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Cinema

Noah: la recensione

La Bibbia è una fonte inesauribile di sceneggiature. Catastrofi, battaglie, faide fratricide e adulteri. Un concentrato di storie accattivanti che, purtroppo o per fortuna, non hanno un limite temporale di collocazione cinematografica. Da Ben Hur a Mosè fino ad arrivare a oggi con Noah. Una delle avventure più spettacolari, ingegnose e colossali che la Bibbia ci offre. Il diluvio universale, la rinascita della stirpe umana e numerosissimi animali scorazzanti che riscuotono grande successo verso il pubblico dei più piccoli. Nonostante gli ingredienti, questo cocktail biblico decorato con le foglie lucenti e patinate della collina di Hollywood, non convince. C’è la trama, c’è la pioggia, ci sono le storie d’amore, le lotte familiari ma manca la credibilità. Noah-3

Il Noah, offertoci dal regista Darren Aronofsky e interpretato da Russel Crowe, rappresenta lo stereotipo dell’ homus-ecologicus anche se non si occupa meramente della salvaguardia dei panda striati in Cina, bensi’ della continuazione della vita animale e umana sul pianeta Terra. Il forte potenziale dato dalla trama non è stato sfruttato, anzi sembra che si sia cercato di mettere a repentaglio quel briciolo di credibilità che si attribuisce al film nei primi quindici minuti dove si evolve l’esperienza onirica e visionaria che rivelerà a Noah l’imminente arrivo del Diluvio e soprattutto il gravoso incarico assegnatogli dal Creatore. Nel trambusto di dozzinali attori trovano spazio anche i “vigilanti”, mostri di pietra, nonché transformers del paleolitico, che in un lontano passato erano al cospetto del Creatore tra la luce e che adesso, dopo averlo disobbedito sono costretti a vivere sulla Terra intrappolati da una coltre di fango, pietra e polvere. I Vigilanti hanno aiutato l’uomo a evolversi e a civilizzarsi sperando di ritornare nelle grazie del Creatore. L’umanità, invece, li ha ripagati combattendoli e sterminandoli. Noah verrà aiutato proprio dai mostri di pietra che, al contrario degli altri abitanti del pianeta, vedono nei suoi occhi la stessa luce che risplendeva negli occhi del primo uomo, Adamo. Nel cast troviamo anche Emma Watson che interpretata Ila, ragazza accolta dalla famiglia di Noah, e Anthony Hopkins nel ruolo di Matusalemme nonché nonno di Noè.

Noah-2Quello che doveva essere un incontro tra la spettacolarità insita dei temi biblici e la forza economica e tecnologica di Hollywood, si è rivelato uno scontro disarmonico dove i Transformers fanno visita al patriarca salvatore della stirpe umana in un’ambientazione scopiazzata che alterna il grigiore degli scenari di Hunger Games alle barbe de Il Signore degli Anelli. Sarebbe meglio ritornare ai vecchi tempi, volgere lo sguardo verso la mensola polverosa dell’ultimo scaffale, sfogliare con delicatezza le fragili pagine della Bibbia e da li’ leggere la storia autentica, forse asettica, ma di sicuro priva di inutili fronzoli che non rendono giustizia a una delle trame più fantasiose e più visionarie che la mente dell’uomo abbia mai partorito.

Come il cocktail del momento dai colori vivaci e accattivanti che al primo sorso delude ogni aspettativa, Noah aveva tutte le potenzialità e i mezzi per diventare un bel film ma, già a prima vista, si avverte il sapore del blockbuster andato a male.

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