Orphan Black fa della rottura delle barriere il suo perno. Tutti in questo ciclo narrativo vanno oltre le loro capacità, al di là delle proprie limitazioni personali e se per pochi personaggi questo si rivela un successo per altri invece è un fallimento. Così c’è Sarah, che ripercorrendo a ritroso le vicende di Beth indossa a suo malgrado lo stato emotivo della poliziotta rischiando la vita e lOrphan Blacka solitudine, le fa compagnia una Rachel determinata a riconquistare il suo corpo dopo l’infermitá, segue Cosima con la sua mente scientifica non convenzionale e infine Evie Cho che mossa da una forte arroganza rompe le barriere dell’etica pur di avvicinarsi alla sua idea perfezione.

Va detto che tale personaggio – identificabile come l’antagonista di questa stagione per una parte – non spaventa più di tanto. È quello che rappresenta a mettere veramente inquietudine, ovvero l’idea che la scienza sia disposta a rendersi anonima e disumana pur di mandare avanti il macchinario del progresso. Affrontare la bioetica e le sue implicazioni è sempre stata una delle caratteristiche identificative della serie e il fatto che sia avvenuto anche in questa stagione sicuramente  ne costituisce un punto a favore.

Ciò che invece può aver fatto storcere il naso è la scelta di chiarire la vicenda di Beth e l’introduzione del clone MK. Pur essendo tale via narrativa coraggiosa, e anche doverosa verso lo spettatore, troppe volte le azioni del clone nordico sono apparse come un Deus ex Machina facendo risultare questo personaggio troppo comodo e svegliando il sospetto che forse quello che è stato mostrato non era ciò che era stato pensato agli inizi della serie rischiando in diverse occasioni di andare a compromettere la credibilità del tutto.orphan black quarta stagione review

Un ulteriore peccato commesso dagli autori è quello di aver superato troppe volte l’eccesso di velocità nello svolgimento della trama. Va bene il ritmo avvincente e rapido per tenere viva l’attenzione di chi guarda, ma in alcuni tratti bisogna rallentare e fare il punto della situazione. Troppo sbrigativa è stata infatti la risoluzione della fase seguente alla morte di Kendall: è stata mostrata e approfondita la disperazione delle sorelle dopo la perdita ma il modo con cui Cosima poco più di una puntata dopo viene fuori con la cura puzza un po’. Non poteva arrivarci due stagioni fa con la stessa facilità e risparmiare dello stress a se stessa e magari anche dello spargimento di sangue?

Altro personaggio che continua a risultare a sé stante è quello di Kira, in un mondo di scienza avanzata ma idealmente realizzabile la sua semi paranormalità abbinata a chiaroveggenza e sguardi persi dell’attrice (metti molta ansia, complimenti ragazza) non sembra sposarsi poi così bene con il tutto. Pure Sarah non brilla particolarmente a causa di un atteggiamento troppo solitario ed egoista che la porta in diversi frangenti ad agire indipendentemente dalle sorelle facendo sentire la mancanza della dinamica di gruppo dei cloni, solitamente molto d’effetto e gradevole, senza contare l’assoluta perdita del senso di maternità che invece la muoveva in passato.

Chiusa la parentesi dei difetti si arriva ai pregi della stagione. L’umorismo sembra aver fatto un balzo in là grazie alla dinamica combinata degli Hendrix (Donnie mi fai morire) e Helena, senza contare il minutaggio aumentato di Krystal che più e più volte fa sbellicare dOrphan Blackalle risate. Pare quasi inutile parlare della recitazione della Maslany che come sempre fa un lavoro eccelso nell’interpretazione dei cloni, rendendoli distinti non solo nella voce e aspetto ma soprattutto nella mimica facciale. Chapeau e dita incrociate per l’Emmy.

Resta il fatto che la stagione è condita dalla giusta quantità di colpi di scena e di ritorni (graditi o meno), riuscendo finalmente a chiarire il prologo della vicenda e rispondendo a molte delle domande che avevano fatto compagnia allo spettatore nelle precedenti serie.

Come annunciato al Comic Con qualche giorno fa la quinta stagione sarà l’ultima, effettivamente la carne da cuocere rimasta non è molta e visto quanto accattivante è stata questa stagione consola sapere che gli autori hanno poco spazio per fare un eventuale danno e rovinare una serie che sicuramente verrà ricordata per le originali tematiche e l’occhio sempre attento al mondo LGBT. Ce la faranno le sorelle più sfruttate dalla scienza a trovare un po’ di pace?

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Orphan Black - Quarta stagione
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