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My Mister: una storia di solitudini che si incontrano – Recensione del drama coreano

drama coreano my ajusshi

My Mister (o My Ajusshi) è per me il drama più bello che questa prima metà del 2018 abbia proposto. Ma voglio sbilanciarmi di più e dire che è probabilmente anche il miglior prodotto televisivo si quest’anno.

In verità è difficile parlarne senza correre il rischio di sminuirlo nel descriverlo, soprattutto perchè la storia non si presta ad essere facilmente riassunta ed è il modo delicato e sensibile in cui viene raccontata a renderla così intensa ed emozionante e a tratti davvero poetica.
Park Dong Hoo è un uomo di 40 anni, ha un solido lavoro in una compagnia importante, è sposato con un bambino, ha un carattere buono ed è l’orgoglio della sua famiglia e del quartiere. Conduce insomma quella che si direbbe una vita felice e rispettabile e tutte le sue energie sono rivolte a confermare questa impressione. Eppure dentro di lui serpeggiano una desolazione e un’insoddisfazione profonde. Il suo matrimonio è in crisi, sul lavoro le tensioni sono insopportabili e reggere il ruolo di quello che non è mai causa di preoccupazioni è logorante.

E’ a questo punto della sua vita che incontra Lee Ji An, una ragazza di 21 anni assunta temporaneamente dall’azienda per svolgere piccole mansioni. Lei è scontrosa e scostante e reagisce a chiunque cerchi di avvicinarsi a lei come un animale selvatico. Alle spalle ha una vita difficile che, come capisce subito Dong Hoo, l’ha fatta crescere in fretta e che ancora la tiene stretta in una morsa contro la quale lei lotta ferocemente ogni giorno.

I loro cammini si incontrano/scontrano per caso, ma tra i due scatta improvvisamente una comprensione reciproca che va oltre la differenza di età o la condizione sociale. Tutti e due stanno lottando per la sopravvivenza senza che intorno a loro nessuno riesca a vederlo. E inesorabilmente finiranno ad essere l’uno il sostegno dell’altro.

My ajusshi my mister

My Mister è quindi una storia d’amore?

Negarlo sarebbe sbagliato, considerato il profondo legame che nasce tra i due personaggi, ma allo stesso tempo, cercare di definire il rapporto trai due, incasellandolo in schemi classici, rischierebbe di sminuirlo.

My Mister è profondamente immerso nella realtà culturale e sociale coreana. L’importanza di una professione stabile e rispettabile, l’onore personale, la gerarchia ferrea all’interno di un’azienda, le pressioni sociali sono cose che a noi occidentali sembrano lontane e che possono suscitare stupore. Ma per questi personaggi sono tutto. Soprattutto per Dong Hoo che è convinto che se i suoi drammi rimarranno privati allora tutto andrà a posto. Nel prendersi cura di Ji An, come si sente spinto a fare come adulto reponsabile, ci metterà aprecchio a rendersi conto che è la ragazza stessa ad essersi presa cura di lui e ad averlo difeso con tutte le sue forze. Dong Hoo e Ji An ffronteranno i loro demoni e il loro passato, capendo insieme che c’è sempre un modo di ripartire e che si deve trovare la strada per essere felici, prima di tutto per se stessi e poi per tutti quelli che ci circondano.

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Un grandissimo cast e un gruppo di personaggi mai scontati

L’aver azzeccato la scelta dei due protagonisti così bene è stata fondamentale. Così come il riuscire a mostrare con grazia e realismo una realzione, che data la grande differenza di età tra i due e la giovinezza di Ji An, avrebbe potuto facilmente far storcere il naso. Limitati da quello che la gente potrebbe dire, dalla differenza di età e dal rapporto lavorativo intricato, i due protagonisti non hanno molte occasioni di incontrarsi liberamente e le loro stesse nature, pur così vicine, si dibattono tra incomprensioni e frustrazioni; a questo modo ogni parola tra i due, ogni scena condivisa, diventa incredibilmente preziosa e densa di tensione emotiva.

Lee Sun-Kyun è straordinario come Dong Hoo, un uomo che ha imparato ad arginare le sue emozioni con grande diligenza, ma che si ritrova improvvisamente in balia di eventi che non riesce a controllare. IU, la idol che interpreta Ji An, ha sorpreso tutti con la sua interpretazione, mostrandosi prima tosta e caparbia, con un volto quasi inespressivo da mostrare al mondo come maschera, e poi lentamente sempre più emotiva nello svelare la sua sensibilità e dolcezza.

Ma My Mister non è solo la loro storia, è anche quella dei due fratelli di Dong Hoon, sbandati e senza prospettive, e dei loro amici di quartiere, un po’ piegati dalla vita ma fortemente legati fra di loro. Partono quasi tutti come degli sconfitti, ognuno con la propria solitudine, ma lungo la storia, ognuno a suo modo, troveranno un moto di riscatto o conquisteranno un piccola serenità personale. Ognuno fa la sua parte in questa storia malinconica, ma mai davvero disperata. E nulla è mai scontato, soprattutto con dei dialoghi, a volte molto scarni, che colpiscono sempre senza mai essere banali.

My Mister

Una scena di My Mister

Il tutto è impreziosito da una regia curata ma pacata che lascia ampio spazio ai silenzi in cui i sentimenti dei personaggi (e quelli dello spettatore) hanno modo di allargarsi e gonfiarsi. E da una colonna sonora bella da spezzare il cuore.

Ma questo drama non è soltanto sentimenti e lotte interiori, sullo sfondo, a muovere l’azione, ci sono complotti, tradimenti, lotte di potere, inseguimenti, gran scazzottate, e momenti davvero amaramente divertenti, tutto bilanciato in un perfetto equilibrio. Un drama anomalo che va assolutamente guardato, amato e pianto tantissimo.

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My Mister
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