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My Liberation Notes: il club della liberazione – Recensione del drama coreano dall’autrice di My Mister

Non dare consigli. Non cercare di consolare. Non fingere di essere felice. Non fingere di essere triste.

Queste sono le quattro regole fondamentali del Club della liberazione. E anche quelle che segnano il cammino dei protagonisti di My Liberation Notes, il nuovo attesissimo drama della sceneggiatrice del meraviglioso My Mister, rimasto impresso nei cuori di molti come uno dei drama coreani più belli di sempre.

E il ritorno alla sceneggiatura di Park Hae Young non delude. La scrittrice prosegue nella sua attenta e profonda osservazione del vivere e del sopravvivere, alla ricerca di una pace interiore (così come era stato in My Mister) e di una personale liberazione come nel caso di My Liberation Notes.

My Liberation Notes
Il club della liberazione – My Liberation Notes, recensione

Ma liberazione da cosa?

I protagonisti di questa storia, i tre fratelli Yeom, sono bloccati. In una densa, umida e caldissima fine estate, la loro vita da pendolari si trascina da un viaggio estenuante all’altro tra la provincia e la città. Impiegati in delle grandi compagnie, lavorano diligentemente, facendo ritorno ogni sera alla piccola e modesta casa dei genitori, dove cenano silenziosamente prima di buttarsi stremati a letto.

Lungo la strada di casa un cartellone in cima ad un edificio annuncia “Oggi ti succederà qualcosa di buono”, ma qualcosa di buono non sembra succedere mai.

Al lavoro le soddisfazioni tardano a venire, i soldi sono pochi e non sufficienti a trasferirsi in città e la vita sentimentale di ognuno sembra incartata in circoli viziosi. Chang Hee (Lee Min Ki) vorrebbe una bella macchina, una casa in città, i soldi per aprire un’attività sua, convinto che il benessere economico potrebbe portargli la serenità e il successo in campo sentimentale. Sogna che il suo duro lavoro venga riconosciuto e che il benessere economico lo renda finalmente qualcuno. Sfoga la sua frustrazione su chiunque lo ascolti con fiumi di parole pieni di logica e razionalità.

Ji Jeong (Lee El) sogna l’amore. Una relazione durevole e solida con un uomo che corrisponda a dei criteri precisi e che la strappi finalmente alla sua vita di monotonia. Sa esattamente quello di cui ha bisogno… o meglio di chi ha bisogno, ma in qualche modo finisce sempre sola e delusa perché non le sembra di avere mai abbastanza. Vive tutto quello che le capita in un’estenuante tempesta di emozioni, tra esaltazione e disperazione.

Mi Jeong (Kim Ji Won) è la più piccola dei fratelli ed è anche la più introversa. Le sembra di non essere mai stata felice nella sua vita e di essersi sempre sentita fuori posto. Abbandonata da tutti. Non ama le persone e non sa uniformarsi ai loro comportamenti. Strana e solitaria, osserva tutto intorno a lei con un freddo distacco.

Eppure, come una stagione sul punto di andarsene, come un’estate sull’orlo di lasciare il passo all’autunno, tutti loro sanno che qualcosa deve cambiare o le loro vite li consumeranno.

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Quando la primavera arriverà, saremo persone diverse

Un uomo misterioso vive nella casa vicina. Lavora con il padre in falegnameria e lo aiuta nei campi. Non parla mai e beve sempre. La sua vita è un piccolo enigma e la sua ostinazione nel voler rimanere chiuso nel suo mutismo in qualche modo destabilizza i fratelli Yeom.

Mr Gu (Son Suk Ku) è stato mandato da loro come un segno del destino o è solo quell’elemento estraneo che può deviare improvvisamente il corso delle loro esistenze? E’ Mi Jeong a farsi avanti con lui. Con un gesto estremo e sfacciato riconoscendo in Mr Gu una persona che come lei non ha nulla da perdere.

“Adorami.” Gli ordina. Non amami. L’amore è troppo complicato. L’adorazione invece è qualcosa di personale, egoista, totale. E’ un gesto impulsivo, degno di chi improvvisamente sente che deve rischiare tutto prima che sia troppo tardi. Mi Jeong è convinta che se finalmente qualcuno la adorerà completamente, potrà finalmente sentirsi completa. Scoprirà poi che sarà lei stessa, adorando a sua volta Mr Gu, a compiere la sua liberazione.

My Liberation Notes
Il club della liberazione – My Liberation Notes, recensione

My Liberation Notes non è una storia appariscente

Anzi, è una storia lenta, intima e introspettiva. Come nelle vite quotidiane dei protagonisti, non succede molto. E forse, chi nei drama cerca dinamismo e trame veloci, resterà spiazzato e forse infastidito. Non c’è nulla di definito o definitivo in questo drama. Il percorso dei protagonisti non è lineare, così come non lo è il viaggio verso la liberazione.

Il primo passo è la consapevolezza, il riuscire a intravedere la radice delle cose. I condizionamenti, gli automatismi, le aspettative che ci influenzano e che incanalano le nostre vite. Ma anche nel riconoscerli, il lavoro di rimozione è lento e impervio. Un passo in avanti per compierne poi due indietro.

La storia si snoda attraverso lunghi dialoghi, ma anche molti silenzi mentre ogni personaggio cerca di districare la matassa che lo compone. C’è chi ci riuscirà più nettamente, come Mi Jeong che ritrovando la strada verso se stessa, con l’aiuto di Gu, guadagna fiducia in sè e nel mondo che la circonda. Tra lei e Gu il rapporto è insolito e mai scontato. Intenso, ma non propriamente romantico. Sono due persone che si vedono per quello che sono veramente e per questo riescono a parlarsi con estrema sincerità. Sospendendo ogni giudizio, ogni tentativo di cambiare l’altro. Consapevoli che non si ha potere sugli altri, ma solo su se stessi.

Chang Hee deve prendere molte porte in faccia e abbandonare tutto quello che credeva fondamentale per trovare, come per caso (ma certamente non per caso) la sua vera vocazione. Mentre Ji Jeong si deve spogliare di tutte le sue pretese e ipocrisie per riuscire ad accettare pienamente quello che ha, anche nella sua imperfezione.

Questo discorso sullo spogliarsi di aspettative e condizionamenti risuona particolarmente in un paese come la Corea che ancora soffre per regole e aspettative sociali che influenzano e ingabbiano la vita del singolo.

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My liberation Notes my liberation diary
La recensione di My Liberation Notes

Una storia che resterà nei cuori di molti

Ogni spettatore forse sceglierà il suo personaggio preferito. Quello che gli assomiglia di più. Ma non sarà difficile trovare in ognuno degli Yeom un atteggiamento o un comportamento famigliare. Un discorso che risuoni particolarmente vicino.

Resteranno nella mente il caldo soffocante delle sere d’estate, le strade polverose della campagna, i pranzi silenziosi della famiglia, i discorsi tra amici, gli sguardi pieni di parole di Mr Gu. Soprattutto grazie ad una cinematografia suggestiva che in modo sottile e attento sottolinea gli stati d’animo dei personaggi.

Bellissime le interpretazioni di tutto il cast, nessuno escluso, che supportato da una sceneggiatura profonda e attenta ha saputo animare questi personaggi con tanta forza.

Un drama su cui riflettere a lungo e su cui tornare. Un manuale vero e proprio per cercare la propria liberazione.

Recensione My Liberation Notes

Giudizio

Intimo e profondo

User Rating: 3.45 ( 1 votes)

Lalla32

Il punto d'inizio è stato X-Files. Poi saltando di telefilm in telefilm ho affinato una passione per quelle storie che hanno in sé una punta di stranezza e di fantastico. Recensisco e curo news di serie sci-fi, ma un'altra mia passione sono i period drama, visto che sono un'avida lettrice di classici. Ultimamente mi sono avvicinata ai drama coreani e me ne sono innamorata e qui su Telefilm Central curo la rubrica Daebak, piena di consigli, spunti e amore per questo mondo.

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