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My Mad Fat Diary: Recensione dell’Episodio 2.01 – Alarm

Alla tv inglese va riconosciuto un grandissimo, tra tante cose, un grandissimo merito: la capacità di trasmettere autenticità e realtà in un mondo di serie tv, spesso, perfezionato su modelli stereotipati e poco attendibili. Il successo di Skins non è mai stato un caso e, dopo oggi, sono ancor più convinta nell’affermare che – con un briciolo di pubblicità in più – non lo sarebbe nemmeno quello di My Mad Fat Diary. Mentirei se vi dicessi di aver scoperto la serie perché qualcuno mi ha consigliato di guardarla: è stata una scelta dettata dalla curiosità che ha ripagato in tutto e per tutto. Ho divorato i sei episodi della prima stagione proprio come ho divorato, a suo tempo, le my mad fat diary_05pagine dei Doni della Morte: un giorno e non ne è rimasto più nulla. Una fortuna, se si considera che qualche giorno fa la E4, nota per Skins e Misfits ai più, ha mandato in onda il primo episodio della seconda stagione.

Se vi siete persi quei sei episodi ve li riassumo velocemente, almeno finché li ho bene in mente. La storia, come avrete intuito, è focalizzata su di una ragazza, piuttosto in carne, Rae (diminutivo di Rachel) che è da poco uscita da un istituto psichiatrico, in cui era stata rinchiusa dopo essersi inflitta delle gravi ferite. Per affrontare la sua vita il suo medico le consiglia di scrivere un diario, in cui annotare tutto quello che le passa per la testa. Fortunatamente riesce a trovare un gruppo di amici piuttosto assurdi ma incredibilmente leali, nonché un ragazzo per cui perde la testa (Finn), mentre si tiene in contatto con i ragazzi dell’ospedale – prima fra tutti Tix. La storia viene, inoltre, rinvigorita da un medico che ha l’atteggiamento di uno zio giovanile e una madre, con seri problemi lei stessa, se volete la mia opinione, che sposa un immigrato tunisino (il personaggio più bello dopo Kester e Chop). Ma non è la trama ad essere il punto di forza della storia,  è il modo di Rae di affrontarla. E’ una ragazza insicura, che mette sul piatto tutti i suoi problemi e li amplifica, data la sua condizione di obesità, incanalando tutta la negatività dentro di se. Non lo fa in maniera spropositata ma, anzi, la razionalità dei suoi pensieri e delle sue azioni porta, spesso, lo spettatore a immedesimarsi in lei e a condividerne gioie e così come i dolori. Malgrado ciò, il passo della serie resta leggero, perfino spensierato, benché di spensierato ci sia davvero poco.

my mad fat diary_02La seconda stagione riprende esattamente da dove la prima si era conclusa. Rae ha un ragazzo, ha una nuova famiglia – in cui sta cercando di integrarsi, ha degli amici che la fanno sentire amata. Malgrado questo, si sente insicura, ancora una volta, riguardo ad un tipico dictat della società: il ‘non essere abbastanza’. Come se questo non fosse ‘abbastanza’, un altro tipico dilemma adolescenziale tormenta le sue giornate: la fatidica prima volta. Al di là della profonda agitazione che fare sesso per la prima volta possa rappresentare per un’adolescente, Rae pone la lente d’ingrandimento sul suo corpo e su quanto sia diverso rispetto a quello (perfetto, ammettiamolo) di Finn. Malgrado lui non faccia nulla per convalidare queste sue paranoie, semmai il contrario, la ragazza sprofonda nuovamente in un vortice di depressione ed insicurezza che la riporta dieci passi indietro, proprio mente era pronta a farne uno in avanti. Come se non bastasse, Tix non c’è più e questo le porta via uno dei suoi punti di riferimento.

my mad fat diary_04E’ qualcosa che Rae non riesce ad affrontare, che si rifiuta di affrontare, persino. Non è mai facile perdere qualcuno e, spesso, si è a proprio agio nel cercare di evitare la cosa, per quanto possibile. La scena tra lei e Kester, nel finale, credo mi abbia portata sull’orlo delle lacrime. Il dottore che dovrebbe, per primo, dire agli altri cosa fare per sentirsi meglio non è in grado, in questa particolare circostanza, di stare meglio lui stesso. L’aveva già dimostrata altre volte, questa sua grande e profonda umanità, ma in questo caso particolare credo che venga a galla in maniera predominante.

Significativa, poi, è senz’altro la battaglia – persa in partenza – di Archie, che tenta inutilmente di resistere alle avances di Chloe. Al di là della profonda ed irritante antipatia che provo nei confronti di quella ragazza, credo la scelta di Archie di non rivelare nulla circa la sua omosessualità sia stata una scelta saggia. Siamo nel 1996, anno in cui l’omofobia non era un argomento di cui discutere al telegiornale, non era qualcosa da affrontare in una pellicola candida agli oscar, quanto piuttosto un tabù. Essere gay era, perdonatemi il termine, sbagliato, quanto più in un piccolo paesino del Lincolnshire. Non c’è dubbio che, in qualche modo, prima o poi, Archie sarà costretto a rivelare a Chloe il motivo per cui non è minimamente interessato alle sue avances, benché non credo quel momento sia poi tanto vicino, all’orizzonte.

my mad fat diary_03Ed è dunque nell’incertezza che la puntata si chiude, con un gigante ‘to be continued’, per citare Finn. Rae è di nuovo avviata sul sentiero dell’autodistruzione ed incertezza, incapace di vedere il meglio di se stessa anche quando gli altri sono così aperti nel farlo per lei. Che sia un modo per aprire a Finn la porta con la scritta ‘uscita d’emergenza’ prima che ci sia un vero e proprio incendio? Sarebbe tipico di lei. Speriamo solo che qualcuno riesca a ricordare a Rae quanto sia amata e fantastica, e non importa se a farlo è il suo ragazzo o la sua giovanile mamma.

P.S. Quanto è cliché la scena in cui la figlia trova il porno in camera dei genitori, quanto?

2.01 - Alarm

Ritorno con il botto

Valutazione Globale

User Rating: 4.05 ( 1 votes)

Katia Kutsenko

Cavaliere della Corte di Netflix, rinomata per binge-watching e rewatch, Katia è la Paladina di Telefilm Central quando si tratta di tessere le lodi di period drama e serie tv fantasy. Le sue uniche droghe sono: la caffeina, Harry Potter e Chris Evans.

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