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Interviste

Napoli Comicon 2016: Matteo Marino e Claudio Gotti parlano de ‘Il mio primo dizionario delle Serie TV Cult’

Al Napoli Comicon 2016 è stato presentato un libro che nessun appassionato delle serie tv può farsi scappare: Il mio primo dizionario delle serie tv cult.

Tra fumetti, serie tv e film, al Napoli Comicon 2016 è stato dato spazio anche ad un libro che per gli appassionati rappresenta la Bibbia. Si tratta di ‘Il Mio Primo dizionario delle Serie Tv Cult’, scritto a quattro mani da Matteo Marino e Claudio Gotti, con le illustrazioni di Daniel Cuello. Un libro interessante ed innovativo che non può mancare nella libreria di qualsiasi grande appassionato di serie tv. I due autori hanno presentato il loro capolavoro al pubblico campano nella Sala Italia della Mostra d’Oltremare.

La conversazione con il pubblico è iniziata partendo dalla copertina, che racchiude a pieno lo spirito che c’è dietro la scrittura di questo libro. Ci sono continue citazioni, partendo dai personaggi stessi, tra i quali vediamo Sheldon Cooper di The Big Ben Theory e Walter White di Breaking Bad, ai vari oggetti presenti, come la boccia di Boris, la cabina di Doctor Who e lo storico divano di Friends.

La passione per le serie Tv  e per la scrittura ha spinto Matteo e Claudio a scrivere questo libro. Una passione che nasce grazie ad una serie in particolare, come hanno raccontato. ‘Parte tutto da Twin Peaks. Avevo tredici anni – dice Marino – e c’era questa pubblicità quasi ipnotica. È stato emozionante vedere una serie diversa da quelle che avevo visto in precedenza, una serie Tv che rivaleggiava con il cinema. Avevo avuto la sensazione che non sarebbe bastata una visione per essere soddisfatti ed avevo ragione.’Napoli Comicon 2016

L’idea alla base del ‘Il mio primo dizionario di Serie Tv Cult’ è quella di ‘creare un dizionario sentimentale, più che enciclopedico. Abbiamo iniziato con Twin Peaks perché è stato uno spartiacque, ha cambiato la percezione del pubblico e dei critici su cosa potesse fare una serie TV.  Poi sono arrivate altre serie tv, in particolare della cable TV, che hanno alzato l’asticella della qualità delle serie’.

Il linguaggio è uno dei punti di forza di questo libro, che attira il lettore, perché è un linguaggio dinamico e brillante, lontano dal concetto di dizionario che si richiama nel titolo. ‘Il linguaggio si manifesta sia nella scrittura che nella struttura. Per quanto riguarda la struttura – ha commentato Claudio Gotti – abbiamo avuto l’idea di sette paragrafi in cui sono divise infatti le schede delle serie’.

Le serie sono divise complessivamente in sette paragrafi, ciascuno con le proprie motivazioni e caratteristiche. Il primo paragrafo con cui si analizza una serie è ‘iniziare’, ovvero il punto di partenza, l’origine di tutto e, in particolare, ‘un’idea nuova che non ci aspettavamo’. Si prosegue con i ‘Personaggi’ che sono ‘la forza trainante di ogni serie, quelli che ricordiamo negli anni a distanza di tempo’. Si tratta naturalmente di un punto fondamentale perchè, come a ragione dicono anche Matteo e Claudio, tutto si può scordare di una serie tv meno i suoi personaggi. Il terzo paragrafo, che gli autori definiscono come il ‘più importante’, è quello del ‘Marchio’. Di cosa si tratta? Ebbe si tratta della ‘caratteristica che rende ogni serie diversa dall’altra, che non si ripete mai. Ogni serie ha una caratteristica che la distingue da tutte le altre’. Seguono il ‘Salto dello Squalo’ (da una famosa scena di Happy Days) che individua il momento di crollo della serie, la ‘Firma’ e infine Vite Parallele’ che indica le correlazioni con altri mondi come il Cinema, i Fumetti ecc..

Ser(i)endipità”.

Si parla ovviamente di serie tv americane, inglesi forse, ma poche sono quelle italiane. Sappiamo infatti che c’è ancora un profondo abisso e divario tra le une e le altre e anche Claudio ha una sua idea in merito. ‘Come serie cult nostrane abbiamo eletto Boris, Romanzo Criminale e Gomorra. Boris ad esempio è una presa in giro della serialità tradizionale italiana’. Se da un punto di vista produttivo, grazie alle tv a pagamento, le serie TV nostrane si stanno equiparando al cinema, da un punto di vista contenutistico e di genere la svolta potrebbe essere ‘Lo chiamavano Jeeg Robot’ che per Matteo potrebbe diventare una serie tv fighissima

Netflix rappresenta un’ulteriore innovazione per il mondo della serialità, facendo del binge-watching la regola e non più l’eccezione. ‘Netflix ha creato un nuovo modo di guardare le serie TV. La storia si svolge nell’arco dei 10 episodi, come un lungo film. Non sempre tutti gli elementi che si trovano in un episodio di una serie tv qualsiasi si trovano in un episodio di una serie Netflix. Questa struttura di dà la possibilità di avere storie più complesse.

Il mio primo dizionario delle serie tv Cult è edito da Becco Giallo ed è una lettura che vi consigliamo caldamente!

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