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Mia madre fa l’attrice: Recensione del film in anteprima al Torino Film Festival

Non so se è un impostazione di questa edizione del festival, ma al secondo film in concorso è ancora il verismo, in una declinazione un po’ particolare, a farla da padrona e, anche qui come nel caso del film d’apertura (per la stampa, God bless the child), il risultato è poco nobile. Per motivazioni diverse: se nel film americano la tecnica è stata ottima ma la sostanza non si è presentata, qui, sostanzialmente, ad una trama e ad alcune idee interessanti, si abbina una pochezza recitativa e una schizofrenia tecnica che rovinano il tutto.

Diciamolo, la Stefanini è anche brava in alcune scene e guardabile in altre, mentre Balsamo dovrebbe essere un po’ più umile e capire che il lato davanti alla telecamera non è minimamente il suo.

mia madre fa l'attrice 3L’egocentrismo del cineasta laziale è una delle cose più strabordanti di questo film, un po’ documentario, un po’ film verità, un po’ romanzato, su se stesso e la madre, scritto dai due e interpretato dai due, che forse avrebbero fatto bene per alcune cose a rivolgersi a qualcun’altro.

La premessa è interessante di un figlio di mezza età che si riavvicina alla madre anziana e insieme compiono un viaggio a ritroso nella memoria e nei luoghi fisici della giovinezza della madre che all’epoca era attrice, accompagnata dal figlio cineasta mai sbocciato completamente che costruisce un film nel film su questa vicenda.

Qui iniziano le esagerazioni: non è certo la prima volta che ci troviamo di fronte a rappresentazioni  iper e metatestuali, con la costruzione di una storia nella storia, come in questo caso, dicevamo prima, di un film che racconta della costruzione di un film, ma Balsamo tende già ad esagerare su questo punto. Un dialogo girato in stile mocumentary in cui il regista racconta ai genitori dell’idea di un film in cui il regista racconta la storia della madre attrice e nel frattempo vediamo la realizzazione di questo film e in certi pezzi anche la proiezione dello stesso, tanto da creare una sovrapposizione che in alcuni punti raggiunge 4 livelli di simil matrioske.

mia madre fa l'attriceIn più anche lo stile di ripresa è montaggio sono pretenziosi, senza un effettiva capacità né budget, per realizzare richiami a cinema d’antan, mischiati a finti documentari e stili dogma con la telecamera a spalla, mentre ogni tanto riusciamo a vedere anche inquadrature pulite, che ci fanno capire che il regista, volendo, il suo lo saprebbe anche fare.

Un eccesso costante quindi, un voler strafare e mettere dentro di tutto a livello narrativo e stilistico, appesantiscono pesantemente un idea che invece poteva essere gestita con più leggerezza. L’appesantimento viene anche da alcune scelte di ripresa forzatamente artistiche (ad esempio, figlio e madre a girare nella giostrina abbandonata in mezzo al nulla è un virtuosismo troppo sopra le righe).

Il film molte volte viene ravvivato dalla verve della Stefanini e da alcune felici battute che però fanno ridere principalmente per il modo in cui l’attrice le dice, più che per il contesto.

Un peccato insomma, se Balsamo si limitasse alla parte registica e lasciasse perdere quella attoriale e se provasse a rendere più fruibili i suoi film potrebbe fare decisamente meglio.

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