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Cinema

Okja: non chiamatelo il nuovo “Babe” – Recensione del film di Netflix

Okja

Titolo: Okja

Genere: avventura, drammatico

Anno: 2017

Durata: 120 min

Regia: Bong Joon-ho

Sceneggiatura: Bong Joon-ho

Cast principale: Ahn Seo-Hyun, Tilda Swinton, Jake Gyllenhaal, Paul Dano.

Presentato al Festival del cinema di Cannes e osteggiato da buona parte della giuria, Okja è stato reso disponibile in contemporanea mondiale ieri 28 giugno. La nuova pellicola di Bong Joon-Ho, attesa da fan e da curiosi, continua sul binario narrativo dedicato al rapporto tra uomo e sostenibilità ambientale iniziato con The Host e proseguito con Snowpiercer. A differenza di questi due ultimi lavori però quello che cambia è lo sguardo con il quale il regista e sceneggiatore coreano sceglie di approcciarsi al tema. In Okja infatti gli occhi che raccontano la storia sono quelli dei più piccoli: della creatura protagonista e della bambina Mija sua compagna fraterna.

QUANDO LA GLOBALIZZAZIONE FA MALE

Okja-netflix

Di rocambolesche avventure di strane creature dall’Asia fino in America e di rapporti tra bambini e animali  ne è piena la cinematografia da sempre, per questo le scene iniziali risultano quasi stucchevoli e prevedibili. Ma la vera forza del film è spostare l’attenzione dello spettatore dal fattore “animale coccoloso” a quello dell’indagine sociale. Okja crea un affresco del nostro quotidiano molto duro e porta chi guarda a mettere in dubbio le proprie scelte comportamentali.

La vera protagonista della pellicola quindi risulta essere non il grande maiale geneticamente modificato, ma la globalizzazione. L’umanità è dipinta come una massa di persone intenta solo a comprare, fare selfie, video dirette, mangiare tanto purché si spenda poco, comprare tutto purché costi poco. In questa melma di consumi sregolati entra a tutta velocità un grande maiale buono, che irrompe nella metropolitana, nei supermercati, nelle strade e infine nei mattatoi e lo spettatore, travolto dal contrasto creato da Okja tra natura e sfruttamento, resta impietrito.  Siamo portati dal mercato a credere di stare acquistando un “sogno”, un oggetto che costa poco e che per questo non puoi farti scappare, ma ne abbiam davvero bisogno? Necessitiamo davvero di aperitivi giganteschi, dell’aggettivo biologico, dei vestiti a pochi euro?

La sfida di Bong Joon-Ho è questa, creare un racconto divertente, a tratti prevedibile ma che colpisce lo stomaco del pubblico in quanto consumatore. L’idea di spacciare la carne di animali OGM per “organic food”, la follia della Mirando di fare della propria carne un prodotto da copertina, i personaggi macchietta come il documentarista e la stessa Lucy e infine le scene nel mattatoio sono tutti espedienti del regista per descrivere quello che è oggi il nostro rapporto con il cibo. Ne acquistiamo troppo, ingannati dal prezzo o dal colore dell’etichetta o dalla pubblicità e non siamo coscienti di quello che poi buttiamo giù.

UNA PELLICOLA NON PRIVA DI DIFETTI

Okja-netflix

La pellicola ha sicuramente dei difetti palpabili, che non le permettono di eguagliare Snowpiercer, ma che restano comunque limitrofi rispetto al contenuto del film. I personaggi della AFL restano fin troppo abbozzati e solo Paul Dano riesce a rendere il suo leggermente più sfaccettato. Anche la questione delle due sorelle interpretate da Tilda Swinton poteva essere evitata e il personaggio di Giancarlo Esposito gestito meglio.

A tratti sembra quasi che la storia scorra talmente velocemente che il film forse sarebbe potuto essere una miniserie, dando tempo e spazio al cast stellare di avere ognuno il proprio momento di gloria. La regia è meravigliosa come sempre e lo stesso vale per la fotografia, interessante il comparto sonoro e la scelta di tracce molto lontane dalle sonorità coreane solite, molto più intense e cantate. Stupende le scene di inseguimento e l’uso della CGI, ottima la recitazione della piccola Ahn Seo-hyun e di Jake Gyllenhaal e Tilda Swinton, molto divertenti alcune scene in particolare quelle che vedono coinvolte il gruppo di animalisti e la diretta citazione ad Ivanka Trump nel personaggio di Swinton.

Seppur il film operi in territori già esplorati a fondo e i personaggi, Okja compresa, restino tutti delineati solo nei contorni e non approfonditi, il film di Netflix è importante e necessita la visione. Non è un altro “Babe maialino coraggioso”, alla fine del film non vince il buon cuore, l’uomo non si riscatta con i buoni sentimenti e l’unica cosa che salva Okja dal macello è il denaro. Gli animalisti falliscono, gli animali geneticamente modificati continuano a essere mangiati, Okja e Mija tornano sulla montagna salve, ma a noi che stiamo ai piedi cosa resta? L’amara consapevolezza che qualcosa nel nostro mondo non va  che sembra impossibile cambiarlo.

Ricordatevi Okja quando entrate nei negozi di marchi di abbigliamento fast fashion, in catene di arredamento svedese, in fast food troppo colorati. Ricordatevi di questo grande maiale gentile e cercate di riflettere su cosa davvero state acquistando.

Good Luck!

Okja
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
4.5

Riassunto

Quando il contenuto è più importante della forma.

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