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Mob City: Recensione degli episodi 1.03/1.04 – Red Light/His Banana Majesty

Nel cercare un aggettivo che sintetizzasse il mio punto di vista su questi due episodi, da aggiungere alla valutazione, mi sono fermato su “classico”. Perché? Perché voglio subito mettere in chiaro un punto fondamentale per rendere l’idea di quello che penso: diverse persone potranno aver storto il naso davanti alla caratterizzazione di alcuni, se non tutti, i personaggi di questa miniserie, perché non hanno una grandissima profondità, ma sono sostanzialmente la rappresentazione di un certo genere di stereotipo. Io non dò tutti i torti a chi la pensa così, ma credo che Darabont lo abbia fatto apposta, non per fare una cosa coi piedi naturalmente, ma per rientrare nella classicità del genere che esplora e che, prima di lui. ha esplorato John Buntin, scrittore del libro da cui la serie è tratta.

LOST ANGELSPerché il genere noir ha degli archetipi ben definiti: c’è la donna “fatale” e affascinate che porta con sé i guai, c’è il buono che non è proprio buono, ma si inguaia per amore della propria donna ed ha un passato cupo, ci sono i cattivi che sono cattivi e sbruffoni e i bravi poliziotti che sono coraggiosi. Quindi, o il genere noir lo rivisiti come ha fatto brillantemente Ray Donovan la scorsa estate e lo modernizzi, oppure, se segui la via classica, non c’è molto da inventare, se non una trama solida e avvincente, ben articolata e con i necessari colpi di scena e momenti, anche un po’ didascalicamente, crudi e violenti.

Ed in questo Mob City fa appieno il suo lavoro, non che sia da dare il merito a Darabont, non essendo la sceneggiatura originale, ma lui ha avuto, fino a questo momento, il merito di trasporla visivamente in modo mirabile. La trama è molto ben gestita, ci sono un gran numero di personaggi, ma, anche grazie ad alcuni flashback sparsi nei primi episodi, siamo riusciti a metabolizzarne la presenza, mob city 103dper cui la narrazione non risulta appesantita dal doversi ricordare chi diavolo è la persona che stanno inquadrando e le interconnessioni della storia, il modo in cui tutti i tasselli vanno al proprio posto, contribuiscono a dare fluidità e scorrevolezza all’insieme.

Un esempio ottimo è proprio l’apertura del terzo episodio, in cui, in una scena che inizialmente non percepiamo in che momento possa essere avvenuta, si vede il motivo scatenante di tutto ciò che segue nel racconto: l’omicidio di un informatore della polizia ad opera, per un caso del destino, del boss mafioso Bugsy Siegel e ci troviamo improvvisamente catapultati nella macchina nella quale, accucciati, Jasmine e il suo comico fidanzato stanno scattando le fotografie che metteranno in moto la grande messa in scena.

Durante questi due episodi non mancano i momenti con più pathos, come quelli in cui la polizia, arringata da Billy the Boyscout, interpretato da un ottimo Neal McDonough, parte compatta verso la battaglia o come quelli dove i cattivi malavitosi compiono ogni più nefanda azione, sullo sfondo della costruzione di Las Vegas e sulle note di Frank Sinatra.

tv-mobcity29.0001.jpgTutto il gore viene riversato sullo spettatore nelle continue sparatorie, dall’esecuzione in una buca nel deserto del Nevada, alle continue irruzioni delle bande rivali nel territorio altrui, a seguito dell’apparente caduta del boss di una fazione e al conseguente vuoto di potere. Scene come la sparatoria sulla giostra dei cavalli rappresentano il perfetto connubio tra violenza e fascinazione dell’ambientazione storica, anche se, devo ammettere, che ogni tanto agli sceneggiatori scappa un po’ la mano e sembrano voler eccedere nel puro edonismo visivo.

Anche nel quarto episodio, la scena del “different way to use a banana” è decisamente brutale anche se estremamente realistica nel rendere la crudezza della situazione che si vuole descrivere, pure se, anche qui, un filo di eccesso si nota nel soffermarsi eccesivamente su alcuni dettagli che possono risultare estremamente didascalici. Non serviva soffermarsi con zoommata sul cartellone pubblicitario, non serviva a rendere più esplicita la scena.

mob city 103fFatte tutte queste considerazioni, in conclusione, possiamo sicuramente essere soddisfatti di quanto visto finora, per la ricchezza della trama, per la bravura di molti attori e per l’averli calati perfettamente nell’archetipo che devono rappresentare. Oltretutto l’ambientazione storica nel periodo postbellico, con le reminiscenze di una difficile guerra combattuta sul versante pacifico dagli americani, con la ripresa strabordante del Paese e la nascita di personaggi o luoghi leggendari, come la stessa Vegas conferiscono al prodotto una piacevolezza intensa. Basta ricordarsi che vediamo ogni volta due episodi di fila e i minuti nella loro maggiorparte volano senza stancare. Vale decisamente la visione.

Nota a margine per i fans di 24: quanto è stato bello e ironico vedere Gregory Itzin, storico interprete del Presidente Logan, ora interpretare il sindaco di L.A. e fare una tirata a Billy il Boyscout sull’orgoglio e l’ambizione che ne hanno distrutti tanti di uomini. Ironico.

1.03/1.04 - Red Light/His Banana Majesty

classico

Valutazione globale

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