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Once Upon a Time in Wonderland: Recensione dell’episodio 1.06 – Who’s Alice?

Questo episodio di Wonderland si sviluppa su due piani narrativi differenti e, anche se questo aspetto è una caratteristica tipica del franchise Once Upon a Time e lo avevamo visto anche in questo spin-off, per la prima volta dal pilot, questa settimana torniamo a vedere la storia che si svolge sia a Wonderland che nella Londra dell’ottocento.

Certo, permane la ormai rodata struttura a flashback, ma il fatto che non sia tutta incentrata nel mondo delle meraviglie o tra questo e il mondo delle fiabe della serie madre, riporta in auge quello che è il carattere distintivo della serie, la sua ispirazione al racconto di Carroll. Com’è alla fine però qui il risultato? Direi decisamente alterno, con una parte della narrazione più ispirata e riuscita, nonostante le solite pecche sparse qui e lì e un’altra che definire insufficiente è eufemistico.

Quella meglio riuscita, strano a dirsi, è quella di Wonderland, o meglio, quella dedicata ad Alice. La nostra protagonista sta affrontando il “viaggio” nel senso classico della narrazione più antica e mai passata di moda: Wonderland 106cil soggetto che compie il viaggio deve affrontare una lunga serie di difficoltà, di momenti esaltanti e deprimenti, di dubbi e di sconfitte, spronato dall’obiettivo finale, in questo caso, come spesso accade nelle Storie, il grande amore, che sembra sempre vicino, ma vicino non è.

Troviamo questo genere di concetto narrativo fino dagli albori della scrittura: non è forse lo stesso concetto alla base dell’Odissea di Omero? Certo, l’Odissea era la parte più fuilletton della narrazione classica, se confrontata con la struggente Iliade, ma ha comunque il pregio di avere generato molti luoghi comuni narrativi che sono perdurati nei secoli. Uno lo ritroviamo anche qui: la permanenza di Alice nel boschetto profumato e splendente si rifà ampiamente alla parte della storia di Odisseo nella quale l’eroe greco sbarca coi suoi marinai nella terra dei Lotofagi. Mangiando il loto nessuno dei marinai vuole più andarsene da lì, in preda ad una felicità finta ma intensa ed è lo stesso Ulisse che deve trascinarli via di lì a forza. Ritroviamo lo stesso concetto riportato in Wonderland con Alice salvata da Will e trasportata fuori da questo paradiso artificiale. I due protagonisti sono quelli che funzionano di più finora nella serie, hanno un ottima chimica e lo stesso alternarsi nel salvarsi a vicenda risulta decisamente convincente. Il piccolo dettaglio che il Fante non abbia più un cuore dentro di sé, ma lo nasconda da qualche parte è abbastanza interessante oltre che inquietante e pure un po’ WTF volendo.

Una piccola parte del racconto a Wonderland viene dedicata inoltre alla fuga di Cyrus e alla Red Queen che lo insegue. Poca cosa, finora, se non per il dettaglio per cui, quando uno scappa in un bosco, prima o poi si trova sempre sull’orlo di un altissimo dirupo. La cosa mi ha fatto un po’ ridere, anche perché è proprio la classica scena scontata da film di serie B. Il fatto che la torre di Jafar si trovi su un isola volante mitiga però un po’ questa sensazione.

SOPHIE LOWE, SHAUN SMITHMa per una storyline venuta fuori decentemente, ne abbiamo una davvero pessima: quella ambientata nella Londra dell’ottocento. Meglio ancora, questo brutto spezzone è diviso in due parti: uno nel presente del nostro racconto e uno nel passato di Alice. Nel presente Jafar va a cercare il padre di Alice per usarlo contro la figlia; oltre all’imbarazzo di vedere Jafar che si adatta all’Inghilterra vittoriana come se fosse passato dal salotto al tinello di casa sua, pesa molto la recitazione overacting di Naveen Adrews, perché il povero attore di Lost deve recitare un personaggio monosfaccettato, cattivo puro, gigione oltre i limiti del consentito e quindi abbastanza ridicolo. Il flashback del passato di Alice invece è proprio orrido: a parte la brava Sophie Lowe, che ci prova a salvare baracca e burattini, gli altri personaggi sono macchiette monodimensionali e la trama è semplicemente forzata e presa di corsa proprio perché dobbiamo farla star dentro in pochi minuti. Spicca l’inguardabile matrigna che è una stronza a tutto tondo in modo inquietantemente banale, mentre il tutto si dipana tra un Alice che ricompare dal nulla dopo, presumo, anni di assenza e tutti si limitano a ritenerla pazza, senza preoccuparsi di dove sia stata e ai conseguenti luoghi comuni del tipo gelosia verso la nuova madre – mancanza di rispetto della defunta madre, sei pazza ma maggiorenne, quindi devi sposarti entro 20 minuti dal tuo ritorno (con la presentazione di un bamboccione a caso nominato Mr. Darcy giusto per far fare un carpiato nella tomba alla povera Jane Austen), rifiuto del matrimonio e conseguente chiusura in un manicomio. Tanto sciatta quanto veloce.

Sostanzialmente, in conclusione, rispetto ad altri episodi, almeno una parte della narrazione funziona, certo, senza brillare, ma almeno va, mentre il resto si perde nei soliti difetti. Non hanno ecceduto, oltretutto, in effetti speciali brutti e dozzinali e i miei occhi ringraziano. Wonderland rimane un prodotto insicuro e arrangiato alla bene e meglio, ma almeno in questo episodio non arriva ad essere pessimo.

Nota a margine: in questa recensione mi sono soffermato un attimo sul concetto di presente/passato, ma, pur nella distorta logica del brand Once Upon a Time, tutto risulta molto confuso: il presente a Wonderland sembra essere parallelo al presente di Storybrooke (episodio pilota) ma contemporaneo anche al presente della Londra Vittoriana, convivendo con la (medievale?) Hagrabah di Jafar. Va bene universi paralleli, ma insomma…..

1.06 - Who's Alice?

Parzialmente riuscito

Valutazione global

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3 Commenti

  1. Concordo in buona parte con la recensione. Allora… parto dicendo che OUATinW mi piace, penso che Sophie Lowe stia facendo un ottimo ottimo lavoro. Ma come scrivi tu Andrea nella recensione, Naveen non ci azzecca proprio. Mi chiedo se sia una scelta imposta dai runner della serie oppure se sia lui un attore mediocre che non è stato capace di trovare un altro modo per dare vita a un cattivone-one-one. Si parla proprio di una interpretazione sopra le righe e fasulla, che mi infastidisce non poco. Credo sia più colpa dei runner, perché Naveen mi sembra vero nella sua falsità. Non so se mi spiego. E penso che sia colpa dei runner anche per la questione del padre e della matrigna di Alice nella Londra vittoriana. Come hai scritto, risultano personaggi minuscoli, piatti e insulsi, al limite della sopportazione. Credo che qui la colpa sia più della scrittura che della recitazione. Troppo abbozzati, troppo accennati. Tanto valeva fare vedere metà delle scene ma dargli più respiro. Hm. In effetti, sono problemi. E perché non parlare della Rigby? Credo che anche lei, a tratti, abbia qualcosa di buono da offrire, ma al momento è un pianto.

    Nonostante tutto questo però, la Lowe è fantastica, Michael Socha altrettanto e l’idea di base mi intriga e quindi per ora il mio livello di soddisfazione è intatto.

  2. Si, credo anch’io che la colpa sia dei runner, sia per Andrews, sia per il discorso famiglia. Quest ultimo probabilmente andava sviluppato su qualche episodio, non su mezzo, ma sta nella logica delle serie moderne “da pubblico” (presunto) chiedere ai runner di infilare dentro qualsiasi cosa in 40 minuti senza soffermarsi troppo su niente … e questi sono i risultati. Della Rigby questa volta non ne ho parlato perché ha 2 minuti scarsi, ma anche lei potenzialmente potrebbe essere meglio, se non la vestissero costantemente da madre del sesso e se accentuassero un po’ le sue sfumature buona/cattiva…

  3. D’accordissimo con te: la parte a Londra fa piangere, mentre stavolta ho trovato buona quella di Wonderland. Che sia merito della quasi totale assenza dei due cattivoni usciti male? La cosa fa riflettere… Interessante anche Will senza un cuore. Condivido l’ultima parte della recensione perché in effetti con i tempi si stanno davvero ingarbugliando: il presente di Alice è la Londra dell’800, quello di Will Storybrook e poi c’è tutto il resto. Mmmh.

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