Orange Is The New Black

Orange is the new black: recensione dell’episodio 2.12 – It Was the Change

Ci sono persone fatte per scrivere dei finali di stagione, ce ne sono altre che invece non vedono l’ora di scrivere del contro-finale, della penultima puntata, della quiete… prima della tempesta. Io sono una di quelle. Una di quelle che hanno capito che forse l’attesa vale di per se stessa, aldilà di ciò che porterà, vale per ciò che potrebbe portare. E così, non ha forse più fascino la puntata numero dodici che non la tredicesima, in cui tutto sarà svelato? “It Was the Change” è l’episodio in cui tutto è ancora “in potenza” nella mente dello spettatore… e forse è per questo che conquista. Un episodio che è letteralmente pervaso da un senso di “attesa”: si aspetta la tempesta, si aspettano gli sviluppi della vita di Alex fuori dal carcere, si attende il trasferimento di Piper.

OITNB 2X12In OITNB è raro che vengano date delle coordinate temporali specifiche: in che periodo dell’anno siamo? Quanto tempo è passato dall’ingresso della Chapman a Litchfield? Quanto le resta? Boh, non è dato sapere (a parte un piccolo dato offerto durante questo stesso episodio). Se dovessi scommettere di mio però, giurerei che questa puntata è ambientata in uno di quei pomeriggi autunnali in cui si sente la brezza che sta diventando fredda e l’umido della pioggia in arrivo si è già attaccato alla pelle. La tempesta fisica (e psicologica) poi giunge presto, mettendo seriamente in crisi con la sua mole d’acqua tutta la struttura. Ecco quindi che ¾ della puntata sono ambientati in un carcere quasi trasfigurato, con le detenute riunite nel salone… in una sorta di farsesco pigiama-party. Non c’è la luce, i bagni non sono agibili, i dormitori sono allagati: in poche parole la civiltà abbandona Litchfield e con essa anche le regole del vivere “dentro”. Si crea per 40 minuti una sorta di rivoluzione. Molto più di quanto la Sister non sia riuscita a fare scioperando. 40 minuti in cui Taystee picchia P, Red e Vee quasi si ammazzano, e per poco Dayanara e Bennet non si fanno scoprire a causa di un crollo nervoso di lei. Una vera e proprio rivoluzione in parte voluta, e in parte gentilmente regalata da Madre Natura: infatti la serie di disguidi tecnici creano vari disastri collaterali, un esempio? Caputo, veramente sull’orlo di una crisi di nervi, chiama infuriato la Figueroa per comunicarle che la struttura sta lentamente cedendo.

OITNB 2X12Lei, dal canto suo, in quel momento ha altro a cui pensare: è immersa fino al collo nel mondo glamour delle cene di “raccolta fondi” in piena campagna elettorale. Una festa a cui non manca proprio nulla: alcool, palancari, e una gran dose di tristezza e dramma… quando la direttrice scorge inavvertitamente il marito baciare di nascosto il suo assistente. In tutto ciò, lei potrebbe pure essere incinta. Ottimo direi. Ma, insieme alle infrastrutture, a Litchfield stanno cadendo anche le pezze che si erano messe a coprire i clamorosi illeciti finanziari che la Fig in combutta con il consorte stanno praticando già da tempo. Piper l’aveva intuito e proprio nel bel mezzo del “black out” si era recata a cercare un file importantissimo… salvo poi essere colta da Caputo con le mani nel sacco. Non mi riesce difficile però immaginare che lei e Joe, entrambi desiderosi di prendersi una rivincita verso la dirigenza, possano lasciare da parte i loro ruoli di “carceriere-detenuta” ed essere per questa volta “dalla stessa parte”.

E i flashback? Anche stavolta non vengono dimenticati, bensì inseriti (in numero congruo) per farci conoscere ulteriori retroscena della vita di Vee-Taystee e compagnia. Quando ancora erano l’allegra famiglia dell’eroina. Vediamo quindi Vee in tutta la sua crudeltà: raccogliere dalla strada ragazzini, fare loro da madre e poi non esitare a sedurli (meschinamente e, diciamo pure,un po’ inquietantemente).

OITNB 2X12La cosa che sempre mi colpisce di questi Flashback è come di essi non si vedano mai le reazioni “a caldo”: come reagisce Taystee all’uccisione dell’amico? Non c’è fatto vedere. Ma a ciò, io ho trovato una mia risposta: è come se Jenij Kohan ci dicesse “La reazione la vedete costantemente, fuori dal flashback. Le donne che voi vedere sono frutto di ciò che è accaduto. Sono così, in ragione di quanto hanno vissuto”. Capiamo quindi meglio perché Taystee è così bisognosa di una famiglia (che in realtà, noi sappiamo, non ha veramente mai avuto se si esclude Poussey) come mai Mendoza abbia questa faccia così dura e sulla difensiva, perché Red sia alla fin fine così fragile. Red, un personaggione. Red, che pare la più cattiva ma in realtà non riesce ad uccidere la sua nemica di sempre quando ne ha l’occasione.

Tregua” si dicono le due eterne rivali, in fondo sembrano essere arrivate a capire che non merita farsi guerra per così poco.

Ma proprio il montaggio alternato presente-flashback ci fa capire come per Vee questa parola non abbia alcun significato, la donna infatti non esita a uccidere il suo giovane protetto con cui è appena andata a letto. Non c’è tregua, non c’è fine, ci sono solo continue battaglie. Inutile quindi specificare che la inmate afro-americana non restituisce “la cortesia” alla detenuta russa  ed appena può le si avventa letteralmente addosso, pronta a toglierle la vita così come ha fatto mille altre volte: uccidendo, fisicamente e non, tutti coloro che gravitano attorno al suo mondo perverso.

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Ce la farà Red a sopravvivere? Potranno Poussey e Taystee recuperare il loro rapporto? Le risposte a questi interrogativi, insieme a quelli per le domande sulla vita di Alex, il destino di Piper e il futuro di Litchfield, ci attendono nei prossimi ultimi, intensissimi, 120 minuti…

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