fbpx
Orange Is The New Black

Orange is the New Black: Recensione della quarta stagione

orange black

orange blackUna grande fuga a nuoto: questo poteva essere uno degli scenari possibili di quel varco, quello spiraglio di libertà presentatoci con il finale della terza stagione di Orange is the New Black. E, a pensarci bene, l’evasione di massa sarebbe stata una possibile soluzione al problema che si andava delineando negli ultimi episodi.
Al quarto anno Litchfield, come del resto la serie stessa, si ritrova al giro di boa. Una vera e propria rivoluzione, la cui portata nella terza stagione non era ancora ben visibile. Un po’ come se la copertina fosse rimasta la stessa ma al suo interno le parole fossero cambiate. Prima un cambio ai vertici e l’introduzione di nuovi lavori, ora una nuova guardia carceraria e – soprattutto – l’arrivo di tante e nuove detenute.

Questo è il primo dei fil rouge di questa nuova stagione: Litchfield non è più una struttura statale, ma un’istituzione privata che deve vivere e sopravvivere seguendo le regole del mercato, produttività ed economicità in primis. I letti si moltiplicano, elevandosi verso l’alto vista la scarsità dello spazio, così come i turni alla mensa, per permettere così a tutte le detenute di mangiare. Ma soprattutto si moltiplicano le possibilità di scontro in un sistema economico e sociale già ben rodato. Perché si, una prigione rappresenta nel suo piccolo una società con i suoi fragili equilibri, che l’introduzione forzata di nuovi membri tende ovviamente a mettere a dura prova. E quando quei nuovi membri appartengono a comunità di lingua, come di fede, come di visioni politiche, innescando forme più o meno velate di razzismo, ben definite, a scontrarsi non sono individui singoli, ma gruppi più o meno compatti (dipende dalle possibilità che il gruppo offre a chi si arruola). Ed è nel gruppo che le persone si sentono più forti e invincibili e tendono ad essere più aggressive e violente.
“Dal solo fatto di essere parte di una folla, un uomo discende da generazioni su una scala di civiltà. Individualmente, potrebbe essere un uomo civilizzato; nella folla diviene “barbaro” in preda all’istinto. (…) Un individuo nella folla è un granello di sabbia fra altri granelli di sabbia, mossi dalla volontà del vento” scriveva il sociologo Gustave Le Bon in Psicologia delle Folle.
In un carcere questa propensione alla “barbarità” diventa quasi un istinto naturale e non solo per la natura stessa della propria presenza in quel luogo ma, soprattutto, per l’unicità del posto. È una questione di sopravvivenza, quella tendenza innata alla preservazione che tanto accomuna gli uomini agli animali.

orange blackDal gruppo all’individuo, Orange is the New Black è sempre stato uno show corale, le cui tante e diverse voci danno vita ad un canto agrodolce, in cui le sofferenze della vita incrociano le scelte passate e presenti delle protagoniste. E anche questa stagione ci concede di conoscere e capire meglio alcuni dei personaggi principali, come Suzanne ‘Crazy Eyes’, o secondari, come Flaca o Brook.
Ma le sue storie più toccanti – anche e soprattutto per il destino che il presente ha in serbo per loro – sono quelle di Lolly e di Poussey. A loro è affidato l’ingrato compito di ergersi a vittime sacrificali di un sistema carcerario che, nel passaggio alla proprietà privata, rende ancora più difficile non considerare queste donne – spesso private del diritto di scegliere per sé – solo numeri, preoccupazioni, problemi da risolvere. Ma Poussey è una vittima quanto lo è il suo uccisore, vittima anch’egli di quello stesso sistema che lui dovrebbe rappresentare.
Senza scendere nel delicato discorso di come e quanto la detenzione debba rappresentare un percorso di riabilitazione per i detenuti, ci si chiede comunque guardando Orange is The New Black quanto diversa sarebbe la nostra risposta a quella situazione se ci trovassimo nei panni di Piper, Alex e le altre. Quanto ci si può non sentire vicine e compassionali verso queste donne? Quanto si può essere Caputo e quanto Piscatella? 

Ma nella tragedia c’è spazio anche per la leggerezza di una risata. Judy King – l’idolo culinario condannato per evasione fiscale – trova in Blair Brown una interprete meravigliosa e fuori luogo. La sua non è una storia comune tra le mura del carcere e il suo trattamento sarà ovviamente diverso. Ma la sua presenza innescherà delle dinamiche divertenti e a tratti imbarazzanti, che permetteranno tra un omicidio, una marchiatura a fuoco ed un pestaggio, di tirare un sospiro di sollievo.

orange blackLa quarta stagione di Orange is the New Black è probabilmente la più drammatica fino ad ora. La centralità del personaggio di Piper, già messa in discussione nei precedenti episodi, trova qui una conferma, concedendo alle sue compagne di cella più spazio e un peso maggiore nella storia.
Com questa nuova prospettiva, unita alle novità introdotte nel corpo dei personaggi e ad uno di quei finali che ti rimane addosso a giorni di distanza dalla visione, la serie creata da Jenji Kohan dimostra di avere ancora qualcosa da dire e qualcuno che è in grado di farlo bene.

Per restare sempre aggiornati su Orange is the new Black con foto, news, interviste e curiosità, vi consigliamo di passare per Orange is the new Black Italia. In attesa delle prossime recensioni, non dimenticate di mettere un like alla nostra pagina Facebook per essere sempre aggiornati su tv e cinema.

Quarta stagione
  • Ciao Poussey <3
Sending
User Review
4.29 (7 votes)
Comments
To Top