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Medici - Masters of Florence

Medici – Masters of Florence: Recensione dei primi due episodi

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C’è sempre un alone di mistero intorno alle serie tv storiche e, anche stavolta, Medici – Masters of Florence non fa eccezione. Personalmente ho sempre pensato che dipendesse dal desiderio, un po’ segreto e antico, di appartenere a quelle storie, a quelle ere lontane. Abbiamo tutti un impulso che ci spinge verso qualcosa o verso qualcuno, tutti un periodo storico a cui abbiamo immaginato di appartenere almeno una volta nella vita. Gonne lunghe, stivali da cavallerizzo o uniforme militare, per tutti esiste un “e se”.

richard maddenQuello che più spesso ci porta su questa linea di pensiero è una similitudine. Con la nostra vita, le nostre tradizioni, perfino con le nostre amicizie possiamo spesso relazionarci al passato. Un passato che abbiamo visto, abbiamo letto, abbiamo ascoltato per sentito dire ma, in minima parte, un passato che abbiamo conosciuto.

La serie tv creata da Frank Spotnitz e Nicholas Meyer spoglia la famiglia “reale” fiorentina della storicità che li ha impressi sui libri di storia. I Medici non si presenta come una serie in costume o una serie dalla storicità pura ma, piuttosto, come una serie di persone e personalità. Una serie con un evidente approccio internazionale, come molti non hanno mancato di notare fin dalle prime scene, che sembra volersi lasciare alle spalle quel perbenismo e puritanesimo che troppo spesso macchiano i prodotti nostrani.

I Medici: una famiglia senza corona con lo scettro del potere in mano

I Medici si muove su un binario parallelo, raccontando contemporaneamente gli eventi di una Firenze dominata già dalla figura di Cosimo de’ Medici (Richard Madden) e quella di vent’anni prima, quando la città era ancora in mano al potere relativamente nuovo di Giovanni de’ Medici (Dustin Hoffman). Le due figure non potrebbero essere più diverse e le loro ambizioni più distanti. Se Giovanni cercava la ricchezza e stabilità della sua famiglia, Cosimo è interessato all’arte, alla cultura e con essa mira a espandere il potere e l’influenza di Firenze e non solo della sua famiglia. Il mecenatismo è solo uno dei temi che la serie tv si premura di introdurre.

dustin hoffmanCi sono intrighi necessari in una serie tv parzialmente incorretta dal punto di vista storico, ci sono misteri e domande la cui risposta non è a portata di mano. Ci sono amori, ci sono matrimoni combinati, ci sono monumenti che tutti abbiamo o vorremmo visitare e non pochi riferimenti al futuro fiorente della città. Concretamente I Medici non si auto-elegge a serie storica ma la denominazione sembra necessaria per comprendere, almeno in parte, la superficialità di alcuni passaggi e la lentezza di altri.

Molte scene, lunghe e silenziose, non sono altro che un rincorrersi di dialoghi. Dialoghi ben scritti, sia chiaro, qualche volta tanto minuziosi da far echeggiare nella nostra memoria qualche testo particolarmente noto – dirò il Principe di Macchiavelli ma è solo il primo esempio che mi salta in mente. A confrontarsi sono personaggi diversi, ognuno con il proprio modo di concepire il mondo e di rispondergli. L’impulsivo ma passionale Cosimo, la decisa ma sensibile Contessina, la volubile e focosa Bianca (Miriam Leone), il leale ma taciturno Lorenzo (Stuart Martin). No, non era un giovane Hugh Jackman nei panni di Wolverine, anche se tutti l’abbiamo pensato per un attimo.

Se la storia scorre in maniera veloce e coeso, impossibile non notare piccoli intoppi, senz’altro dovuti al desiderio di sottolineare e imprimere bene nel contesto le caratteristiche ed i punti di vista dei diversi protagonisti. Si tratta di momenti di stallo, come le pause tra una ripetizione e l’altra di addominali, utili per riprendere con un ritmo ancor più incalzante la narrazione e la storia.

Una Firenze divina e la sua ascesa sono al centro della narrazione

i-medici_2Se i personaggi sorprendono, intrattengono e coinvolgono, nulla stupisce a ammalia più della città di Firenze. Unica, maestosa, eternamente immobile Firenze è il cuore pulsante di questa serie tv. Nulla sarebbero le cavalcate, i costumi ben agghindati o le assemblee senza lo giusto sfondo. Senza i meravigliosi interni, le case signorili, le campagne toscane – che mi mancano sempre più spesso, quando non le vedo da tanto tempo. Come non mi stancherò mai di ripetere, una serie tv in costume – storicamente corretta o no che sia – è un delicato equilibrio di incastri. Se un pezzo non si adatta perfettamente agli altri anche l’immagine complessiva ne risulta deformata. Nei Medici questo non accade.

La cinepresa segue le ampie vedute di una città che è pronta a reclamare il suo posto nell’Italia e nel mondo. Simbolo della sua salita è una chiesa incompiuta, la stessa che Giovanni con non poca leggerezza intendeva lasciare a se stessa. Ma è Cosimo con la sua visione di una Firenze nuova, ricca, potente ad insistere ed indire un concorso. Tra pilastroni centrali gotici e idee che suggerivano di riempire l’intera chiesa di terra (entrambe proposte storicamente accurate) è l’idea di Brunelleschi (Alessandro Preziosi) a prevalere sugli altri. E’ l’idea della cupola autoportante a vincere.

mediciMa è una vittoria che sembra già un confine quando gli operai iniziano ad accusare i sintomi della peste. Un buon ending per i primi due episodi e un interessante incipit per le prossime puntate, in onda la prossima settimana. Si arriva alla fine ancor prima di rendersi conto dell’inizio, tanto si è immersi in questa spettacolarità e fantasia.

La serie tv I Medici vince una scommessa davvero alta con questi primi due episodi. Lo fa a discapito di difficoltà non indifferenti, tra cui un cast per metà anglofono, una città conosciuta (e di conseguenza molto frequentata) ma anche un periodo storico che, ad una prima occhiata ai libri di storia, non era altro che un susseguirsi di accordi politici e guerre. La politica gioca un ruolo fondamentale e lo fa prendendo in prestito qualche nozione da una serie che Richard Madden ben conosce (e che conosciamo bene anche noi), Game of Thrones. I sottili intrecci tra le famiglie italiane, l’elezione del papa e le minacce sono tutti trucchi da manuale che ben si sposano con I Medici, ma che già hanno avuto il loro campo di prova sulla HBO.

Paragonare Rai e HBO? Non mi azzarderei mai. Dico solo che la Rai ha fatto un passo da gigante, mostrando in prima serata scene che vanno dal sesso esplicito tra omosessuali tranquillamente stravaccati a letto a tradimenti e corruzione della chiesa. Ha fatto delle scelte incredibilmente audaci, a cui non possiamo far altro che inchinarci. O almeno sorridere riconoscenti, se non siete in vena di favoritismi.

I MediciIl prodotto della Rai funziona. Funziona in quanto realtà nuova e poco sperimentata tra i nostri canali, funziona per il suo occhio internazionale e per un cast che interagisce nel modo giusto. Funziona per i costumi, per le musiche (inclusa la sigla), per le meravigliose scenografie di interni ed esterni ma anche per i costumi e i personaggi. Manca forse un occhio di riguardo agli effetti speciali (la visione di Firenze dall’alto era da suicidio, nei secondi finali), ma non è un film di Michael Bay e non è il piatto forte del nostro pranzo a base di Cosimo e dei Medici.

Ci vediamo settimana prossima! E ricordate: talvolta è necessario agire male per fare il bene!

Note finali senza un particolare filo conduttore:

  • Richard Madden patrimonio dell’umanità,
  • Vorremmo Alberto Angela comparsa in vestiti del quattrocento che ci spiega la costruzione della cupola del Brunelleschi,
  • Alessandro Preziosi come Brunelleschi è tanta, ma tanta roba,
  • Le musiche sono meravigliose,
  • Contessina is the new bad-ass dell’Umanesimo,
  • I flashback ci stavano, forse anche troppo,
  • Tutti abbiamo pensato “North Remembers” quando è apparso il padre di Contessina aka Walder Frey.
3.01 - Il peccato originale e 3.02 - La cupola e la dimora
  • Avvincenti
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