Narcos

Narcos: Recensione dell’episodio 2.01- Free at Last

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Plata o plomo.

Un mantra che tutti noi fan di Narcos abbiamo tenuto a mente in attesa dell’uscita della seconda stagione targata Netflix.

La 1.10 aveva lasciato tutti con il fiato sospeso.

El patròn avrà avuto la meglio sulla Dea e sul governo nazionale guidato dall’impavido Gaviria? Pablito sarà riuscito a scappare dalla prigione dorata per dimostrare la supremazia del cartello di Medellin sulle forze governative filo-americane?

Queste le domande che ci siamo posti al termine della prima stagione. Narcos, un altro successo targato Netflix, nell’arco della prima stagione, è stato contraddistinto da alti e bassi; alcuni episodi eccessivamente “burocratici”, rischiavano, infatti, di oscurare l’imprinting adrenalinico e il pathos del concept della serie che durante la scorsa stagione ha rapito e coinvolto milioni di  spettatori nel mondo.

La seconda stagione di Narcos inizia proprio dall’ultima scena della 1×10: Pablo Escobar, magistralmente interpretato da Wagner Moura, evade dalla prigione dorata costruita con il placet del governo colombiano che, pur di tenerlo a bada, aveva accettato le richieste eccessive e opulenti di un uno dei criminali più pericolosi di sempre. Colui che fu capace di controllare l’80% del traffico della cocaina mondiale. Uno degli uomini più ricchi del pianeta secondo le stime del magazine Forbes di quegli anni.

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Le vicende del secondo atto di Narcos hanno luogo a cavallo fra gli anni ’80 e gli anni ’90.

Pablo si ritrova faccia a faccia con un convoglio di militari del governo di Gaviria. Freddo e sicuro di sé, avanza nel bosco protetto dai suoi uomini.

I militari lo invitano a fare un passo indietro. Pablo è circondato da soldati armati ma non si scompone. Guarda il comandante dritto negli occhi e lo intima a spostarsi: non ci sarà alcun ripensamento da parte del patròn.

Il convoglio segue gli ordini del comandante e lascia passare Escobar che si ricongiungerà con la madre e con la famiglia, promettendo alla sua donna che non l’avrebbe mai più lasciata.

Dopo questa overdose di affetti, Pablo pensa già a come recuperare la supremazia di un tempo. La permanenza forzata in hacienda aveva lasciato ampli margini di manovra alle gang di Medellin che stavano diventando sempre più autonome e influenti nei vari barrios di quella che è una della più città più influenti della Colombia.

Pablo non perde tempo, impartisce una lezione ad alcuni dei massimi esponenti delle gang locali, si affilia con i Prisco e realizza una sequela si esecuzioni a freddo volte a confermare l’egemonia della su cupola sul cartello.

La puntata si conclude con il ritorno della Dea che torna sulle tracce di Escobar che ha ormai deciso di vivere alla luce del sole, senza alcun timore di essere catturato delle forze armate, addestrate da anni per catturarlo. Ecco che entrano in scena Javier Pena e Steve Murphy, un po’ in penombra in questo primo episodio, soprattutto nella prima metà.

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L’agente Pena alle prese con un inseguimento sui tetti nei sobborghi di Medellin, l’ennesima beffa per il personaggio interpretato dal convincente Pedro Pascal se consideriamo che la maggior parte delle spedizioni guidate da lui e dal gringo Mr. Murphy, terminano con la fuga del ricercato.

Sul finale, Escobar chiede a Gaviria di negoziare, ammettendo di voler ritornare nella hacienda e di essere disposto a raggiungere un accordo con lo stato colombiano.

Gaviria blocca sul nascere la proposta di Pablo e lo invita ad accendere la tv. narcosIl presidente del governo colombiano, tramite un discorso in diretta nazionale, annuncia che non intende trattare con Escobar e chiede collaborazione al suo popolo, stabilendo premi in denaro  da elargire a chi avesse fornito informazioni utili al governo colombiano riguardo al Pablo Escobar.

Anonima e ancora una volta poco efficace la prestazione attoriale di Boyd Holbrook che interpreta l’agente Steve Murphy: inespressivo, monotono e poco credibile in tutte le sue sfaccettature interpretative.

Discorso a parte va fatto per Wagner Moura, interprete del patròn. Impeccabile il  modo in cui approccia un personaggio difficile come quello di Pablo Escobar.

A mio avviso, la sua interpretazione supera quella di Benicio Del Toro, che abbiamo visto recentemente nelle sale cinematografiche con il film Escobar.  L’attore spagnolo è una garanzia e lo ha dimostrato anche interpretando il narcotrafficante colombiano, tuttavia, il lavoro di Wagner Moura è notevole.

Azione, dramma, crimine. Narcos si conferma una serie-tv credibile e coinvolgente. Una soap opera sudamericana di grande stile, avvalorata da venature crime e da sfumature proprie del genere poliziesco.

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