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Orphan Black

Orphan Black: Recensione degli episodio 3.05 – Scarred by Many Past Frustrations e 3.06 – Certain Agony of the Battlefield

Ormai due cose son chiare in questa serie. Uno: non sai mai chi è veramente un nemico e chi un alleato. Due: una sestra è e sarà sempre una sestra.
Attivati a metà e passa di questa terza stagione di Orphan Black, non siamo ancora in grado di dare una rorphanblack30506_sarahelenaisposta più o meno chiara e convincente di tutti quegli interrogativi che Manson & Fawcett hanno posto in essere. Anzi, più andiamo avanti e più la situazione diventa intricata.

Pian piano, ma sempre con l’affanno tipico di questo show, ci addentriamo in un territorio, in un racconto di cui i cloni femminili e quelli maschili che stiamo imparando a conoscere non sono che la punta di un’iceberg.

In questa stagione uno dei punti nevralgici della storia è stato di sicuro il campo militare in cui viene portato avanti dalla scienziata / mamma Virginia Coady il progetto Castor.
E in questi ultimi due episodi è proprio il campo ad essere il palcoscenico principale su cui vengono messi a dura prova i rapporti della prima delle protagoniste di questa serie, Sarah Manning. Prima Helena, poi Paul, ma anche Beth nella sua testa e nelle sue allucinazioni, Sarah compie un percorso duro e doloroso (anche in senso fisico), una sorta di espiazione dal senso di colpa che sembra essere una costante della sua vita. Kira, Beth, Helena, ognuno di loro rappresenta per Sarah una ferita aperta.

orphanblack30506_sarahbethPoetici e tristi gli incontri irreali con la figlia e la sorella a cui ha rubato l’identità.
Kira è il contrasto profondo (anche visivamente) con quell’orrore che il campo di battaglia (la vita di Sarah ormai!?) è diventato, l’ultimo e unico fortino in cui nascondersi per non aver paura.
Beth è la sua coscienza, il grillo parlante a cui chiedere come affrontare il passato ma anche e soprattutto il futuro. Perché continuare a chiedersi perché e non provare a chiedersi chi? 

Lo so che non si può ogni volta rimarcare quanto sia dannatamente brava Tatiana Maslany, ma diamine se lo è. E in questi due episodi gli sceneggiatori ci hanno regalato alcune delle scene più drammaticamente belle di tutta la stagione (e azzarderei anche la serie). A malincuore devo dire invece che la controparte maschile dei cloni non è stata ancora purtroppo all’altezza delle sorelle. Non perché Ari Millen non abbia gli attributi, ma piuttosto trovo personalmente un po’ noioso come la famiglia Castor sia stata costruita.

orphanblack30506_paulA livello narrativo questi ultimi due episodi ci regalano un gran bel passo in avanti ma un altrettanto passo indietro, come accennavo all’inizio, in pieno stile Orphan Black.
A quanto pare i progetti Leda e Castor servono a qualcuno (a quel qualcuno a cui si riferisce Beth?) a portare avanti un progetto ben più grosso e pericoloso, in grado come dice Virginia di concludere una guerra senza versare una goccia di sangue. A portare alla luce tutto quanto ci pensa in gran parte un personaggio che in questa stagione abbiamo visto e capito poco, Paul. Sempre in bilico sulla linea alleato / nemico, l’uscita di scena del caporal maggiore Dierden mette in ombra tutti i cattivi pensieri che su di lui ci eravamo fatti e ci regala anche un ultimo (piccolo) momento di romanticismo.
Se pensavamo che la DYAD fosse il male, dopo questi due episodi dobbiamo ricrederci. Più in alto si sale, più grande è la perfidia, dovremmo dire.

Intorno alla trama principale, alla cospirazione, continuano a svilupparci le altre storie che già conosciamo. Alcune riescono ancora a sorprenderci, farci sorridere, regalarci momenti di pura ilarità. Altre invece iniziano dal mio punto di vista ad annoiare un po’.
Alison è sempre più Walter White versione donna, tra saponi e balli scatenati al suono di bling bling con il marito. (Scena epica!!)
Felix, tra una minaccia e l’altra a Rachel, trova anche il tempo di dare lezioni su come ballare e bere ad una giovane prolitiana in versione Madonna.
orphanblack30506_alisonCosima invece si affaccia finalmente alla possibilità di una nuova relazione, ma senza probabilmente riuscire a liberarsi completamente dei vecchi fantasmi (che peraltro continuano a seguirla).
È quest’ultima storyline a convincermi di meno, a risultare già un po’ vista. Forse perché il tira e molla con Delphine inizia un po’ a stancare, o forse perché la ricerca che lei e Scott stavano portando segretamente avanti mi sembra un po’ “impastocchiata”.

Ma il peso di questi ultimi due episodi è tutto su Sarah, sulle sue forze e le sue fragilità.

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