Mr. Robot

Mr. Robot: Recensione dell’episodio 2.12 – eps2.9_pyth0n-pt2.p7z

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The young man stepped into the hall of mirrors / Where he discovered a reflection of himself / (…) Sometimes he saw his real face / And sometimes a stranger at his place / Even the greatest stars find their face in the looking glass. (Hall Of Mirrors, Kraftwerk)

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Uno dei pregi di Mr. Robot è sicuramente quello di riuscire (meglio di qualunque altra serie, concedetemelo) ad integrare nel proprio tessuto narrativo brani che non solo accompagnano le scene in cui sono inseriti, ma riescono ad amplificare il significato delle stesse, aiutando lo spettatore a capire un po’ di più, un po’ meglio.

Per l’ultima volta, almeno per quest’anno, l’universo di Mr. Robot si apre a noi (dopo una breve incursione nel passato in cui comprendiamo quanto vicini siano Elliot e Tyrell, rendendo se possibile le nostre idee ancora più confuse) sulle note di Hall of Mirrors.

La canzone dei Kraftwerk racconta la storia di un giovane uomo che entra in una sala piena di specchi, nella quale scopre il suo riflesso. A volte riesce a vedere se stesso, altre un estraneo. Innamorato della sua immagine, il moderno Narciso decide di cambiarla quando inizia a deformarsi. Si trasforma, cambia la propria personalità per diventare la persona che desidera essere, rimanendo così incastrato nella sua stessa immagine.

Questo il destino di chi decide che la propria immagine prenda il controllo della propria vita. Questo è il destino di Elliot, the greatest star della sua vita come di quella di coloro i quali finiscono sulla sua strada.

La seconda stagione, divisa da una linea immaginaria in due distinti capitoli, ha approfondito con maggiore precisione e cruenza quanto avanzato sia il disagio mentale che il protagonista vive. Profondo quanto radicato, capace di creare una versione della realtà così distorta eppure così reale.

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Come in un gioco di scatole cinesi, Sam Esmail ci ha guidati in un percorso che questo finale prova per certi versi a chiudere, lasciando comunque aperta una porta per la prossima già annunciata stagione. E così in eps2.9_pyth0n-pt2.p7z alcune domande che fanno fatto da filo conduttore degli 11 episodi  precedenti trovano finalmente una risposta.

Che i regali arrivassero proprio da lui non era scontato, ma che quel gioco perverso che Joanna e il marito in fuga avevano messo in piedi riportasse in scena Scott Knowles lo era, e lo è diventato ancora di più quando Elliot ha scoperto il luogo da cui provenivano le telefonate.Il regalo più bello di Tyrell” per creare un altro piccolo precedente che possa condurre il CTO della E-Corp dritto all’inferno. Quale potrebbe altrimenti essere la spiegazione del comportamento malato di Joanna (il farsi strangolare da Knowles, il chiedere a Derek di mentire), se non quello di ferire di più quanto lei sia stata ferita? Lei vuole tutto, a qualunque prezzo, che sia un paio di orecchini o la vita di un uomo.

The moth don’t care when he sees the flame / he might get burned but he’s in the game / and once he’s in he can’t go back, and / beat his wings ’til he burns them black / no the moth don’t care when he sees the flame. (The Moth, Aimee Mann)

Se Elliot è quel ragazzo ingannato da se stesso nella canzone dei Kraftwerk, Darlene è la falena di Aimee Man (qui nella versione dei Les Deux Love Orchestra), quell’animale che non ha paura della fiamma, di quanto calda possa essere e di quanto sia facile bruciarsi. Perché, dopotutto, è un gioco e l’unica cosa che importa è quella fiamma e il calore che emana. Per Darlene quella fiamma è Elliot, l’unica ragione per cui ha accettato di vivere la vita che non voleva vivere.

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Messo da parte il dubbio (molto ipotetico) di una sua uscita di scena, la ragazza si trova ora al cospetto di coloro i quali ha per tutto questo tempo evitato. Come prevedibile, il suo percorso e quello di Dominique Dipierro finalmente si incontrano. L’una di fronte all’altra, in una sorta di stallo alla messicana, Dom e Darlene non sono poi così diverse, entrambi così dedite ad una causa da non vedere che questa. Ma l’agente dell’FBI ha in mano una carta invisibile.

Distratti dai discorsi surreali con Alexa, i lecca-lecca e le sparatoie orchestrate dalla Dark Army, non avevamo forse ben chiaro quanto dettagliato fosse il lavoro di Dom. E così ritroviamo le due ragazze, impaurite quanto affascinate dall’essere parti di una degli eventi più importanti nella storia, a fissare quel tabellone che avevamo non visto nel primo episodio, pieno di nomi, facce e congiunzioni, al cui centro arde la fiamma.

Bisogna a volte essere pazienti se si vuole raggiungere un grande scopo. È “l’approccio da pitone”, stare fermi e aspettare finché non arriva il momento giusto per colpire.

Tutti i personaggi in questa stagione sono stati dei pitoni, anche noi lo siamo (pazienti si, consenzienti forse meno), abbiamo aspettato che arrivasse il momento che desideravamo, le risposte che desideravamo. Ma al contrario dei pitoni non siamo stati in grado di tenere sotto controllo la situazione intorno. Siamo stati distratti, più di quanto Elliot sia stato distratto da Mr. Robot in tutto questo tempo.

Così tanto dipende /da una carriola rossa / lucida d’acqua piovana / accanto ai polli bianchi.
(The Red Wheelbarrow, William Carlos Williams)

L’ultimo capitolo di questa seconda stagione non ha risposto a tutte le domande che la prima aveva posto in essere, e  anche quando lo ha fatto non è stato facile arrivarci. Ci siamo chiesti per tutto questo tempo dove fosse finito Tyrell, Mr. Robot ci ha fatto credere che fosse morto. Lo abbiamo ritrovato alla fine della scorsa puntata e abbiamo ancora dubitato che esistesse, che fosse reale. Ci siamo fatti ingannare ancora una volta.

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Il vero doppio di Elliot è vivo e vuole che il loro piano prosegua, non importa come. Sembra di risentire le parole di Darlene, mentre prova a governare il caos creato dal fratello. C’è da far saltare in aria un palazzo (Fight Club, non dimentichiamocelo) e nessuno può intralciare i piani. Anche chi si ama, chi si venera. Soprattutto se si tratta di quello stesso palazzo che in uno dei nostri sogni lucidi abbiamo già fatto crollare.  E in questo meraviglioso ed inquietanti scenario apocalittico / mondo alternativo abbiamo applaudito, seduti ad un’elegante tavola circondati dalle persone più care.

eps2.9_pyth0n-pt2.p7z conclude una stagione che è riuscita, per chi scrive, a superare l’esordio dello scorso anno. Eppure rimaniamo con l’amaro in bocca, perché ancora una volta, testardi ed ingenui, eravamo forse convinti che sarebbero arrivate “altre” risposte.

“Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole” diceva Mao Tze Tung. E se non è ancora chiaro, in Mr. Robot bisogna essere pazienti se si vogliono delle risposte. Abbiamo un anno per imparare ad essere come i pitoni,  525600 minuti. Un tempo considerevole, come insegna Whiterose.

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