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Once Upon a Time

Once Upon a Time: Recensione dell’episodio 4.17 – Best laid plans

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È merito (demerito in questo caso, sarebbe pronto a dire qualcuno) di un certo cinema facilone e più attento ai guadagni che alla qualità se il revival della sceneggiata napoletana, nata a teatro negli anni Venti e basata su una narrazione che alterna cantato, recitato e melologo, ha avuto tanto successo negli anni Settanta – Ottanta. Se Nino D’Angelo è, forse, il nome più noto oggi, è sicuramente Mario Merola il principale interprete di questo genere ed è a lui che si deve l’imprevedibile fortuna che questi b – movies hanno avuto in Canada e Stati Uniti (non a caso, paesi ricchi di meridionali emigrati). Tra le sue opere più famose ce ne è una il cui titolo è ormai proverbiale a Napoli: “i figli so’ pezzi ‘e core”.

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Se Bono Vox aveva omaggiato Mario Merola durante la sua partecipazione come ospite al Festival di Sanremo del 2000 incrociandolo in platea (ma probabile che l’inchino del frontman degli U2 fosse solo un gesto di cordialità e non un segno di rispetto), Kitsis e Horowitz, autori di Once Upon a Time, devono aver visto il film o comunque conosciuto il modo di dire partenopeo. Perché questo “Best laid plans” mostra di aver appreso il significato di quelle parole: i figli sono pezzi di cuore e quindi per loro faremmo qualunque cosa. Anche deviare da quello che dovrebbe essere la retta via che gli eroi percorrono inflessibili e rinunciare alle proprie convinzioni pur di evitare che qualcosa vada a sporcare il presente o il futuro della amatissima prole. È questo che fanno, infatti, Snow e Charming nell’ennesimo flashback ambientato nell’Enchanted Forest. Ed è questo che, a distanza di decenni, ancora sono disposti a fare Mary Margaret e David a Storybrooke.

Con una insolita inversione di ruoli, la regale coppia si comporta come e peggio dei più classici villain. Come infatti definire una principessa che non esita a pensare di assicurare un futuro di sicura malvagità ad un bambino innocente pur di evitare anche solo la possibilità che ciò avvenga alla propria bambina? Come giudicare un principe che asseconda senza la minima esitazione la perfidia di rubare il figlio ad una madre implorante? Basta mostrarsi pentiti e giurare che d’ora in poi si farà di tutto per essere i più buonissimi tra i buoni (mi si passi il voluto errore grammaticale per enfatizzare il concetto) per assolvere una tanto malvagia azione terminata con la scomparsa dell’incolpevole creatura nel portale (eh, si, Caterina aveva ragione, ormai i portali tra le dimensioni si aprono a comando con nonchalance unica) verso un mondo senza magia ? No, di certo.

Anche perché i due improbabili agenti segreti (che parlano del loro piano da non svelare ad Emma proprio davanti ad una Emma bisognosa di un urgente controllo audiometrico) ci ricascano e di nuovo scelgono di sacrificare la possibile felicità altrui (di una Regina che sta rischiando pro domo loro) e la preziosa fiducia di Henry (Daniel Mills in omaggio all’amor perduto della ex Evil Queen) pur di nascondere il proprio errore passato. Certo, alla fine, siamo in una serie favolistica per cui il bene deve prima o poi trionfare e quindi la pagina magica non viene bruciata e la verità rivelata. Ma è stato comunque interessante vedere per una volta Once Upon a Time provare ad uscire dalla manichea distinzione tra buoni e cattivi.

OnceUponATime4x17eggPerché, ad essere onesti, poco altro ha funzionato in questo episodio. A partire proprio dalla confusione che avvolge le parole dell’Apprendista. Nel flashback, lo sentiamo, infatti, dire che ogni neonato è una pagina bianca che potrà scegliere il bene o il male per cui entrambe le visioni di Snow e Charming potranno avverarsi (e complimenti all’utilità dell’unicorno allora) perché sarà poi il bambino diventato adulto a scegliere in base agli esempi che avrà avuto. Un elogio del libero arbitrio che viene smentito subito dopo dalla proposta di un incantesimo ausiliario. Salvo poi ricordare ai due attoniti reali che adesso toccherà a loro fare in modo che la figlia si dedichi al bene per cui vallo a capire a che serviva l’intervento magico se non a far soffrire una fin troppo arrendevole Maleficent (che neanche per un attimo prova a inseguire i due ladri nonostante mandi comunque le incapaci Ursula e Crudelia a recuperare l’adorato uovo).

Anche perché quello che avviene a Storybrooke con l’acida risposta di Emma che realizza la profezia dell’unicorno e soprattutto quanto si era visto prima con il Charnabog che insegue la salvatrice perché sente l’oscurità in lei privano di ogni valore l’incantesimo stesso. Insomma, una sarabanda di affermazioni presentate come perle di saggezza e immediatamente bollate come risibili errori.

JENNIFER MORRISON, EION BAILEYGiocare con il concetto di libero arbitrio è sempre pericoloso. Ed, infatti, Kitsis e Horowitz finiscono per scottarsi con quella che dovrebbero essere le due rivelazioni fondamentali per il seguito di questa stagione. La figlia di Maleficent è Lily, l’unica amica che la giovane Emma aveva trovato, seppure per un breve periodo, nel suo burrascoso passato da adolescente in fuga. Un possibile cliffhanger che invece arriva telefonato dalla citazione di Emma durante il discorso tranquillante ad un geloso Hook (personaggio ormai ridotto ad un pallido ricordo del pirata deciso e strafottente che era), ma soprattutto dalla ormai risaputa caratteristica della serie di avere tutti i personaggi principali inevitabilmente e forzosamente collegati tra loro. Peggio ancora va con l’Autore, figura che era stata fin qui descritta come quasi onnipotente e presentata poi come un banale mestierante che può solo scrivere quello che vede dopo essere stato assunto dallo Stregone e dall’Apprendista.

Almeno fino a che non è arrivato “the man called Walt” (toh, guarda che coincidenza, si chiama proprio come quel Walt Disney fondatore della casa che paga lo stipendio ai due autori) che ha cominciato a scrivere lui stesso le storie cambiando le regole. E il libero arbitrio di cui sopra? Ce lo dimentichiamo come nulla fosse? Anche perché un tanto potente personaggio era stato rinchiuso in una pagina di un libro finita chissà come in mano all’onnisciente August (perché mai sa tutto lui ?) grazie ad un incantesimo così potente che per spezzarlo serve … una chiave in bella mostra in un cassetto con buona pace di Gold (malato di cuore da quando ? o è conseguenza delle troppe cattive azioni perché pure il ruolo di Dark One è a tempo determinato?) e dei suoi piani per liberare l’Autore.

“Best laid plans” è un episodio che avrebbe potuto essere interessante se si fosse deciso di puntare di più sullo scambio dei ruoli e avventurarsi meno in ardimentose questioni filosofiche sul libero arbitrio o nella ricerca vana di colpi di scena ampiamente telefonati. Alla fine, resta solo che “i figli so’ pezzi ‘e core”, ma questo lo aveva già detto (e anche meglio) il compianto Mario Merola.

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