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Masters of Sex

Masters of Sex: recensione episodio 2.12 – The Revolution Will Not Be Televised

Chiude la seconda stagione di Masters of Sex e, come la prima, si decide di farlo con una parabola negativa nella plotline dei due protagonisti Bill e Virginia; purtroppo chiude con una parabola negativa anche per quanto riguarda la qualità delle puntate, con una seconda parte non all’altezza dell’inizio di stagione. Soprattutto perché il peso della narrazione è stato lasciato unicamente nelle mani di Bill e Virginia. Mentre la prima stagione e l’inizio di questa seconda presentavano delle storie secondarie con un peso determinante all’interno del racconto (l’omosessualità di Barton, Ethan, lo studio e la malattia della DePaul, Betty e Gene), affrontate con la medesima attenzione della storia principale, capaci quindi di contribuire ad un universo in grado di esistere anche lontano dai propri protagonisti poiché i personaggi in scena vivevano drammi e contrasti altrettanto forti, le ultime puntate del vlcsnap-152918secondo anno di Masters of Sex sono state pressapoco Bill e Virginia monogravitazionali.

La causa maggiore deriva dal  non essere riusciti a costruire degli intrecci in grado di sostenere il confronto delle difficoltà interiori ed esteriori affrontate dai due amanti e dai due studiosi. Austin è e rappresenterà sempre la parte comica del racconto, il momento di alleggerimento; purtroppo in una narrazione così poco miscelata è però risultato assolutamente fuori sincrono e su una realtà completamente diversa. Altro discorso invece per Libby, dove la storia è sì inserita all’interno della plotline Bill e Virginia, ma la prevedibilità del racconto svilisce notevolmente i punti cardine della costruzione dell’arco di trasformazione dei personaggi ed alla fine ci si trova semplicemente ad aspettare che Libby si convinca ad agguantare fra le proprie grazie Robert e la smetta con i soliti giri di parole.

Qualcosa di più interessante da dire invece l’avrebbero avuto Lester e Barbara, attraverso la psicoanalisi, la trasformazione fisiologica del relativo disagio e la relazione che da questi problemi nasce, ma purtroppo la loro sarà una storia che sembra essere destinata alla terza stagione della serie. Il secondo anno di Masters of Sex risulta così molto più povero rispetto al passato, una povertà (e non intendo di problematiche affrontate, che, forse, al contrario, sono anche di più) che ha reso sul finire di stagione anche abbastanza pesante la narrazione. Come per Libby, anche il colpo di scena di questo The Revolution Will Not Be Televised era abbastanza telefonato dal malcontento, espresso di continuo, di Bill. Come spiega bene Barton all’amico al bar, l’autosabotaggio è un aspetto molto rindondante nel carattere del protagonista, dettato molto probabilmente e unicamente dalla paura e dall’ossessività. Così come è stato il comportamento di Bill ad interferire sulla sua presenza in qualsiasi ospedale mostratoci nella narrazione, per buona parte di questa stagione è stato lo stesso corpo di Bill a rendere maggiormente difficoltoso il rapporto con Virginia, fino alla decisione finale del dottore di informare dei propri imminenti impegni mediatici il rivale Kaufman, bruciandosi sul tempo da solo.

Mal gestito il conflitto di Virginia con l’ex marito, tutto riassunto in queste ultime due puntate quando invece si sarebbe potuto spalmare più armoniosamente su tutto il resto della stagione; un calcolo dei tempi che rende quindi tragicomico lo scambio di ruoli all’interno della coppia Bill-Virginia, con Bill ora chiamato a soccorrere la ragazza dopo essere “guarito” grazie alle attenzioni di questa. Scarso, purtroppo, anche il cliffhanger col quale lanciare la prossima stagione. La decisione di Bill e Virginia di superare le difficoltà attraverso il lavoro ostinato non rende quasi nessuna giustizia al principale conflitto vissuto dalla ragazza, che ora rischia seriamente di perdere l’affidamento dei figli. Forse sarebbe stato più emotivamente convincente e coinvolgente abbassare il sipario qualche scena prima, con Bill che rassicura una Virginia disperata dopo la fumata nera del servizio televisivo della CBS. Ed è poco potente e graffiante anche il cliffhanger di Libby, che finalmente rivela di essere a conoscenza delle scappatellevlcsnap-152124 del marito, anche se non è chiaro se sia a conoscenza anche dell’identità della complice.

La povera Libby affronta nei passaggi di queste puntate il proprio processo di trasformazione, il proprio riscatto sociale; peccato che la storia non sia capace di reggere il confronto con tutto il resto e, come già detto, costringa lo spettatore ad un lento countdown terminato all’undicesimo episodio, dove, finalmente, anche Libby acquista il diritto di intraprendere una relazione sessuale (oltre che emotiva) soddisfacente. La scena più forte di questa linea narrativa potrebbe essere un presagio (o forse no) di quello che vedremo in futuro: Libby che col cappotto addosso saluta i bambini quasi in lacrime prima di uscire di casa sembra molto la semina di un futuro abbandono del tetto familiare e mette la donna in diretto contatto con la propria rivale per l’analoga situazione, l’allontanamento dai figli, che entrambe sembra stiano per affrontare.

Ma mentre per Libby potrebbe essere una libera scelta, per Virginia è il risultato di una serie di scelte negative affrontate al fianco di Bill. Un cliffhanger non espressamente rivelato che tuttavia potrebbe causare non pochi problemi se venisse a contatto con la verità sul sabotaggio ai danni della CBS. Un’altra semina per la prossima stagione sembra (e ci auguriamo possa) essere la telefonata ricevuta da Mr. Hefner in persona. I rapporti Masters-Playboy potrebbero dare risvolti interessanti nelle future puntate, ma purtroppo ad oggi rimane solamente un piccolo sassolino lanciato in uno stagno.

Chiude male il secondo macrocapitolo di Masters of Sex, lo possiamo dire tranquillamente. Chiude male anche perchè decide di puntare su un aspetto della vita statunitense scarsamente avvertito fuori dai confini patri. La similitudine messa in piedi fra Bill e Kennedy sembra di fatto aver imboccato la lunga strada sterminata di Dallas, procedendo a vele spiegate per l’appuntamento con la morte. Al di là del sogno di Bill, l’insediamento di Kennedy (la cui conoscenza con la famiglia di Flo lascia il tempo che trova) rappresenta per l’America la fine e l’inizio di un nuovo tipo di vita politica e di vivere la politica da parte del cittadino. Fine, inizio, rinnovamento, come quello intrapreso da Bill e Virginia per iniziare a curare le disfunzioni psicologiche e fisiologiche. Gli eredi della rivoluzione che passano il testimone alla nuova generazione (Lester e Barbara). Ma lo studio sulla sessualità riuscirà ad aprire le menti così come i discorsi di Kennedy, capaci di far risuonare intere piazze ?

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