Cinema

My Way : la recensione del documentario su Silvio Berlusconi

my way

Intrighi di potere, tradimenti, lusso sfrenato, scandali. La vita di Silvio Berlusconi, politico, editorialista, gotha della comunicazione, è un caleidoscopio di esperienze e aneddoti. Una biografia ricca e affascinante che metterebbe in difficoltà le doti creative di qualsiasi sceneggiatore. My Way, il documentario scritto da Alan Friedman disponibile dal 21 Novembre  su Netflix, vi porta nel cuore di Villa San Martino.

For many years, many journalists have asked me to tell my life story. I have always refused. I agreed to cooperate with Alan because I trust him.

My way inizia così, con l’inglese claudicante del Cav che si presenta al pubblico di Netflix. È la prima volta che Berlusconi apre le porte – meglio dire i sontuosi cancelli – di villa San Martino ad Arcore, provincia di Monza e Brianza. Una scenografia perfetta che ricorda molto gli scorci e le vedute suggestive viste nel recente The Young Pope di Paolo Sorrentino.

My Way: The Rise and Fall of Silvio Berlusconi, distribuito dalla Leone Film Group e realizzato da Alan Friedman, ex corrispondente del Financial Times ed editorialista del Corriere della Sera, è un documentario tratto dalla biografia best seller di Silvio Berlusconi, scritto proprio dal giornalista statunitense.

Alan Friedman ricopre un ruolo cruciale in My Way. La sua neutralità apparente è linfa vitale per questo documentario, perchè ci offre una visione chiara della figura di Berlusconi, scevra di faziosità offuscanti, diretta e cristallina. Un giornalista liquido e imprevedibile che regge senza affanni il peso comunicazionale del Cavaliere. Compagnone freddo, spietato, accondiscendente, ficcante, velatamente sarcastico,  il ritmo incalzante e la minuziosità contenutistica delle domande di Alan Friedman che non lasciano scampo a Berlusconi che perplesso e infastidito lancia occhiate allo staff onnipresente e onnisciente, una presenza costante durante tutto il corso delle riprese.

my wayBerlusconi giovane cabarettista sulle navi da crociera, Berlusconi chansonniere a Parigi, Berlusconi universitario, Berlusconi giovane immobiliarista di successo coadiuvato dalle conoscenze poco cristalline del padre, Berlusconi visionario del settore delle comunicazioni, le reti locali, Fininvest, le silhouette procaci del Drive In, Berlusconi e i depositi off shore, Berlusconi e Craxi, Berlusconi presidente trionfante dell’AC Milan, Berlusconi fondatore di Forza Italia e il Presidente del Consiglio più longevo nella storia della Repubblica Italiana, Berlusconi sedotto, tradito e burlato dalla Merkel e da Sarkozy, Berlusconi amico dei despoti dell’era moderna (Putin e Gheddafi su tutti), Berlusconi e il bunga bunga, Berlusconi e la mafia, connubio infondato secondo  l’ex-premier, frutto di illazioni dettate dall’invidia, a suo avviso carattere distintivo del popolo italico.

Sapevate che lo stalliere di Villa San Martino era Vittorio Mangano, killer spietato di Cosa Nostra e poi factotum della dimora del Cavaliere?  Un particolare messo in evidenza da Alan Friedman che con le sue domande mette a repentaglio la collaudata arte oratoria dell’ex premier, che ancora una volta, smarrito e spiazzato, rivolge lo sguardo ai suoi collaboratori per capire se e come rispondere alle affermazioni del giornalista statunitense.

Interessante il montaggio di My Way, che nonostante l’ostruzionismo perpetrato dallo staff di Berlusconi, riesce e catturare fuori onda singolari e inquadrature poco politically correct: la telecamera che inquadra più volte le scarpe ortopediche rialzate del Cav, la Pascale che assiste stizzita e infastidita alla descrizione delle pratiche goderecce note al mondo come bunga bunga, il quadro di Mussolini custodito in una delle otto stanze dove il premier stipa le opere d’arte che negli anni gli sono state donate dai suoi sostenitori, quadri, sculture, gigantografie, ritratti di famiglia.

Villa San Martino ospita anche una collezione d’arte personale che annovera un Tiziano, un Michelangelo e alcuni monoliti dell’epoca romana estirpati dal suolo libico e premurosamente regalatigli da Gheddafi.

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Berlusconi agli occhi della politica internazionale

Alan Friedman, intervista altri esponenti della politica internazionale come:  Vladimir Putin che tesse le lodi di Berlusconi, l’ex primo ministro l’ex presidente della Commissione europea José Manuel Barroso che svela i retroscena della cacciata di Berlusconi e l’ex premier spagnolo Zapatero che riserva parole dure nei confronti della Merkel e di Sarkozy, supponenti e poco rispettosi della situazione dell’Italia e della Spagna in occasione del G20 tenutosi a Cannes che precedette la destituzione di Berlusconi e quindi il passaggio dei poteri del Parlamento a Mario Monti.

Il documentario contiene anche nuove rivelazioni sul cruciale summit sulla Libia tenutosi nel marzo del 2011 a Parigi, quando il presidente francese Nicolas Sarkozy convinse la segretaria di Stato Hillary Clinton a bombardare le truppe di Gheddafi e tentare il cambio di regime, nonostante non ci fosse alcun piano B per il periodo successivo.

My Way va visto, soprattutto dalle generazioni più giovani di questo paese, perchè dà una visione chiara ed esaustiva della storia italiana dell’ultimo trentennio.

Voto 5/5

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