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Mindhunter: Dalla teoria alla pratica – Recensione della seconda stagione

Mindhunter: recensione della seconda stagione
Credits: Netflix

Tutti conoscono Charles Darwin. Pochi, invece, sanno chi sia Thomas Henry Huxley che della teoria evoluzionista di Darwin fu uno dei primi e, soprattutto, uno dei più accaniti e accesi sostenitori tanto da guadagnarsi il soprannome di Darwin’s bulldog. Una adesione talmente incondizionata alle idee del naturalista britannico da poter essere quasi scambiata per una fede religiosa.

Eppure, Huxley sapeva che anche la più elegante delle teorie scientifiche resta un vuoto esercizio retorico se non è supportata dai fatti. Era consapevole di quella che lui stesso chiamava la grande tragedia della scienza: il massacro di una bella teoria da parte di un pessimo fatto. Teoria e pratica. Questo è la scienza. Qualunque scienza. Anche il profiling come ci dimostra la seconda stagione di Mindhunter.

Mindhunter: recensione della seconda stagione
Mindhunter 2 stagione recensione – Credits: Netflix

Dalla teoria alla pratica

Magari né Bill né Holden conoscevano Huxley e il suo detto. Ma anche un personaggio così strenuamente convinto di avere sempre ragione come Holden può credere che il metodo innovativo con cui si approccia ai serial killers sia giusto a priori. E neanche può bastare aver trovato un nuovo vicedirettore, che vede nella nuova unità come Ted Gunn per essere sicuri che capire le menti dei criminali sia l’arma migliore per fermare catene di omicidi. Bisogna fare quel passo in più. Uscire dal comodo recinto delle interviste ad assassini resi ormai innocui per affrontare quelli ancora da scoprire. Un passo in più che Holden e Bill devono compiere e che Mindhunter fa in questa seconda stagione.

Compiere questo step successivo viene vissuto in maniera differente dai due protagonisti. Perché differente è sempre stato il modo in cui i due colleghi si sono rapportati al lavoro rivoluzionario che stavano compiendo. Archiviata, forse fin troppo rapidamente, la preoccupante questione degli attacchi di panico, Holden vede nel caso dei rapimenti ed omicidi dei bambini di Atlanta l’opportunità imperdibile di dimostrare la superiorità delle proprie idee. È questa convinzione inscalfibile a renderlo a tratti quasi fastidiosamente superbo. Come se l’orgoglio di essere stato il primo ad avere un’idea potenzialmente vincente avesse fatto tracimare la sua fondata sicurezza trasformandola in boriosa sicumera.

Soprattutto Holden si lascia assorbire dal caso talmente tanto da non riuscire più a comprendere, ma neanche ad ascoltare gli altri. Le loro opinioni, i loro problemi, i loro sentimenti. Che siano gli opportunismi politici con cui bisogna comunque fare i conti. O i dolorosi dubbi di madri che cercano solo giustizia e non il trionfo di un metodo. Non è un caso che, a differenza della prima stagione di Mindhunter, non ci sia alcun vissuto privato di Holden. Perché la scissione tra pubblico e privato per Holden non esiste più. C’è solo il lavoro che diventa il suo tutto.

Come se la seconda stagione di Mindhunter volesse mostrare quanti e quali sacrifici comporti il dover obbligatoriamente passare dalla teoria alla pratica.

Mindhunter: recensione della seconda stagione
Mindhunter 2 stagione recensione – Credits: Netflix

Pubblico vs privato

Il diverso atteggiamento dei rinnovati vertici FBI nei confronti del dipartimento di scienze comportamentali comporta anche un ruolo più delicato per Bill. Che non è più solo l’agente esperto che sostiene il novellino per non farlo andare fuori strada. Questo compito gli resta e viene anche rafforzato perché ora ogni passo troppo più lungo della gamba da parte di Holden sarebbe una debacle per l’intera agenzia. Ma a Bill spetta ora anche il compito di mediare tra due mondi che non sembrano sempre disposti a dialogare costruttivamente.

Tra il nuovo che avanza rappresentato da Holden e Jim e il vecchio che crede ancora nei metodi classici e fatica ad investire risorse in quella che gli appare come una strategia campata in aria. Ruolo che Bill riveste in maniera efficace dato che, dopotutto, pur credendo in Holden e in ciò che insieme  hanno iniziato, sa anche che anni di esperienza e successi non possono essere bruciati sull’altare di teorie mai messe in pratica. Fino a quel momento. 

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Soprattutto Bill, in Mindhunter, rappresenta l’altra faccia della medaglia. Se Holden è il pubblico che cancella il privato, Bill è il privato che invade il pubblico scontrandosi con esso per reclamare il suo primato. L’inattesa storia di Brian va a sconvolgere quella che sembrava una routine consolidata. Un modo ideale di coniugare le esigenze intensive di chi sta creando qualcosa di rivoluzionario con le giustificate necessità di chi ha comunque una famiglia da non lasciare sola. Un equilibrio tanto delicato quanto instabile che finisce per rompersi nonostante il titanico impegno che Bill dedica a tenere uniti i lembi di una crepa che infine esplode in una drammatica frattura.

Wendy e la sfera (forzata) del privato

Come già per Holden, ma in modo diverso per Bill, Mindhunter dimostra come le esigenze del lavoro vadano a scontrarsi con quelle personali in modo quasi inconciliabile. Un contrasto che emerge anche nel caso di Wendy. Non essendo un agente, la dottoressa è esclusa dalle indagini con la poco piacevole conseguenza che il suo personaggio in questa seconda stagione è tanto defilato da essere messo in panchina. E, tuttavia, proprio quando ha meno impegni pubblici, Wendy trova il tempo per il proprio privato.

Non è un caso che, escluse le due interviste in carcere, tutto il suo minutaggio in questa seconda stagione è speso nella storia con Kay. Tuttavia, questa storyline resta piuttosto avulsa dal contesto generale dando l’impressione che sia stata introdotta dagli autori solo per mantenere in scena il personaggio della dottoressa Carr. Anche la fine repentina supporta questo dubbio come se ci si volesse liberare di un di più che non servirà in futuro. 

Non che questo sia necessariamente un male. Mindhunter funziona meno bene quando deve raccontare il privato dei suoi protagonisti. Averli sostanzialmente liberati di questo background potrebbe indicare la volontà di concentrare la prossima stagione solo sul loro vissuto pubblico.

Mindhunter: recensione della seconda stagione
Mindhunter 2 stagione recensione – Credits: Netflix

Ieri, oggi, domani

Anche perché Mindhunter sembra avere un percorso ben delineato come se gli autori avessero già chiaro fin dall’inizio della prima stagione cosa fare in quelle successive. Lo conferma questa seconda stagione che ha mostrato il passaggio dalla teoria alla pratica. Ma ha anche fatto vedere come questo passo non sia, in verità, del tutto compiuto. Intelligente, da questo punto di vista, la scelta del caso dei bambini di Atlanta che si conclude con un arresto che, in realtà, non è un successo completo per il metodo di Holden. Wayne Williams è, infatti, arrestato (e sarà poi condannato) per l’omicidio di due adulti, ma le indagini su chi abbia ucciso i bambini si arrestano facendo di lui un utile capro espiatorio. Lo capisce bene lo stesso Holden che vede mutata in sconfitta beffarda quella che credeva potesse essere una vittoria trionfale

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Altre interviste saranno necessarie (e quella di Manson, in questa stagione, era piuttosto fine a sé stessa). Ulteriori analisi serviranno a raffinare una metodologia che fa una classificazione ancora troppo grezza. Più domande dovranno trovare una risposta prima di poter elaborare profili che individuino con ragionevole confidenza un colpevole. Anche perché il domani di Mindhunter ha un nome già scritto. Quel Dennis Rader a cui la serie dedica il cold open di molti episodi mostrandone la lenta trasformazione nel serial killer noto come BTK che sta iniziando già ad agire. 

Ieri: la nascita di una teoria. Oggi: l’applicazione di un metodo. Domani: BTK. Gli autori di Mindhunter hanno le idee chiare. E questo non può che essere la migliore garanzia per noi spettatori – se questa recensione della stagione 2 di Mindhunter non sia stata prova sufficiente!

Ancora indeciso? Guarda qui il trailer della stagione 2 di Mindhunter!

Mindhunter - seconda stagione
4

Giudizio complessivo

Passare dalla teoria alla pratica sacrificando il privato al pubblico

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