Orange Is The New Black

Orange Is The New Black: Recensione dell’episodio 2.08 – Appropriately sized pots

Uno dei temi di questa stagione di Orange is The New Black è il trattamento delle detenute più anziane all’interno delle prigioni e il posto che occupano all’interno degli equilibri interni alle detenute stesse. Se nello scorso episodio si è raggiunto l’apice con il ‘Rilascio compassionevole’ di Jimmy, praticamente mandata a morire altrove, in ‘Appropriately sized pots’, ottavo episodio di questa meravigliosa seconda stagione a pagarne le conseguenze è Rosa che, oltre ad essere  in là con gli anni, è anche malata e ha una di quelle malattie che prosciugano le finanze: il cancro. L’intervento costa troppo?! Non lo facciamo. Rosa, che a differenza di Jimmy è cosciente, è costretta ad ascoltare la sua sentenza di morte, ma non perché non abbiaOITNB-Season-2-Ep-8-Young-Rosa-1-460x251 possibilità, bensì perché l’unica possibilità che avrebbe non è finanziata dallo Stato e quindi è fuori discussione. Come dice una detenuta: “A nessuno importa un c***o delle donne vecchie. Ricordiamo a tutti che devono morire”.

Proprio Rosa è la protagonista di quest’episodio. Dopo essere stata un personaggio di contorno durante tutta la prima stagione, quest’anno ha iniziato a prendere una sua forma con la diagnosi del cancro, ma è con questo episodio che la conosciamo veramente, che conosciamo la sua storia. Un ex rapinatrice di banche perseguitata da una maledizione: tutti gli gli uomini della sua vita finiscono per morire. Finora ci siamo ritrovati di fronte delle donne con una vita difficile che le ha condotte sulla strada sbagliata, Rosa non è una di loro. Ama il rischio e ama la sensazione di eccitazione che prova durante una rapina, così come ama l’odore dei soldi. E’ lei che porta i pantaloni nel suo gruppo, nonostante sia l’unica donna. E’ una donna forte, che ama la libertà, ma questo non fa di lei una donna senza cuore e lo dimostra quanto velocemente si sia affezionata a Yosef,  giovane ragazzo malato di cancro conosciuto in ospedale. Lo dimostra il fatto che dopo averlo visto piangere con la madre, safe_imagepensando che i due avessero ricevuto cattive notizie, le si spezza il cuore all’idea di perdere l’ennesimo uomo della sua vita, ma questa volta c’è il lieto fine, questa volta Yosef non morirà, anzi. La notizia la riempie di gioia, nonostante sia lei quella che sta per morire: lei può accettare la sua morte come una punizione per i suoi crimini, ma la morte di un ragazzo così giovane? No, questo non lo accetta.

Nel frattempo Piper, dopo ave ricevuto il permesso di andare a dire addio alla nonna, molto malata, deve fare i conti con l’odio, l’invidia e la gelosia delle altre detenute che non sono mai state degnate di tale privilegio anche in casi molto più gravi di una nonna malata, come ad esempio nel caso di Sophia che ha perso l’occasione di riconciliarsi con il padre, morto durante il trapianto ai polmoni. Per quanto Healy possa aver ragione nel consigliare a Piper di fregarsene di quello che dicono le altre, non si può non mettersi nei panni di chi non ha avuto la stessa possibilità. Allo stesso tempo, ho trovato il discorso di Piper alle altre detenute molto interessante: se il trattamento delle detenute e delle persone in generale cambia a seconda della ‘razza’ non è colpa di chi riceve favori, ma di chi li concede, perché prendersela con Piper allora?

Sul finale c’è un ritorno inaspettato, dopo il licenziamento di Fisher: si tratta di Mendez!!!

Possiamo dire di aver visto un altro episodio di altissimo livello, in sintonia con gli standard a cui la serie ci ha abituati e soprattutto questa stagione, che, focalizzata meno su Piper e Alex, ci ha permesso di conoscere meglio gli altri personaggi, che si sono rivelati essere molto interessanti.

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