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Once Upon a Time

Once Upon a Time: Recensione dell’episodio 3.12 – New York City Serenade

Ci sono tre espressioni adatte a descrivere questo episodio.

La prima ce la regala la mascella depressa di Emma, traducibile in lingua maxilofacciale con “Storybrooke…ancora?!?!?

La seconda è una frecciata della solita Evil Queen: “Show some respect…or at least some restraint at the buffet” – dove per buffet si intende il grande mondo di fiabe, leggende e storie popolari di genere fantastico patrimonio dell’umanità intera e di Walt Disney.

Infine la terza, concisa ma diretta: “Did you miss me?“. Sempre, love.OUAT 3.12 wicked

H&K hanno scelto di celebrare l’arrivo della primavera con una nuova villain tutta verde, la Wicked Witch del mondo di Oz, perfida quanto solo Regina sapeva essere ai suoi tempi migliori. L’introduzione del nuovo antagonista era d’obbligo e, come ovvio, molto attesa. Purtroppo il lancio mediatico del ritorno di OUAT ha avuto la pecca di avercela rivelata troppo in anticipo, nullificando il crescendo su cui era impostato l’intero episodio.  Il risultato ha il sapore della prevedibilità, così come il doppiogioco del fidanzato demoniaco di Emma, che trasudava “trappola” da tutti i pori pennuti. Non si può dire che siano trovate narrative infelici, ma è un peccato che né questo nuovo personaggio né la nuova vita della Salvatrice smemorata abbiano avuto spazio sufficiente da renderci empatici verso la nuova situazione. La Grande Mela è stata, a quanto pare, una piacevole pausa già conclusa. Non abbiamo neanche avuto il tempo di abituarci a un mondo privo di Storybrooke, che toh, siamo di nuovo sulle sue strade desolate. Forse Neverland, a lungo andare, era diventato uno scenario noioso, sempre buio, sempre le solite palme e i soliti giri a vuoto a suon di mannaia, però ha avuto il merito di aver shekerato l’atmosfera, la storia e i colori. OUAT 3.12 EMMA REGINA

Se il ritorno al punto di partenza è stato un po’ brusco a livello geografico, gli incastri temporali della narrazione hanno mantenuto un buon livello di tensione. Ridefinirli ha portato nuova consapevolezza fiabesca e umana ai personaggi, che ora, come noi, hanno una memoria completa della loro varie vite, ma sono tornati da dove erano partiti. Riapprodati nel loro mondo fantastico, cercano di riadattarsi a una vita in calzamaglia e armatura, gli uomini, e piume e corsetti, le donne. Dove sono diretti, verso quale infausta avventura, ci sarà rivelato con il proseguo della stagione, in una moltitudine di flashback che permettono di recuperare il set (e i costumisti) della Foresta Incantata, ma che viaggiano temporalmente sfalsati rispetto al resto. In poche parole, suspance: che ci fanno ancora tutti a Storybrooke un anno dopo? Come ha fatto Hook ad arrivare a New York? Chi gli ha dato la pozione del ricordo? Sarà prusumibilmente questo il trend rivelatorio fino alla fine della stagione. OUAT 3.12 CIUFFO CHARMING

Dobbiamo solo chiederci se basterà a renderla efficace o se non sarebbe stato meglio prendere fiato e allontanarsi per un attimo dai soliti schemi, dando appunto più spazio alla “realtà”, punto di forza del suo successo.

La prima stagione poteva contare anche sul fascino di due villain misteriosi e umanizzati, ben lontani dalla macchietta del male che è stato Peter Pan. Il tentativo di Regina di sotterrare il suo cuore è figurativamente goffo, per carità, ma si chiude sullo sguardo sofferente di una cattiva (o ex cattiva) umana, che ama e odia allo stesso tempo. Se H&K saranno in grado di aggirare lo stereotipo del maleintenzionato con la nuova OUAT 3.12 ROBIN HOODantagonista superbitch, allora è fatta (o quasi). Altrimenti saranno solo grasse risate malvagie, unghie tamburellate e obiettivi dispettosi, ma senza senso.

Sui ciuffi fashion che picchiano duro nella Foresta Incantata e su certi momenti di evidente imbarazzo, sia per l’attore che per lo spettatore, come la rimpatriata Robin Hood-Bealfire-Belle, non si può dire nulla. In fondo senza quei brividi di vergogna che ti percorrono la schiena, non ti sentiresti un vero fan di Once Upon a Time. È dunque presto per sparare a zero o suonar le fisarmoniche in segno di festa, ma su una cosa non si può tacere: i taccazzi di Emma. OUAT 3.12 EMMA TACCHIVi prego di condividere un’opinione almeno su questo tasto dolente, una qualsiasi, perché io proprio non mi capacito del perché lascino in mano a uno stagista cieco la scelta di questi pezzi di fondamentale contemporaneità.

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