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Orphan Black

Orphan Black : Recensione dell’ episodio 4.03 – The stigmata of progress

Nella prima stagione era toccato a Charles Darwin e al suo capolavoro L’origine della specie. Poi era stata la volta delle opere del padre dell’empirismo sir Francis Bacon e del discorso di addio di Dwight Eisenhower. Quest’anno l’onore di vedere i propri scritti usati come titoli degli episodi di Orphan Black spetta a Donna Haraway, filosofa statunitense che attualmente insegna teoria femminista e storia della scienza e della tecnologia alla Univesità di Santa Cruz. Scelta tutto fuorché casuale dal momento che gli studi della Haraway si sono sempre concentrati sulle implicazioni della scienza e della tecnologia sulla vita dell’uomo moderno.

Orphan Black 4x03Per quanto poco noti ai non addetti ai lavori, è interessante come questo terzo episodio della quarta stagione di Orphan Black possa leggersi proprio facendo riferimento agli elementi caratteristici delle teorie formulate dalla docente statunitense. Ritroviamo, infatti, in apertura Rachel e Charlotte, gli ultimi due cloni che ancora mancavano all’appello, ma anche Ira ultimo sopravvissuto del progetto Castor e Susan Duncan, spietata madre dell’intera opera di clonazione. Il futuristico occhio bionico di Rachel, il cui funzionamento un calmissimo Ira sta controllando, fa il paio con la protesi biomeccanica di Charlotte richiamando alla mente la figura del cyborg che, stando alla definizione data da Manfred Clynes e Nathan Kline (i due scienziati che negli anni sessanta resero popolare il concetto), è un essere umano potenziato da innesti meccanici. Ma questa stessa parola compare anche in Manifesto Cyborg – Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo che, pubblicato nel 1995, riassumeva i cardini di quella teoria cyborg che è la summa dell’innovativo pensiero della Haraway. L’uso di protesi (la gamba di Charlotte e l’occhio di Rachel ad esempio), lenti a contatto, by – pass illustrano in maniera didascalica quanto la tecnologia sia entrata nel quotidiano offrendo la possibilità di fare del corpo umano un territorio di sperimentazione e non più la sacra sede di una intoccabile naturalità. Parole che non stonerebbero in bocca a Susan e che, portate all’estremo, ci mettono poco a diventare il sogno di indirizzare l’evoluzione umana che l’algida madre di Rachel indica come bene superiore a cui sacrificare ogni affetto personale. I proletiani sono quindi figli degeneri del pensiero della Haraway? Improbabile ovviamente, ma è interessante notare che questo forse non del tutto volontario accostamento offre allo spettatore più attento la possibilità di allargare i propri orizzonti culturali in modo imprevisto. Molto meno imprevedibile è, invece, la mai doma combattività di una Rachel che sembra aver deciso di sfruttare le sue raffinate capacità di osservazione e deduzione per salvare sé stessa e la sua enigmatica alleata Charlotte. Che sia lei ad aver richiamato Ferdinand, altro ritorno di questo episodio? Più che probabile (e il pc di Charlotte è l’indiziato numero uno come mezzo di comunicazione), ma quel che più colpisce è quanto questa mossa suggerisca una inedita collaborazione tra Rachel e la sua nemesi Sarah.

Orphan Black 4x03Aiuto inatteso e comunque più che necessario dal momento che mai come prima stavolta Sarah gioca il ruolo per lei assolutamente nuovo della vittima impotente che, pur sforzandosi con tutte le sue forze, non sa come liberarsi della ferale minaccia rappresentata da quel verme che striscia nella sua guancia. Né la scienza di Cosima e Scott, né le voci raccolte in giro dal collaborativo Dizzy, né l’aiuto investigativo di Art possono fare più che indirizzare Sarah verso una soluzione dall’esito incerto inquietantemente rappresentato dall’immobilità a cui è costretta sulla sedia da dentista mentre una mordacchia le impedisce anche di parlare, ma non di mostrare la bravura della Maslany a comunicare terrore e ansia con il solo sguardo. Eppure, anche quando sembra cedere alla paura, Sarah non smette di mostrare quella tenacia ribelle e quella testarda determinazione che caratterizzano, nelle diverse declinazioni di questo concetto, un po’ tutte le donne di Orphan Black che si tratti dei cloni Sarah, Rachel, Cosima, della sempre più badass Siobhan, della scontrosa Kendall Malone e persino della sempre meno remissiva Kira (i cui sogni suggeriscono doti di preveggenza che stonano con il carattere scientifico della serie). Ancora lontani echi del pensiero della Haraway? Forse si, dal momento che proprio i cloni rappresenterebbero più del cyborg l’impossibilità di pensare all’uomo in maniera puramente biologica. Duplicare un essere umano significa spezzare la dicotomia tra ciò che è naturale e ciò che è artificiale invalidando quindi il sistema di pensiero basato sulla contrapposizione tra due dualismi. Secondo la Haraway la cultura occidentale ragiona in termini di dualismi antitetici dove un termine deve dominare sull’altro. Da femminista convinta, la studiosa statunitense mette al primo posto quello uomo/donna che verrebbe a crollare insieme agli altri. E chi meglio delle protagoniste di questa serie dimostra quanto fasullo sia il predominio del primo termine sul secondo?

Orphan Black 4x03Riflessioni dotte e ansia opprimente caratterizzano buona parte di questo episodio, ma da entrambe sono gradevolmente dispensate le vignette divertenti che vedono protagonisti il sempre più affiatato trio composto da Alison – Donnie – Helena. Ed è giusto che sia così dal momento che i primi due rappresentano il lato scanzonato e rilassante della serie, mentre la maternità gemellare della terza sembra averla convinta a mettere in stand-by il lato psicopatico per far emergere quella verve imitatoria che brilla nelle interazioni con il timoroso marito della soccer mum. La confessione via Skype dell’omicidio del dr Leekie a Cosima e l’interrogatorio subito dai due poliziotti che indagano sulla strage nel garage di Pouchy (ma quindi è passato poco tempo dalla fine della scorsa stagione) sono momenti decisamente comici che alleggerisco un episodio che deve fare i conti anche con il repentino voltafaccia di Felix. Sebbene possa essere comprensibile il desiderio di quest’ultimo di trovare le proprie origini (ma quella Adele tanto facilmente ritrovata e tanto simile a lui come carattere e gusti alcolici non è sospetta?), stupisce che questa volontà spinga il devoto fratello di Sarah a disinteressarsi completamente della sua famiglia adottiva dopo che per tre stagioni si è sempre prodigato per loro. Anche perché questo cambiamento radicale ci viene presentato come cosa fatta senza mostrare il perché e il per come di questa conversione.

The stigmata of progress è una frase che unisce la sacralità religiosa di un fenomeno innaturale con il concetto concreto dello sviluppo tecnologico e rende bene il carattere della serie dove sono la dicotomia ragione/sentimento si spezza più volte per diventare una confortevole armonia. Chissà se la Haraway segue Orphan Black. Ne sarebbe contenta.

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4.03 - The stigmata of progress
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