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Once Upon a Time

Once Upon a Time: Recensione dell’episodio 3.16 – It’s Not Easy Being Green

Quando si dice verde di invidia

H&K prendono in prestito il refrain di Kermit (dalla canzone “Bein’ Green“) per confezionare una puntata tematicamente, e letteralmente, multicolore. È probabile che l’associazione tra la crisi identitaria della rana di Sesame Street e le turbe psichiche della nostra Wicked Witch sia nata in modo casuale nella mente degli autori, azzeccata più in senso figurativo (il verde) che profondo. Ma tutto sommato uno dei macrotemi dello show è proprio la ricerca dell’identità: chi sono? chi sono stato? chi sarò? I tre personaggi fulcro di questo episodio vengono a patti con la loro storia (Henry e la memoria del padre), con il loro futuro (Regina e la possibilità dell’amore) e con la foga di ricambiare i torti subiti (Zelena e la vendetta).

IL NEROOUAT 3.16 hook henry

Neal è morto. Davvero? Questa volta, tra pettegolezzi di camper sfasciati, smentite e giuramenti di amicizia eterna, sembra proprio si tratti di un addio definitivo per Michael Raymond-James. Lo ricorderemo per una recitazione tra le peggiori della serie (il primo premio lo vince a mani basse Emilie de Ravin), capace di un trasporto emotivo pari a quello che produrrebbe lo sturamento di un bagno pubblico.
Il figlio Henry, smemorato e quasi infastidito dal mondo che una volta era la sua vita, è colui che dovrebbe risentire più acutamente del vuoto lasciato da Neal. Il nuovo ragazzino metropolitano è sicuramente preferibile a quello vecchio, petulante e sempre al centro di qualche melodramma. Il suo ruolo ora si definisce solo nelle relazione e nei conflitti innescati tra altri personaggi e qui dà luce, di riflesso, alla personale perdita di Hook, patrigno-amico-rivale in amore del defunto Bae. Se Jared Scott Gilmore riuscisse a trasmettere qualcosa di più con quella faccetta puberale, o anche solo seguisse un corso di recitazione, Henry potrebbe riprendere degnamente il suo posto corale. Nell’attesa, ce lo teniamo così, ma preferibilmente in un angolo.

IL ROSSOOUAT 3.16 hood regina

L’ammooooore! Quello vero, voluto dal fato, tra Regina e Hood (Hood Hook, Hook Hood… che confusione). Li shippate un casino? Io sì.

Regina è da sempre il personaggio più complesso e umano, e inizialmente la liason con il Principe dei Ladri poteva sembrare un po’ campata in aria, forse per via dell’incrocio leggendario assurdo, ma la chimica tra i due funziona. Il passaggio della Evil Queen dalla parte dei “buoni” pare definitivo, e il miraggio di un happy ending fiabesco col suo Charming tatuato chiude il cerchio. Per fortuna, la Parrilla e i dialoghisti non dimenicano le sue mille sfaccettature (“Stick to the lasagna, lady“), quelle che la rendono la vera leader della gang; indiscussa, anche se mai dichiarata.

Ma quello della foresta di Sherwood non è l’unico romanticismo nell’aria. Se di Raymond-James (qual è il nome, qual è il cognome, boh) non si sentirà troppo la mancanza, il personaggio sicuramente lascia un senso di incompletezza nella storia di Emma. Non è la gelosia a parlare se dico che quegli sguardi seducenti con Hook sono proprio fuori posto, a due ore dall’interramento del caro estinto poi! Manca un po’ di costruzione qui. Neal era l’endgame della Salvatrice, se il timone sta passando a qualcun’altro, meglio far digerire il cambiamento con qualcosa di più del magnetismo sessuale incontrollato. (E Hook, cambia scarpe ti prego).

IL VERDINOOUAT 3.16 walsh

L’invidia l’è na brutta bestia, diceva mia nonna e menomale che non c’era la Wicked a sentirla sentenziare.

C’era una volta una sfigatissima 40enne che fingeva di avere 16 anni…ah no, ops, sono cose che non si devono notare nei flashback, vero?
Il passato di Zelena è quello di una villain dalla minima autostima, che smuove mari, monti e scimmie (a proposito, bentornato Walsh), per vendicarsi di una sorella mai conosciuta e più in generale del mondo intero che non l’apprezza. Fa un po’ pena a pensarci bene, non si può dire che abbia avuto una bella adolescenza: un’incolpevole rigettata dalla madre biologica, dal padre adottivo, dal mentore mezzo-amante. È il caso psichiatrico più emblematico da quando Rumple ha superato i suoi complessi da codardo. Per l’inquitante similitudine con certi isterici repressi che prima o poi ognuno di noi incontra, la Wicked Witch è promossa! Siamo sempre sul filo del “o madonna”, quando la sentiamo parlare, ma finché questo filo non si spezza, seguiamolo.

La Wicked è anche il primo personaggio non definito da una lovestory fallita, ma piuttosto da un’anima debole che lotta contro sé stessa. Cosa c’è di più umano e accattivante? Forza Wicked, c’è un happy ending dietro l’angolo anche per te! In fondo, nonostante tutte le sue insicurezze, Kermit cantava:OUAT 3.16 kermit

When green is all there is to be
It could make you wonder why, but why wonder?
Why Wonder, I am green and it’ll do fine, it’s beautiful!
And I think it’s what I want to be.

Che ne salta fuori da questa tavolozza? La bandiera dell’Etiopia, direte voi. Beh sì, anche. Ma soprattutto una solida puntata, che conferma il trend positivo inaugurato dall’arrivo della strega dell’Ovest. Personaggi più coscienti e coscienziosi, diretti da una regia più sofisticata del solito, e risparmiati dalle goffaggini esagerate della prima parte di stagione. Qualche ingenuità qua e là rimane (“Zelena voleva il mio cuore. Per fortuna non sono stata così stupida da portarmelo dietro“), ma più come marchio di fabbrica, che come difetto. Un punto di arrivo per uno show che – non diciamolo troppo forte… – potrebbe aver trovato il suo equilibrio.

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