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Mozart in the Jungle: Recensione della seconda stagione

Mozart in the jungle

Mozart in the jungleCi sono alcune passioni che incontri durante la vita, altre che non hai neanche il tempo di nascere che sono già lì a scorrere nelle tue vene. Può essere la matematica e allora i tuoi sogni si riempiono di numeri ed equazioni. O la geografia e sopra il tuo letto campeggia una grande mappa del mondo. Quando invece è la musica, il tuo amico immaginario si chiama Wolfgang Amadeus Mozart, la mattina dai il buongiorno a Gustav, Ludwig e Choppy e sulla schiena delle tue conquiste amorose disegni le “effe” del violoncello.
Quando hai la fortuna di conoscere una passione così forte, la tua vita, le tue ambizioni, il tuo lavoro si piegano inevitabilmente ad essa. Ne sei parte e vuoi continuare ad esserlo, con sacrificio e dedizione.
Mozart in the Jungle è una serie sulle passioni, ambientata in una città in cui chiunque può diventare chi vuole ma in cui è anche molto facile perdersi dietro fuochi fatui. New York è la giungla moderna in cui vigono le regole della giungla classica. Chi vuole affermarsi deve spesso farsi strada tra la folla a spallate o scendere a compromessi con il nemico. Ma alla fine della fiera quello che conta è la musica e della musica non si può proprio fare a meno.

Mozart in the jungleGiunta alla seconda stagione, la serie creata da Paul Weitz, Roman Coppola e Jason Schwartzman continua ad intrattenere con intelligenza e leggerezza, intrecciando le storie dei suoi protagonisti con quella di un personaggio che le altre serie in circolazione non possono annoverare nel loro cast. Perché sì, qui la musica è un personaggio e non una semplice comparsa. Se poi aggiungiamo che non stiamo parlando di post-rock, punk o new wave ma di musica classica, possiamo capire quanto innovativa possa essere la portata di questa produzione. 
Partendo dal presupposto che ad occuparsi di sinfonie ed opera non ci siano solo vecchie e ricche signore che non sanno come spendere i loro soldi o uomini col parrucchino che nascondono le rotondità sotto un panciotto, Mozart in the Jungle è riuscita a dimostrare come anche una bella e giovane venticinquenne o un sensualissimo uomo latino di umili origini possano trovare bellezza, conforto e soddisfazione in Haydn, Sibelius o Liszt.
E quando vediamo fronteggiarsi in una partita di ping-pong Lang Lang e Joshua Bell (il primo è un pianista cinese che ha iniziato ad esibirsi all’età di 5 anni, il secondo è un violinista americano che suona uno Stradivari del 1713), o ammiriamo il pianista Emanuel Ax giocare a Dance Dance Revolution per tenere allenati i piedi, è proprio lì che capiamo che forse ad essere anacronistici sia proprio noi.

Mozart in the jungleSe nella prima stagione ci eravamo concentrati quasi esclusivamente sulla Grande Mela, in questa facciamo i bagagli e finiamo nel posto da cui il nostro amato Maestro proviene, il continente sudamericano. New York vs Città del Messico, due realtà urbane diametralmente opposte: il freddo e la vita frenetica della Città che non dorme mai contro il calore, gli odori e la passione della capitale messicana. E anche la musica cambia registro ed intensità. E ci lasciamo sopraffare dagli occhi concentrati e dalle mani in armonia di una giovanissima orchestra che suona le note di Danzon n.ro 2 di Arturo Márquez (composizione diretta peraltro dal conduttore della Filarmonica di Los Angeles, Gustavo Dudamel, il quale compare nel primo episodio in un’esilarante gag con Gael Garcìa Bernal). 
Tra le ombre di alberi centenari ci facciamo predire il futuro dal fondo di una tazzina di caffè, mangiamo foglie di cactus e cadiamo vittime di una maledizione. Anche se sappiamo che ovviamente è solo una reazione psicosomatica. Tutto lo è: noi, la musica, il modo in cui viviamo le cose. È tutto nella testa. Psicosomatico.

Mozart in the jungleMozart in the Jungle è un’ode moderna alla musica classica e alla sua forza vitale e al tempo stesso distruttiva, in grado di farti toccare il cielo con un dito o condurti in ambienti poco raccomandabili pieni di ladri e prostitute. E, a volte, portarti persino alla morte. Come note, personaggi delle serie si muovono sulle linee di un pentagramma portandosi dietro le loro ansie, le loro preoccupazioni, i loro amori. C’è spazio anche per questo nella vita di un musicista: tra prove, riunioni sindacali e cene promozionali Hailey, Cynthia, Gloria trovano il tempo di innamorarsi, rubare baci di nascosto, immaginare relazioni sbagliate. C’è spazio anche per la banalità e le frivole complicazioni del mondo moderno. Poi però si torna sul palco e tutto il resto non può salire. Non sono permessi avvocati in assetto di battaglia né chiacchiere da bar né cellulari che vibrano. Siamo solo noi, il nostro strumento e le mani del Maestro che ci agitano nell’aria seguendo il respiro del mondo. La musica.

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