fbpx
Cinema

Natale in casa Cupiello: la libertà di provarci e la colpa di non riuscirci – Recensione del film di Edoardo De Angelis dal testo teatrale di Eduardo De Filippo

Natale in casa Cupiello: la recensione
RAI

Tradizione vuole che, per giustificare il titolo della propria opera più immortale, Dante abbia spiegato a Cangrande della Scala che la commedia inizia male e termina bene a differenza della tragedia che inizia bene e termina male. Divina è la commedia di Dante. Indimenticabile è la tragedia di Natale in casa Cupiello. Almeno la versione originale scritta da Eduardo De Filippo, ma non quella travisata da Edoardo De Angelis nel film andato in onda su Rai Uno.

Natale in casa Cupiello: la recensione - Credits: Rai
Natale in casa Cupiello: la recensione – Credits: Rai

La libertà di provarci

Premessa doverosa. Immancabile tradizione natalizia a casa dell’autore di questa recensione, da quando era poco più che adolescente a ora che una poco più che adolescente la ha in giro per casa come figlia, è rivedere Natale in casa Cupiello nella versione a colori del 1977 interpretata dallo stesso Eduardo con Pupella Maggio, Luca De Filippo, Lina Sastri e Gino Maringola.  Ma nonostante la quasi mistica sacralità che quest’opera ha per chi scrive, non si arriva a pretendere l’impossibile. Ossia che nessuno osi mettere mano ad una nuova versione televisiva. Omaggio oltretutto doveroso a distanza di 120 anni dalla nascita di Eduardo. Che sia, anzi, quasi benvenuto un film che possa magari interessare quel pubblico più giovane (e meno partenopeo) che non ha ancora avuto modo di approcciarsi all’opera del grande drammaturgo napoletano.

Edoardo De Angelis è nato a Napoli quarantadue anni fa. Indivisibili e Il Vizio della Speranza sono titoli che dimostrano quanto sia un ottimo regista con una sensibilità profonda e una poetica delicata. Conosceva sicuramente Natale in casa Cupiello ben prima che la Rai decidesse di affidargli un ricco budget e una piena libertà per riportarne in tv una nuova versione filmica. Che De Angelis fosse la persona più adatta per questa improba sfida è più che probabile. Che avesse il diritto di operare scelte proprie per meglio veicolare la sua personale lettura della piece teatrale è sacrosanto.

Di entrambe queste ovvie concessioni De Angelis fa ampio uso spostando l’ambientazione in avanti di venti anni. Non più la Napoli tremebonda degli anni trenta, ma quella post bellica di inizio anni cinquanta. La cinque lire diventa cinquecento e la neve scende copiosa e insolita donando un candido sfondo da fiaba natalizia. De Angelis permette ai suoi personaggi di lasciare le anguste mura di casa Cupiello per affacciarsi in cortili e strade quasi a voler prendere un po’ di respiro prima che la brace sotto la cenere prenda fuoco. Scelte, in verità, non necessarie e, forse, anche opportunistiche perché consentono di dare ai personaggi un’estetica che ricorda molto quella di L’Amica Geniale, maggior successo televisivo recente della Rai in patria e fuori.

Un discorso a parte merita la parziale italianizzazione del dialetto che De Angelis e Massimo Gaudioso eseguono nel rivedere il testo originale. Se è vero che lo stesso Eduardo nella versione del 1977 di Natale in casa Cupiello aveva evitato di calcare eccessivamente sull’idioma napoletano, troppo spesso nella versione odierna si perde una certa musicalità del verso. Soprattutto, a venire meno è la rapidità del dialogo e la spontaneità del botta e risposta. A questo contribuisce anche la decisione di scritturare tutti attori napoletani tranne proprio il protagonista. Il risultato è un tentativo riuscito solo a tratti di bilanciare tradizione e modernità realizzando un ibrido che è il dannoso né carne né pesce.

Il Natale in casa Cupiello di De Angelis prova a discostarsi poco da quello di Eduardo, ma resta inevitabilmente figlio della libertà creativa che un autore diverso ha il diritto di avere.

Natale in casa Cupiello: la recensione
Natale in casa Cupiello: la recensione – Credits: Rai Uno

La colpa di non riuscirci

Reso onore ai diritti del regista, altrettanto onore si deve rendere al dovere del recensore di criticare. Natale in casa Cupiello non è solo un pilastro della cultura partenopea, ma soprattutto una pietra miliare della storia stessa del teatro italiano. Il diritto di scegliere come portarla in scena non può arrivare a travisarne aspetti fondanti perché significherebbe tradirne il senso. Si può cambiare il significante, ma il significato deve restare sostanzialmente immutato. Proprio di questa colpa finisce per macchiarsi De Angelis dando alla sua versione un tono che è radicalmente diverso da quello inteso da Eduardo.

Ricollegandosi all’incipit di questa recensione, ciò che a De Angelis sfugge è che Natale in casa Cupiello è una tragedia nel suo atto finale, ma resta una commedia nel suo primo atto e in buona parte del secondo. Una commedia sicuramente amara, ma che non manca di far ridere. Momenti ilari la cui presenza è di vitale importanza perché preparano il climax finale e soprattutto caratterizzano i personaggi. Quel “ti si scetat nervus” che una infastidita Concetta rivolge a Luca diventa qui una constatazione de facto più che una lamentazione annoiata.

Il Luca Cupiello di De Angelis ha, infatti, spesso scatti d’ira e reazioni stizzite mostrando un’energia nervosa e una presenza vigorosa. Aspetti che stridono con il carattere mite e sognante che Eduardo aveva pensato per il suo Lucariello. Un capofamiglia assente perché perso nella sua innocente convinzione che tutto si possa sempre mettere in ordine come i pastori sul presepe. Un marito da tenere all’oscuro dei problemi familiari perché gli si vuole troppo bene per dirgli delle verità che cancellerebbero la rassicurante certezza che tutto vada bene.

Natale in casa Cupiello è il crollo catastrofico di un castello di sabbia che aveva resistito alle onde distruttrici della realtà solo perché una barriera di silenzi lo aveva sempre protetto. È il piccolo mondo di Luca e del suo presepe, di Tommasino e dei suoi dispetti, di Pasquale e delle sue antipatie. Un universo giocoso dove si litiga solo perché è bello fare pace. Dove il massimo dei problemi è la colla non squagliata. La più grande vittoria fare il presepe più bello di quello di Pastorelli.

Piccole cose felici che tessono una tela colorata che diventa però una benda accecante. Un arcobaleno accecante che impedisce di vedere come tutto sia solo una superficiale patina di allegria appoggiata a coprire un baratro di infelicità. È questo gioco di contrasti a permettere al Natale in casa Cupiello di Eduardo di far convivere felicemente commedia e tragedia, di far ridere e piangere, lasciando che ogni risata dipinga un carattere e dia forza e ragione al pianto di un altro.

Ed è questa dualità dell’opera di Eduardo che De Angelis cancella mitigando le parti comiche senza accorgersi che sta così anche mutando il carattere dei personaggi. Un lavoro che impoverisce il senso stesso dell’opera.

LEGGI ANCHE: Christmas with Telefilm Central: 10 film da vedere a Natale

Natale in casa Cupiello: la recensione
Natale in casa Cupiello: la recensione – Credits: Rai Uno

Una somma di legittimi difetti

Natale in casa Cupiello è anche viziato da tante piccole imperfezioni che denotano però una poca attenzione a quei dettagli la cui somma rende il totale tanto mirabile. Le scenografie estremamente curate riproducono arredi magari vecchi, ma comunque abbondanti laddove la scarsezza di oggetti in scena sottolineava una dignitosa povertà. Nota di biasimo anche per la colonna sonora il cui incedere lento stona con scene che sarebbero dovute essere frizzanti. Errato il casting di Nicolino che sembra avere troppi anni di differenza con Ninuccia il che non era affatto evidente nella versione del 1977. Particolare non secondario dal momento che fa passare il messaggio di un matrimonio impensabile tra una ragazza e un quasi coetaneo del padre, quando invece era solo l’allora classico matrimonio di convenienza.

Poco da eccepire, invece, sul resto del cast. Marina Confalone (che era presente in un ruolo secondario nella versione del 1977) dipinge legittimamente una Concetta dolente più rassegnata che combattiva. Lavora per sottrazione Adriano Pantaleo evitando gli eccessi macchiettistici del personaggio di Tommasino, mentre Pina Turco dimostra di aver imparato la lezione di Lina Sastri imitandone movenze e atteggiamenti. Fa il suo dovere Toni Laudadio nell’essere spalla ora di Luca ora di Tommasino, mentre è poco più che decorativo Alessio Lapice.

Il più atteso era ovviamente Sergio Castellitto. Consapevole dell’enorme rischio di paragonarsi ad Eduardo, l’attore romano cambia il registro del suo Luca con risultati tuttavia altalenanti. Non essendo nelle sue corde la linea comica, si trova in difficoltà quando dovrebbe far emergere gli aspetti più ilari di Luca, mentre se la cava egregiamente nelle parti drammatiche. Come alle forche caudine del giudizio più severo devono sottostare le scelte registiche di De Angelis dettate da un approccio più cinematografico che teatrale. Al bel piano sequenza iniziale fa seguito un’alternanza di primi piani e inquadrature strette che fanno perdere la coralità dell’azione che è tipica del teatro. Più che portare il teatro in tv, De Angelis preferisce trasferirne il soggetto sulla pellicola per poi mandarla in televisione. Un approccio giustificabile data la diversità dei due mezzi espressivi.

Sarebbe legittimo chiedersi se una recensione come questa, che tanto fa riferimento alla versione originale, possa ritenersi lecita essendo le due opere pensate e realizzate da autori diversi in tempi diversi per pubblici diversi. Lo è perché tutte queste diversità svaniscono quando si pensi che il come e il dove e il quando non possono cancellare il cosa. Perché il significato e l’essenza di Natale in casa Cupiello sono immutabili. E devono restare tali in ogni tempo.

Natale in casa Cupiello: la recensione
2.8

Giudizio complessivo

Una versione figlia del diritto di ogni autore di rileggere le opere altrui, ma che fa scelte stilistiche e di tono che tradiscono il senso della storia originale privandola della ricchezza espressiva e formale che Eduardo aveva saputo darle

Comments
To Top