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Masters of Sex

Masters of Sex: recensione episodio 2.08 – Mirror Mirror

Due specchi nella stessa stanza non riflettono la realtà, riflettono un mondo diverso, a volte perturbante per quanto simile alvlcsnap-163001 mondo reale, ma comunque diverso, soprattutto se da una parte dello specchio siamo noi a decidere che cosa trasportare all’interno dell’immagine riflessa e che cosa no. Il sistema di vendita della Cal-o-metric si basa essenzialmente proprio su questo principio: vendere a donne magre pillole dimagranti, perché si riesce a farle credere di essere grasse, riflettendo una realtà diversa da quella quotidiana. Il segreto sta tutto nel packaging, capace inoltre di trasformare una ricerca sul sesso, portata avanti analizzando rapporti occasionali fra sconosciuti, in uno studio ideato appositamente per coppie sposate, per evitare divorzi e quindi l’incremento della criminalità. È l’arte di saper vendere, nella quale, al contrario di ogni aspettativa, Bill riesce benissimo già da molti anni, alterando la realtà del fratello, impossessandosi della sua identità. E senza batter ciglio riesce ad ingannare il Commissario di Polizia. È d’obbligo quindi iniziare a chiedersi come mai non riesca a fare lo stesso con qualche finanziatore o altro ospedale.

Contemporaneamente il riflesso dello specchio o del vetro (di cui lo studio Masters è ben fornito) può essere utilizzato per disinnescare lo stesso concetto di packaging, instaurato e venduto negli anni sempre uguale a sé stesso, fino a diventare patologico. È quello che succede con Lester e Barbara: il primo viene portato ad un’impotenza temporanea, la seconda ad un vaginismo freudiano. Come afferma Bill stesso nel documentario, d’ora in poi non si limiteranno più semplicemente ad osservare, ma lo studio sulla sessualità darà una grossa spinta al processo curativo della patologia (che altri non è che una piccola alterazione di una realtà uguale a sé stessa, soprattutto esteriormente, raccolta in ormai incalcolabili casi da Virginia e Bill). E qui, all’interno della scrittura della puntata, scatta una bella contraddizione: è sempre Bill infatti a sostenere che la loro ricerca si debba occupare unicamente dell’aspetto fisiologico dei propri pazienti, lasciando agli psicologi il compito di risolvere il disturbo mentale; ma con Lester, Bill effettua esattamente l’opposto: chiamarlo davanti alla telecamera, fargli oltrepassare quel muro di cristallo invisibile che lo separava dalla vita quotidiana, permette a Lester di entrare a contatto con il proprio Io reale e capire dove si nasconde il problema. Lo stesso obiettivo che Gini si prefigge di raggiungere con Barbara, in una situazione dove lo specchio è stato creato per difendere la personalità della segretaria da una colpa di gioventù sua e del fratello, una situazione che alla fine scopriremo rispecchiata in Bill e Frank, divisi da una colpa sepolta anni addietro.

Tuttavia, lavlcsnap-164421 menzogna che Barbara si è raccontata in tutti questi anni è a fin di bene, ma ha come effetto quello di ucciderla dentro. E la verità viene fuori con la sua dirompenza proprio a causa di quello strumento, la fotografia, chiamato a replicare la realtà così come essa si presenta. Sarà la morte il secondo filo conduttore di questo Mirror Mirror, morte come Kent Underleigh, stroncato da un infarto mentre era intento a ingozzarsi di ogni tipo di pietanza concepibile in cucina, iper obeso capace di vendere, attraverso la propria voce, un’immagine di sé stesso agli antipodi rispetto alla propria costituzione fisica e al proprio atteggiamento; morte come il padre di Lester, del cui decesso il cineoperatore racconta mentre al di là dello specchio una coppia sta essenzialmente fornicando, quindi compiendo un atto che dovrebbe generare vita e che invece non porterà a niente; morte, come la mancanza di vita all’interno dell’utero della moglie di Frank; morte, come il rapporto interrotto fra Bill e il fratello o il mancato rapporto sessuale fra Bill e Gini; morte come la minaccia perpetrata ai danni dei neri in lotta per i propri diritti attraverso il pestaggio del loro tesoriere, un evento che ancora una volta lo specchio dei media altera, a proprio piacimento, offrendo un’immagine distorta dei fatti accaduti

Praticamente in ogni singola scena di Mirror Mirror due realtà esteriormente identiche si raffrontano scoprendo un’interiorità completamente diversa. Alla fine, in una realtà di questo tipo, dove ogni riflesso è capace di nascondere il più radicale dei cambiamenti, sembra quasi naturale non conoscere il proprio posto all’interno del mondo. Non lo conosce Libby, affermandolo decisamente; non lo conosce Gini, ansiosa di cambiare obiettivo lavorativo da un momento all’altro ad ogni soffio di vento; non lo conosce Austin, bocciato dalla moglie per il proprio pentimento e convinto seguace di un percorso di redenzione che lo porta nel cuore del mondo femminile da dove sarà difficile uscire casto e pio.

Dopo una puntata deludente dal punto di vista narrativo come Asterion, dove, con la scelta dei salti temporali, si è preferito non affrontare l’evolversi dei rapporti fra i personaggi, lasciando che fosse il tempo a mitigare i contrasti (pecca risolta in maniera pregevole registicamente parlando), Mirror Mirror riporta Masters of Sex sulla giusta linea d’onda della serie con un linguaggio fatto di continui rimandi. Peccato però che tutto rimanga in sospeso. A parte ovviamente il cliffhanger sul fratello di Bill e sulle scelte di Libby e Virginia (che al prossimo cambio di vento potrebbe voler perseguire tutt’altri obiettivi), non si capisce esattamente dove si voglia andare a parare con una puntata dedicata interamente alla deviazione della/dalla realtà, inserendo il nuovo elemento dell’indagine psicologica, fino ad ora lasciato unicamente alle gesta dei personaggi. Quasi tutti i personaggi di Masters of Sex sono al limite della realtà, sono delle deviazioni, ma la loro figura è caratterizzata dalle loro gesta, dalla loro sofferenza e non da qualcuno che l’analizza e la definisce per loro. La sofferenza è la migliore degli insegnanti. “Sono stato piegato e spezzato, ma, spero, in una forma migliore” è la citazione con la quale si apre l’episodio, è l’augurio che si è fatta Barbara in questi anni dopo i moniti della madre, è quello che si augurano venditrici e acquirenti del Cal-o-metric; la domanda è se sarà il presente e il futuro di Bill, Gini e Libby.

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